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TRACKSSOUNDIAMOLE ANCORA
Ashes To Ashes
David Bowie
1980  (RCA)
POST-PUNK/NEW WAVE CLASSIC ROCK
all TRACKS
15/02/2018
David Bowie
Ashes To Ashes
Sentire Bowie dire che non ha mai fatto niente di buono o nulla di inaspettato ci fa venire da piangere, ogni volta.
di Roberto Briozzo

Per farvi un’idea di “Ashes to Ashes” il mio consiglio è di ascoltare il pezzo senza consultare la relativa pagina di Wikipedia per cercare informazioni. A proposito del famosissimo brano di David Bowie si legge infatti che “musicalmente Ashes to Ashes è notevole per il ritmo ska in levare”. Non so quale versione del singolo di “Scary Monsters (and Super Creeps)” sia stata presa in considerazione, di certo non quella contenuta nell’album e che è considerata una delle canzoni più significative non solo di Bowie ma di tutti i tempi, e non sto esagerando. Sta di fatto che - per fortuna - di ska in “Ashes to Ashes” non c’è proprio traccia alcuna e, detto tra noi, ci vuole ben altro che una pennata di chitarra spostata per appiccicare un’etichetta con il logo della 2 Tone a un 45 giri.
Ma, polemiche a parte, “Ashes to Ashes” è un punto di arrivo e, allo stesso tempo, l’inizio di una moltitudine di cose che da quel pezzo non avranno più ritorno. Saprete meglio di me che proprio in questo brano si chiude la saga di Major Tom che, perso chissà dove dai tempi di “Space Oddity”, ammette che è meglio darci un taglio con la roba pesante. Bowie stesso non avrà più coperture di personaggi inventati e dovrà, da allora in poi, darsi una ripulita.
Con “Ashes to Ashes”, e in generale con l’ellepi in cui è contenuta, si chiude anche la fase del sound della trilogia berlinese e ha inizio quella dell’enorme successo commerciale di Bowie. È un brano con cui, addirittura, si apre una parentesi dalle venature New Romantic molto in voga all’epoca e che, pur durando il tempo di una canzone, darà il via a tutto un movimento le cui epiche gesta ricordiamo ancora oggi. Anzi, possiamo considerare “Ashes to Ashes” il momento con cui iniziano ufficialmente gli anni 80. Il decennio più iconografico della storia della musica non avrebbe potuto infatti essere meglio introdotto da un video di benvenuto più rappresentativo di questo. Girato con tecniche all’avanguardia e diretto da David Mallet, la clip di “Ashes to Ashes” è una vera e propria opera d’arte, con Bowie conciato da Pierrot e una serie di comparse niente male.
“Ashes to Ashes” è una di quelle canzoni di cui ci si ricorda di ogni minimo dettaglio, a partire dal tema eseguito con un suono di piano snaturato dagli effetti e dalla sua asimmetria rispetto al giro armonico, un aspetto che riesce a creare qualche problema di orientamento persino a Bowie stesso. Provate a cercare le versioni live su Youtube e notate quante volte è costretto a girarsi verso i suoi fidi musicisti alla ricerca della conferma per imbroccare la battuta giusta su cui entrare con la strofa. Complice il basso in slap, che poi è una delle cose più “funk to funky” del mondo, che è il vero protagonista strumentale del pezzo e, in più, gioca con l’anticipo di rullante e di chitarra ritmica e contribuisce a far raggiungere al tema la perfezione assoluta.
Fate poi caso all’accompagnamento tipicamente rock’n’roll eseguito con il piano Fender sotto la strofa, anche se è difficile spostare l’attenzione al timbro della voce che, oggi più che mai, ci fa commuovere. Per non parlare dell’apertura di strings nel pre-ritornello, quando è il momento dell’urlo del nulla e delle foto delle tipe giapponesi (se avete presente il testo ci capiamo), che ha lo stesso effetto di quando metti la quinta in macchina (o, se ce l’avete, la sesta) e vi stabilizzate sulla velocità di crociera perché davanti a voi non c’è più nessuno.
C’è, infine, la questione del solo di synth con cui “Ashes to ashes” si spegne gradualmente verso il solco conclusivo. Un bel problema, perché quel tema vorremmo che durasse in eterno e che ci facesse fare il giro della storia dell’uso dei sintetizzatori monofonici nella musica, dal Moog al progressive alla new wave per poi tornare a perdersi in quel delay perfetto che ripropone le parti della melodia fino a quando il volume, schiacciato da un impietoso fade-out, si porta allo zero. Se amate quella coda, che è una delle cose più toccanti mai sentite, sappiate che non la ritroverete mai più così com’è in nessuna delle numerose registrazioni live, almeno quelle disponibili in Internet. I tastieristi di cui Bowie si è circondato - musicisti enormi, nulla da dire - non hanno mai resistito alla tentazione di esagerare con i tecnicismi, rendendo la delicata poesia di quel finale di brano un ring su cui dimostrare la potenza e la velocità del proprio virtuosismo, spesso con suoni tutt’altro che appropriati. Se non ci credete, sentite qui sotto.