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MAKING MOVIESAL CINEMA
27/04/2018
Justin Marks
Counterpart
Uno scoppio, un boato silenzioso, e un altro mondo si crea. Un'altra realtà, altre vite, parallele. Una doppia Terra, una doppia Berlino, una doppia popolazione mondiale.
di Lisa Costa

Berlino, Guerra Fredda.
In uno di quegli esperimenti chimico-fisici segreti, qualcosa succede.
Uno scoppio, un boato silenzioso, e un altro mondo si crea.
Un'altra realtà, altre vite, parallele.
Una doppia Terra, una doppia Berlino, una doppia popolazione mondiale.
Uguale a noi, per ricordi ed esperienze fino ad allora, ma che prosegue in modo diverso, indipendente. Basta una scelta diversa, e diversa diventa la loro vita, basta un errore, un virus, e quel mondo cambia, resta indietro in alcuni punti, avanza in altri. Unico punto di contatto, quella sede di Berlino che nasconde a chiunque un unico passaggio per passare di qua o di là fra i due mondi, con la diplomazia di entrambe queste Terre a giocare sul filo del rasoio le loro operazioni.
Ma cosa succede se di tutto questo viene a conoscenza e viene coinvolto il più semplice dei manovali di quella sede? Il classico uomo buono e onesto, che per 30 anni ha lavorato a testa bassa senza fare domande?
E che succede se entra in gioco perché la sua controparte, sì, il suo doppio, il suo altro molto più arrivista e arrivato, sa di un attentato che si vuole causare, sa di una vendetta ordita dagli "altri" e che deve essere fermata prendendo il suo posto, scambiandosi?
Il punto di partenza di Counterpart, è già di per sé una gran cosa.
Ricorda neanche troppo lontanamente il filone migliore degli episodi di Fringe, l’opera minore –ma non troppo- di J.J. Abrams, sviluppandosi ovviamente in modo diverso, più solido.
È un gioco di spie e controspie, di doppi e tripli giochi, di verità negate e nascoste, di vite altre che potevano essere, per una singola decisione, per una singola svolta nella vita.
È una caccia ad un serial killer, alle vittime, alle menti dietro a tutto, che però lascia ampio respiro ai suoi personaggi, al loro cambiare -a volte troppo, che dell'ultimo amore della killer Baldwin ci interessa poco- a volte giustamente -che della misteriosa Clare e di quella scuola vorremmo sapere di più, e l'episodio The Sincerest Form of Flattery (1x07) è quindi uno dei migliori.
La solidità del tutto è però sia un pregio che un difetto, con la pesantezza che qua e là incombe, con la seriosità a lasciare spesso tagliati fuori, o un po' annoiati quando i giochi si scoprono prima del dovuto, quando dei destini e degli amori dei protagonisti importa poco.
A salvare baracca e burattini, però, un J.K. Simmons doppio e fantastico, capace di essere sia un bonaccione tutto cuore che un egoista e egocentrico da odiare, per poi far incontrare entrambi i suoi Howard Silk a mezza via, ci sono poi una sorprendente Sara Serraiocco, uno spaesato Harry Lloyd (lontanissimo dal platinato Targaryen di Game of Thrones) e una misteriosa e affascinante Nazanin Boniadi.
L'atmosfera tesa e da film di spionaggio dove la diplomazia gioca un ruolo centrale è ricreata alla grande, la regia si destreggia un gran bene tra il nostro presente e un presente altro dai palazzi avveniristici ma dalla tecnologia meno avanzata, e se questa tensione, questo sapore di vecchio e di polvere qua e là si sente, lo sento in realtà solo io, che ai film di spie e spionaggio non sono mai stata avvezza.
Counterpart la si guarda, quindi, ci si appassiona, ma la scintilla del vero amore non è ancora scoccata per me.