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Momenti fatali
Stefan Zweig
2005  (Adelphi)
LIBRI E ALTRE STORIE
all THE BOOKSTORE
03/06/2018
Stefan Zweig
Momenti fatali
Stefan Zweig (1881-1942) è uno di quegli autori che forse in Italia si conoscono poco, probabilmente offuscati dai contemporanei ben più noti di quegli anni fra la fine del 1800 e la prima metà del ‘900 che sono stati ricchi di grandi romanzieri europei.
di Caterina Albano

Stefan Zweig (1881-1942) è uno di quegli autori che forse in Italia si conoscono poco, probabilmente offuscati dai contemporanei ben più noti di quegli anni fra la fine del 1800 e la prima metà del ‘900 che sono stati ricchi di grandi romanzieri europei. Di fatto, l’autore austriaco fu amico di quasi tutti i più importanti scrittori e artisti dell’epoca (Joyce, Hesse, von Hofmansthal, Mann, Croce, Pirandello, Valéry, Yeates, Freud, Dalì) e, come molti di loro, visse con inquietudine e sgomento il primo periodo post-bellico e lo scoppio della Seconda guerra mondiale.

Giornalista, scrittore, poeta, traduttore, autore di teatro, i suoi testi furono tradotti in quasi tutte le lingue e molti trasposti sulla scena, ma, in quanto ebreo e pacifista, furono vietati in Germania e addirittura bruciati dai nazisti. Eppure, le magistrali biografie di cui fu autore piacevano moltissimo perfino a Mussolini, al punto che proprio grazie all’intercessione di Zweig, si decise a graziare l’uomo che aveva portato in spalla la bara di Matteotti, per questo duramente condannato!

Convinto europeista, dopo l’esperienza della Grande guerra, che lo sconvolse e lo traumatizzò, Zweig non riuscì a tollerare che la sua Europa non avesse imparato niente da quell’orrore e fosse ripiombata nella barbarie con il nazismo e la Seconda guerra mondiale, tanto che, costretto a fuggire per sottrarsi alle persecuzioni anti-ebraiche, dopo essere divenuto un apolide, alla fine non resse e si suicidò in Brasile nel 1942, insieme alla moglie. Accanto al corpo un biglietto: “Saluto tutti i miei amici! Che dopo questa lunga notte possano vedere l’alba! Io che sono troppo impaziente, li precedo”.

Questi seppur scarni riferimenti alla biografia sono importanti per valutare la grandezza di Zweig nel dedicarsi non solo ad opere impegnate e rappresentative dell’incertezza e dell’inquietudine dell’epoca (una su tutte, l’autobiografia Il mondo di ieri, Ricordi di un europeo), ma anche a opere più “leggere” ma decisamente brillanti come Momenti Fatali.

Si tratta di “14 miniature” in cui si descrivono altrettanti momenti cruciali nella storia dell’umanità, da un punto di vista totalmente nuovo, quello del caso, della fatalità. In breve, l’autore parte dall’idea che la storia dipenda da una forza superiore, il caso, il destino, il fato. Comunque lo si voglia definire, vi sono stati grandi eventi in cui un piccolo gesto, il ritardo di un attimo, una minima distrazione, hanno determinato non solo il successo o l’insuccesso personali ma addirittura il corso della storia.

Per Zweig, a chiunque può capitare in sorte di vivere un momento da protagonista: “Il destino […] predilige gli uomini dalla natura indomita, simile in qualche modo alla sua incoercibile potenza”, e tuttavia a volte il destino “e questi sono i momenti più incredibili della storia dell’umanità, per un vertiginoso attimo depone le sorti del mondo in mani del tutto inaffidabili”; in questi casi, generalmente il povero individuo si sente caricato di una responsabilità troppo grande e quasi sempre si lascia sfuggire la sorte propizia; “Ma le occasioni di grandezza si offrono solo per un attimo a chi grande non è: una volta sprecate non si ripresentano mai più”.

È il caso, per esempio, della battaglia di Waterloo in cui Napoleone, il grande Napoleone, viene sconfitto per l’eccessiva fedeltà ai suoi ordini da parte dell’ufficiale de Grouchy, oppure della presa di Bisanzio per colpa di una porta delle mura lasciata distrattamente aperta. E che dire di Haendel che compose il suo capolavoro, il Messiah, perché colpito da una febbre nervosa che esaltò la sua capacità creativa, o del grande Dostoevskij graziato all’ultimo istante quando già era dinanzi al plotone di esecuzione? E ancora: l’azzardo di organizzare il rientro in patria trattando con i tedeschi da parte di uno sconosciuto russo che conduce una vita anonima a Zurigo e risponde al nome di Vladimir Ulianov!

Sono davvero 14 episodi piacevolissimi e interessanti. Raccontati con efficacia e con la giusta dose di tensione, non sono mai scontati, anche quando fanno riferimento a fatti assai noti; l’imprevisto la fa da padrone ma, nello stesso tempo, assistiamo allo sforzo degli uomini di scegliere, di fare la cosa giusta, e alla loro capacità o incapacità di cogliere l’attimo e comprendere l’epicità del momento che stanno vivendo. È la vecchia, impari, eterna lotta contro il fato: “[…] Non vi è nulla che infiammi i cuori come la sconfitta di un uomo in lotta contro il potere superiore e invincibile del fato: eterna tragedia, la più grandiosa di tutte cui talvolta un poeta ma mille volte la vita è capace di dare forma”.

Questi 14 momenti fatali ci svelano particolari che non avremmo potuto immaginare, ci avvicinano ai grandi protagonisti della storia facendoceli sentire più umani. Se siamo istintivamente portati ad essere solidali verso il povero de Grouchy, o compatiamo il dramma interiore di Tolstoj costretto a fuggire la sua vita di contraddizioni, diciamocelo francamente: sapere che il destino ha un peso nello svolgersi degli eventi, peso che va oltre le capacità umane, ci riconcilia con le nostre piccole e grandi sconfitte. Ci dà modo di poter pensare che i grandi sì, erano dei genii, sono stati eroi o trionfatori o artisti eccelsi, ma una buona dose di c...ura da parte della sorte li ha aiutati!!!

È, insomma, il trionfo dell’uomo comune di chi, pur avendo tutte le buone (o cattive) intenzioni del mondo, e una volontà di ferro, e grandi capacità, non riesce a realizzare i propri progetti perché di traverso ci si mette qualcosa: quell’intoppo, quel fatto non previsto, quella disattenzione, quell’errore di valutazione, quell’esitazione in più, o, molto banalmente, quella onnipresente detestabile invincibile forza che chiamiamo banalmente “sfiga”!