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TRACKSSOUNDIAMOLE ANCORA
10/06/2018
P.I.L.
Death Disco
La certezza della morte e i dubbi sull’aldilà, il senso di impotenza che si prova nel vedere tua madre che, come un “fiore che marcisce morente”, come un “finale in dissolvenza”, minuto dopo minuto lentamente muore, mentre tu sei lì a contare i suoi respiri con la sola certezza che presto arriverà l’ultimo…
di Massimiliano Manocchia

“La si potrebbe chiamare terapia dell’urlo… talvolta le parole non sono sufficienti per esprimere le tue emozioni; e c’è bisogno di combinarle con la musica.”

Così John Lydon a Sian Williams, il 7 luglio del 2017, durante un’intervista al programma Breakfast della BBC, dopo che quest’ultimo aveva fatto allusione a “una canzone molto cruda, intensa ed emotiva che hai scritto per tua madre.”

Eileen Lydon muore nel 1978, di cancro. John ha 22 anni ed è appena uscito da un periodo che lo consegnerà a imperitura leggenda: in 18 mesi i Sex Pistols (scioltisi nel gennaio di quello stesso anno) hanno messo a ferro e fuoco lo show business, i media, la società e ribaltato come un calzino vecchio il canone rock. Niente sarà più lo stesso. Nemmeno John sarà più lo stesso. Il 1978 è un anno per lui cruciale: da un lato la rabbia per l’acrimoniosa fine del gruppo e la causa intentata contro la Glitterbest di Malcolm McLaren, dall’altro il dolore per la malattia di Eileen, la mamma che lo ha sempre sostenuto anche quando aveva capelli e denti verdi.

Nell’intervista summenzionata, gli occhi lucidi, Lydon continua: [Mia madre] è stata trattata molto male; non le hanno dato nemmeno gli ultimi riti all’ospedale prima che morisse. Perciò abbiamo – noi, la famiglia – una visione molto negativa della Chiesa Cattolica.”

La canzone fu scritta su commissione quando Eileen era ancora in vita; fu infatti lei stessa a chiedere al figlio di scrivere una canzone prima di morire. Originariamente pubblicata su Metal Box, secondo album dei Public Image Ltd, col titolo di “Swan Lake” (con riferimento al tema suonato da Keith Levene alla chitarra che si basa appunto sul Lago dei cigni di Tchaikovsky), “Death Disco” rimane uno dei momenti più oscuri ed emozionanti della loro produzione, pregno di lancinante tensione messa in evidenza tra il groove disco suonato da David Humphrey, il basso profondo e solenne di Jah Wobble e lo straziante stridio della voce di Lydon: “Never no more hope away / Final in a fade / Watch her slowly die / Saw it in her eyes / Choking on a bed / Flowers rotting dead / Seen it in her eyes”.

La certezza della morte e i dubbi sull’aldilà, il senso di impotenza che si prova nel vedere tua madre che, come un “fiore che marcisce morente”, come un “finale in dissolvenza”, minuto dopo minuto lentamente muore, mentre tu sei lì a contare i suoi respiri con la sola certezza che presto arriverà l’ultimo…

“Oggi,” disse Lydon nel 2015, “è molto difficile per me concepire la morte di una persona. Non so se c’è un paradiso. Non ci sono prove di questo. Ci sono solo le opinioni e le credenze della gente. Anche quando muore il nostro peggior nemico, diciamo ci manca il loro spazio sulla terra. È un tema che implica qualcosa di assai più grande di una banale canzoncina.”

Non è affatto una “banale canzoncina”, e quanto essa sia importante per il suo autore lo certifica il fatto che la copertina della versione a 7” fu ideata dallo stesso Lydon.