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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
06/07/2018
Andrea Tabacco
Dallo spazio alla trasgressione terrena
Gli amici della redazione non hanno battuto ciglio: a LOUDD sono convinti come me che quasi sicuramente, in questo bivio di incertezza, va presa la strada dell’esaltazione. Perché i casi sono due e qui chiamiamo tutti voi a schierarvi: o siamo di fronte ad un Fake (tanto per essere tecnologici anche nel linguaggio) o siamo di fronte ad un revival di grandissimo gusto e di ineluttabile personalità.
di Paolo Tocco

Dal cielo arrivano “Tempeste Lunari” ed io onestamente non saprei come ripararmi. La prima volta che ho ascoltato questo disco sono rimasto interdetto ed ancora oggi lo sono e non me ne vergogno affatto. Gli amici della redazione non hanno battuto ciglio: a LOUDD sono convinti come me che quasi sicuramente, in questo bivio di incertezza, va presa la strada dell’esaltazione. Perché i casi sono due e qui chiamiamo tutti voi a schierarvi: o siamo di fronte ad un Fake (tanto per essere tecnologici anche nel linguaggio) o siamo di fronte ad un revival di grandissimo gusto e di ineluttabile personalità. Ad incontrarlo di persona si capisce ancora di più quanto questo disco dal titolo “Tempeste Lunari” sia un’opera di coscienza, di arte, di spiritualità e soprattutto di visioni personali di tutto rispetto.

Andrea Tabacco, giovanissimo toscano indipendente, realizza da sé un lavoro che per la prima volta mi fa fermare, riflettere e incontrare una personalità artistica nel verso senso della parola. Di fantasmi ce ne sono molti in questa musica, da Bowie a Camerini passando per il periodo glitter dei Rockets o qualsiasi altra isola digitale dei tempi in cui l’elettronica si suonava per davvero e non si programmava con il mouse del computer comodamente seduti sulla poltrona.

Oggi celebriamo gli anni ’90 con il pop di tutti questi artisti (o presunti tali) che si scopiazzano a vicenda il format con cui Venditti e compagnia cantando hanno segnato un’epoca. Ma raramente costoro sono capaci di introdurre personalità, pensiero e unicità. Non è questione di rivitalizzare qualcosa del passato. È questione di prendere qualcosa che esiste e replicarlo senza introdurvi niente che sia umanamente e artisticamente interessante. Tabacco invece lo fa, lo sa fare… o per lo meno, questo è quello che abbiamo sentito noi nelle vene. Pesca a piene mani da quel kitsch psichedelico, acido e robotico in cui tutto era forzatamente finto, persino i costumi resi eccentrici all’inverosimile. E lui sa rispettare le regole di questo gioco: in questo futuro dove persino un cellulare fa video di altissima qualità, provate a dare un occhio alle clip ufficiali di Mr. Tabacco. Si torna indietro nel tempo degli effetti speciali da ridere.

Dunque, l’ormone ed il gioco della seduzione in questa metafora di “Tempeste Lunari”, dunque un “rock’n’roll robot” secondo Tabacco, di bulloni giganti, di fantascienza amatoriale, di un suono eversivo (oggi), di un disco trasgressivo per chi è nato con tutti i piedi nell’era del digitale. L’arte del fare con mestiere e gusto perfettamente male le cose che un tempo erano innovative. Non saprei come altro spiegarvi il grande merito che ha avuto Andrea Tabacco in questo progetto che ha curato completamente da solo.

Ecco cosa cerco dal “capitale umano”. Creatività. Espressione. Libera. Sempre sincera. Libera. Umana. Voglio trovarci dentro le persone e non i computer.

Direi che su due piedi lo scenario divide in due il pubblico. Esaltazione scenica fuori controllo contro estro creativo da chiamare arte. Ne sei cosciente? Di base come reagisce il pubblico?

È una cosa che mi accompagna dagli Elton Junk. Per conto mio il problema non si pone, visto che questo è l’unico modo in cui riesco a comporre musica; ognuno è libero di giudicarla come vuole. Credo che il fatto stesso che il dibattito sia incentrato sulla musica e non sul suo contorno, sia di per sé positivo. Il pubblico che viene ai concerti mi lascia sempre più sopraffatto. Ci sono delle manifestazioni di interesse ed affetto che non credevo di ricevere.

Oggi possiamo tutto, con un click. Ecco perché il tuo disco spiazza e divide. Dunque, c’è da chiedersi: questo futuro che “democratizza” e rende libero l’accesso alle possibilità, è un bene o un male?

I grandi bluesman facevano musica sublime con delle chitarre scassate. Le nuove possibilità ci possono essere d’aiuto se vengono usate con quella umanità e intenzione. Se sviluppata in questo senso la “democratizzazione” delle possibilità è sicuramente un bene.

Parliamo del disco: da Bowie a Camerini. Dove ti collochi e su quali ispirazioni?

Mi accorgo di essere visitato da tanti “spiriti” nel mio stile. Tante influenze spesso anche lontane musicalmente tra loro, in particolar modo in questo disco gli anni 80 e 90. Tuttavia, non amo alzare bandiere e spero che attraverso questo gioco di specchi possa trasparire una sorta di originalità e contemporaneità.

I tuoi video mi spiazzano: quel gusto kitsch per la scena amatoriale, sfacciatamente mal riuscita, quella fantascienza fintamente arrangiata che però… è esattamente così che deve mostrarsi. Ed è proprio qui il punto di svolta secondo me. Mi aiuti a capire? Come nascono i tuoi video? Qual è la loro natura?

Solitamente prima faccio una sorta di fumetto, lavoro al concetto e cerco di immaginarmi come poter rendere quelle idee. Nei video che ho fatto fino ad ora mi è piaciuto spiazzare lo spettatore. Ho usato effetti speciali inverosimili per creare posti inverosimili e prenderlo di sorpresa. Volevo fare una sorta di agguato vecchia maniera agli standard contemporanei del video musicale. Mi sono detto: ok per fare quello che ho in mente secondo gli standard odierni mi ci vuole un budget esagerato e un sacco di tempo. Ho deciso quindi di puntare sull’impatto, come nei vecchi film di fantascienza e orrore dove l’effetto speciale era chiaramente finto ma, proprio per quello, ancora più efficace.

Guardiamo l’oggi di questa nostra bella terra invasata di finta cultura musicale: Andrea Tabacco è un alieno che vive sereno o che dovrebbe scappare?

Appartengo a una rete aliena segretissima che ha in programma di conquistare il mondo.

Parliamo dei suoni… come li scegli? Il caso, il gusto, una precisa letteratura?

Quelli che citi sono tutti elementi che vanno a influire nella scelta del suono. In linea di massima quando suona bene è un bel suono. A volte lo cercavo di proposito, a volte è venuto da sé magari da un errore e una manopola girata per caso. Quello che frequento meno sono le librerie di suoni organizzate per genere.

Parliamo di maschere e di trucchi: cosa indossa Andrea Tabacco e perché?

Mi piace mascherarmi sia nei video che dal vivo. Questo perché credo che sul palco si porti inevitabilmente una maschera e tanto vale giocare artisticamente anche su questo concetto. Quando porto in giro le “Tempeste Lunari” mi vesto spesso un po’ in tono fantascientifico e un po’ in tono post apocalittico, a volte uso degli occhiali spaziali quando la tempesta è particolarmente forte.

Indipendente fino al midollo. Parliamo del prossimo step. Cosa prevedi di fare?

Concerti, un video nuovo, un disco nuovo, l’ep dei “the andreas” (un progetto segretissimo di cui faccio orgogliosamente parte) e conquistare il mondo insieme alla fratellanza venusiana.