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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
23/07/2018
Martyr Lucifer
Gazing at the Flocks - Intervista
Martyr Lucifer pubblica il terzo album del suo progetto solista che aveva debuttato nel 2011 e da allora sta attraversando una fase di continua evoluzione, sia come formazione sia come dimensione musicale, partito da un background metal per andare oltre.
di Alvise Casoni

Un lavoro impegnativo, in cui il formato album viene riportato al centro dell'attenzione, alla faccia di chi vuole dare il disco come spacciato. E per cui abbiamo il CD singolo in digipack e la versione doppio CD con bonus disc live. Direi che l'idea di album ha ancora valore per te...

ML: Assolutamente. La musica in formato digitale è per me un fenomeno effimero ed impalpabile. Sono cresciuto ascoltando CD e vinili, un vero amante della musica ha bisogno di guardare l’artwork, sfogliare, ecc. Ed io, in quanto tale, sento effettivamente l’esigenza fisica e mentale di offrire a mia volta un prodotto musicale completo, che possa soddisfare completamente chi se lo ritrova fra le mani. Anche se la verità è che in primis soddisfa me.

“Gazing at the Flocks” è un nuovo capitolo. Quali sono le evoluzioni rispetto ai precedenti?

ML: È in  corso un viaggio che ci sta portando verso lidi più alternative rock e contaminazioni wave. Questo spostamento è cominciato con l’album precedente “Shards” che è stato un disco dove avvenivano diverse cose. Da una parte è iniziato un processo di mutazione del suono che in seguito ci avrebbe portato a “Gazing at the Flocks”. Da un’altra, il disco era diviso in tre sezioni principali, la prima “Shard One” caratterizzata prevalentemente da un suono dark gothic metal, “Shard Two” era una sezione prevalentemente acustica, mentre “Shard Three” era contraddistinto da una vibrante anima alternative rock.  Ora in “Gazing at the Flocks” l’aspetto metal è venuto quasi completamente meno, sono stati rimescolati di nuovo gli ingredienti in un discorso musicale che parte, sì, da “Shards”, ma che si dirige verso nuovi territori.

Lo possiamo considerare un vero concept album?

ML: Sì e no. Nel senso che c’è, sì, un filo conduttore che è l’ottica della criptozoologia, però l’album non è una storia che parte dalla prima canzone e finisce con l’ultima e sviluppandosi nel mentre, ogni canzone vive di vita propria e non ha bisogno delle altre per essere capita.

Martyr Lucifer non è il solo dei tuoi progetti musicali.

ML: È vero. Sono anche il vocalist di una band di metal estremo di nome Hortus Animae, con la quale abbiamo appena festeggiato il ventennale. Ho fatto parte anche della band internazionale Space Mirrors, progetto dedito ad un particolare space rock.

Nel disco ci sono diversi ospiti, vuoi presentarli?

ML: Volentierissimo. Partiamo da chi ha inciso l’album, ovvero una line-up che coinvolge mezza Europa, in quanto “Gazing at the Flocks” è stato registrato con l’ausilio dell’artista ucraina Leìt, mia partner in crime fin dal primo album e senza la quale non avrei mai potuto sviluppare il progetto così come lo vediamo ora, lo svedese Adrian Erlandsson (ex-Paradise Lost) alla batteria, l’ungherese Nagaarum alla chitarra, sotto la guida di Simone Mularoni che si è occupato delle parti di basso nonché della registrazione. Come dicevi tu prima, “Gazing at the Flocks” ha anche una seconda parte, registrata dal vivo, sempre da Simone Mularoni, presso il suo Domination Studio, che si intitola “The Oniric Session” e che include reinterpretazioni di canzoni vecchie e nuove ad opera della nuova line-up composta da me, Leìt, Alexios e Fox.

L’aspetto visuale del disco è ugualmente importante e non possiamo non citare la fotografa e stilista Yali Ou Amethista di Steam Butterfly, la disegnatrice americana Leontine Greenberg che si è occupata della meravigliosa copertina, il fotografo ucraino Konstantin Shegolkov per un suo scatto naturalistico, Leìt stessa si è occupata del layout e direzione generale, mentre Alexios e Fox hanno realizzato i bellissimi ritratti delle varie creature del nostro bestiario musicale.

Il bonus disc è registrato con una formazione differente, in cui domina un'anima più dark/wave rispetto all'album.

ML: Sì, è questa l’impostazione che vogliamo dare al nostro nuovo sound in costante evoluzione, oltre al fatto che con gente diversa ovviamente il risultato cambia, mi piace vedere quanto di proprio un musicista riesce a dare ad una canzone che era nata in maniera differente. Nel bonus disc ci sono anche diverse canzoni dei precedenti album che hanno ricevuto questo, a mio parere, benefico trattamento.

Alexios e Fox si stanno rilevando degli eccellenti collaboratori e sono contento siano diventati parte integrante del progetto musicale, Leìt si è rivelata anche una bassista dal passo monolitico, la band è attualmente molto molto in forma.

In mezzo a brani originali anche alcune cover, come “Somebody Super Like You” di Paul Williams...

ML: Adoro fare cover, da sempre. Ne ho fatte con quasi tutti i progetti musicali nei quali sono stato e sono coinvolto. “Somebody Super Like You” è tratta da uno dei miei film preferiti di sempre, ovvero “Phantom of the Paradise” di Brian De Palma, una straordinaria rilettura rock della storia del Faust, con una colonna sonora entusiasmante scritta da Paul Williams. Era da tanto tempo che volevo fare una cover da quella colonna sonora e finalmente se ne è presentata l’occasione dato che il pezzo si inserisce perfettamente nel contesto logico e lirico del nuovo album.

Riusciremo a vedere Martyr Lucifer in tour?

ML: Abbiamo fatto alcune date e sicuramente contiamo di farne altre per promuovere “Gazing at the Flocks” e portarlo a più gente possibile. Un tour è un progetto un po’ impegnativo, tuttavia, ma chissà – mai dire mai.