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REVIEWSLE RECENSIONI
Shooter
Shooter Jennings
2018  (Low Country Sound/Elektra)
AMERICANA ROCK
6,5/10
all REVIEWS
24/08/2018
Shooter Jennings
Shooter
Shooter non è certo un disco indimenticabile, ma riporta Jennings nell’alveo musicale a lui più consono
di Nicola Chinellato

Avevamo lasciato Shooter Jennings due anni fa alle prese con uno dei dischi più brutti dell’anno e, probabilmente, il peggiore della sua carriera. Countach, questo il titolo dell’album, era, infatti, una raccolta di canzoni (alcune cover e altre originali)composte o ispirate dal produttore italiano Giorgio Moroder: un omaggio, si fa per dire, che assemblava un'improbabile accozzaglia di dance elettronica anni '70 e '80 ed era pervaso da una costante sensazione di inadeguatezza.

Insomma, la classica pisciata fuori dal vaso, che non aveva nulla a che  vedere con il suo dignitosissimo passato artistico e, soprattutto, con la storia della sua famiglia (la mamma di Shooter è Jessi Colter, un’istituzione femminile del country, il papà è Waylong Jennings, semplicemente una leggenda). Se di fronte a un tale scempio, le critiche erano inevitabili, bisogna però apprezzare in Shooter la volontà di scartare da quell’ovvio percorso di vita artistica, sulla quale cotanta parentela lo aveva instradato.

Shooter ha scelto di non essere semplicemente “il figlio di” e di non adagiarsi sugli allori di un nobilissimo pedigree, ma ha imboccato una strada contorta e imprevedibile. Sebbene abbia rilasciato alcuni album decisamente in linea con la storia di famiglia, Shooter si è anche dilettato nella recitazione, ha creato la sua etichetta Black Country Rock, ha ideato programma radiofonico SIRIUS, ha prodotto altri artisti e ha persino lanciato sul mercato un abbigliamento da gioco. E alcune sue pubblicazioni sono state veri e propri azzardi, con l'opera rock distopica del 2010, l’ottimo Black Ribbons, e il pessimo Countach, di cui sopra.

Oggi, il nostro eroe torna con un disco, il cui titolo, privo di fantasia, evoca immediatamente un ritorno alle origini, di nuovo semplice nel suo svolgimento che guarda al country (il valzer di Living in a Minor Key) e al rock’n’roll (Bound Ta Git Down), con un occhio puntato al Sud (Do You Love Texas?) e uno all’appeal radiofonico, confezionato in confezione scintillante dalla produzione incisiva del solito Dave Cobb. Ci sono anche due grandi canzoni a completare il quadro: l’ariosa ballata pianistica Fast Horses & Good Hideouts, che sublima melodia alla Elton John e sonorità ispirate agli Eagles, e la conclusiva, umbratile, Denim & Diamonds, canzone che starebbe meravigliosamente nel songbook di Stevie Nicks.

Shooter non è certo un disco indimenticabile, ma riporta Jennings nell’alveo musicale a lui più consono, almeno geneticamente, confermando l’assunto che il quarantenne songwriter di Nashville quando si confronta con le sue radici, riesce sempre a tirare fuori il meglio di se, e quando esce dagli schemi, può tutto, nel bene e nel male.