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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
24/09/2018
The Glezös Files
Mamma dammi i Ramones (1977-1980)
16 febbraio 1980, Ramones, Palalido di Milano. Io sono la faccia esattamente sopra la mano di Joey sul microfono; davanti a me c’è Patrizia Tranchina -nella foto non si vede, ma c’è-; quello sulla destra nel cerchio è Johnny Grieco, a cui rubo questo scatto ad opera di Adolfo Massazza.
di Glezös

La foto dice tutto. Dice l’attesa di mesi, la calca fuori e dentro, gli UK Subs e la Glam Rock Disco prima, l’ingresso in scena al buio nel frastuono del rullante da tamburino napoleonico.

“Yeeeeaahh….. well ciao….. we are the Ramones and this one’s called The Blitzkrieg Bop…”

“Uuntaateefaaw…”

Il botto da Capodanno. Il 1980. La nuova decade. Il futuro che finalmente incomincia. Sono sotto Dee Dee che mi sorride smagliante alla Fonzie e mi fa il thumbs up. Sorrido, ricambio, mentre uno di fianco tira fuori una mazza da baseball e la sventola, metà bandiera metà trofeo. Mi sposto indietro di qualche metro di lato, adesso sono a metà tra Joey e Dee Dee. “Cazzo, il bassista ti ha salutato, ma lo conosci?”, mi chiede una ragazza. Parte ‘Gimme Gimme Shock Treatment’. Sì, penso, lo conosco da quando era dura conoscerli. Avevamo un appuntamento, due anni e mezzo fa.

***

L’annuncio spacca a metà un orripilante pezzo dei People’s Choice.

“Ragazzi, suonano la settimana prossima a Taormina, è confermato. Chi è interessato a venire con noi in pullman ci chiami qui in radio per tutte le informazioni”.

Agosto 1977. Sono a Pinarella di Cervia con i miei genitori per una decina di giorni: voglia di venirci zero, in questa che so già resterà per sempre la Summer Of Hate, quella che mi marchierà a fuoco a vita. Come si fa a fare-il-punk sulla grassa Riviera Romagnola? In un angolo della camera la radio gracchia implacabile SorrentiCoccianteTozziDiscomusic. Poi parte ‘Glad To See You Go’ e arriva l’annuncio. Ma è vero, vengono sul serio? Ma perché proprio a Taormina, e chi è il pazzo che fa venire in Sicilia i Ramones, per me e per i quattro gatti che sanno chi sono?

Ripenso a quel sabato di inizio anno.

 

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Rewind. Sette mesi prima, gennaio 1977. Fiera di Sinigaglia a Milano, all’angolo di strada dove si vendono e scambiano dischi di seconda mano c’è appoggiato al muro un LP che ha una copertina in bianco & nero che non te la dimentichi: quattro improbabili quasi-mopheads in giubbottini di pelle e scarpe da pseudotennis da quattro soldi davanti a un muro. Che senza saperlo sai già che quelli sono mattoni di New York, che questi sono di New York perché nessuno vestito così può arrivare da un’altra parte, che quei colori ci sono solo a New York anche se la foto non è a colori. Ramones, c’è scritto in alto. Chi cazzo sono questi? Mi sa che questo non è un disco di prog, jazz rock o qualche altra vaccata che c’è in giro.

“Quanto?”

“Costa caro”, mi irride il tipo prima di sparare una cifra improponibile.

“Come non detto, non ci penso neanche”, gli faccio.

“Eh, ma guarda che se lo cerchi questo non lo trovi mica”

Aveva ragione lui, cazzo se aveva ragione. Dove diavolo l’ha trovato? Giro tutti i negozi di Milano, niente da fare: se vuoi i Gong o Sam Rivers non c’è problema, ma questi nessuno li ha mai sentiti nominare, ‘sti Ramones pronunciati così com’è scritto, da ispanico. Un’anima pia mi dà una dritta.

“Guarda che devi cercare nei negozi d’importazione. Prova a andare da Sam Goody, Pasha Records o qualche altro negozio specializzato in disco music import, a volte hanno qualcosa di strano”.

(Un mio conoscente mi racconterà un anno dopo che lui il primo album dei Ramones l’aveva trovato in quel periodo grazie all’errore di un distributore che ne aveva spedita per sbaglio una copia al Black Saint, seriosissimo negozio specializzato in jazz in via Vincenzo Monti a Milano, dove l’avevano messo in vetrina alla disperata. L’aveva visto e comprato per la copertina).

Entro in uno-due-tre negozi import vergognandomi: cosa ci faccio in un negozio con ‘sta robaccia da radio in vetrina? E comunque, niente di niente anche lì. M’era successa una cosa analoga prima di Natale con i Sex Pistols: riuscito nell’impresa di ascoltare ‘Anarchy in the UK’ a Radio Milano Centrale grazie a un dj che arrivava da Londra con gli ultimi dischi usciti lassù, mi ero fatto tutti i negozi tra i frizzi e lazzi dei commessi  (“Sex Pistols? Sei sicuro di avere capito bene?”). Con i Ramones stessa cosa, a parte una piccola differenza: dei Pistols almeno un pezzo l’ho sentito, dei Ramones nulla di nulla, e forse mi sa che era meglio svenarsi alla Fiera di Sinigaglia per togliersi la curiosità. Ma con i quattro-soldi-quattro che (non) ti girano in tasca, quando cerchi un disco usato ci pensi mille volte. E poi chissà, magari questi quattro indefinibili davanti al muro magari hanno fatto un disco di merda. Perché rischiare?

Perché senti che l’aria intorno ha iniziato a muoversi in un altro verso. Che non sai cos’è e che non t’importa di saperlo, ma non vedi l’ora che continui a muoversi e a sollevare la polvere, tanta polvere da farci una valanga che tiri giù tutto a partire dalla musica, che è al centro della nostra vita, noi che non sappiamo come sarà domani e che non lo vogliamo sapere. Quello che so è che sono partito verso non so cosa e non farò più ritorno. Ma intanto quel cazzo di disco non lo trovo.

Dopo qualche settimana passo davanti a Disco Club, sotto la fermata metro in Piazza Cordusio. Li vedo appesi in vetrina, sono loro ma la copertina è a colori: hanno cambiato la foto? Guardo bene, il titolo è diverso: Ramones Leave Home. Hanno già fatto un altro album in così poco tempo? Ma non era come scrivono su Ciao 2001 che tra un disco e l’altro ci vogliono anni, guarda i Pink Floyd eccetera eccetera? Corro a casa a farmi prestare le lire che mancano. Mi ri-precipito in negozio ripetendo il mantra.

“Fa’ che non ne abbiano solo una copia, fa’ che non ne abbiano solo una”.

Non ne avevano solo una, e io ero il primo a comprarlo. La sera con la cuffia in testa mentre i miei guardano la tv continuo ad andare avanti e indietro tra i pezzi. Non vedo l’ora di andare da Franco domani e di fargli sentire questi Ramones e magari tentare di suonare un loro pezzo col gruppo che stiamo mettendo insieme: prima gli faccio sentire ‘Glad To See You Go’ oppure ‘Gimme Gimme Shock Treatment’, poi ‘Oh Oh I Love Her So’ e ‘Pinhead’, o forse ‘Commando’ e anche il giro iniziale di ‘Suzy Is A Headbanger’ e…….

 

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Fast forward, sette mesi dopo. Pinarella di Cervia, agosto 1977. Vado a un telefono a gettoni, chiamo Radio Cervia: davvero organizzate un pullman per Taormina? Ma perché suonano proprio lì? Sapete qualcosa?

“Stiamo contando quanti siamo, abbiamo già prenotato il pullman. Non sappiamo nient’altro, richiamaci domani e ti diciamo”.

Torno in camera survoltato, inizio a fare conti: da Cervia a Taormina è lunga ma cazzo se ne vale la pena. E’ anche uscito un trafiletto sul giornale. Il giorno dopo richiamo puntuale in radio.

“Contrordine, hanno annullato, non vengono più. Ce l’hanno detto adesso”.

La delusione è talmente cocente che non sono nemmeno deluso.

Una sera della settimana dopo in un bar sul lungomare alla tv c’è uno show musicale in playback da Taormina coi soliti SorrentiCoccianteTozziDiscomusic. Mi fermo al bancone. Il presentatore introduce gli ospiti.

“E ora un gruppo veramente speciale. Sono i paladini del punk rock…”

(Ti prego, non me lo dire)

“…il nuovo genere che sta avendo successo in tutto il mondo…”

(Ci sono andati, quelli stronzi della Radio)

“… sono venuti a Taormina per noi…”

(Li ho persi per sempre, non mi ricapiterà mai più)

“… accogliamoli con un grande applauso…… i Larry Martin Factory!!!”.

Le gambe avevano tremato. Per un attimo avevo davvero pensato ecco cosa sono venuti a fare i Ramones a Taormina: un playback, ma mi sarei fatto lo stesso Cervia-Taormina, anche per una cazzata del genere. Poi senti il nome di Larry Martin e ti dici -uuuuhhhhh, meno male. Senza sapere che Jacques Godebarge detto Larry Martin e Ramones erano distribuiti in Italia dalla stessa etichetta, senza sapere che non si era mai nemmeno ipotizzato un’esibizione live dei Ramones e senza sapere che il Resto Del Carlino aveva già annunciato che il previsto passaggio dei quattro fratelli in playback a Taormina non ci sarebbe stato. E senza sapere che domani per te sarebbe iniziato lui, il punk, coi Ramones e tutto il resto: gli album tutti comprati il giorno dell’uscita, Tommy che se ne va, i bootleg pagati a peso d’oro, Rock’n’Roll High School  che ci piaceva di più sull’album della colonna sonora del film che nessuno aveva visto perché nessun cinema lo proiettava. E alla fine il concerto al Palalido, l’appuntamento con loro, quello vero, due anni e mezzo dopo.

E’ tutto nella foto: quelli che al Palalido c’erano e quelli che non c’erano, il Corriere della Sera che annunciava una serata di fascisterie, Marky che smette di suonare per un sasso che lo manca di poco, i pezzi di glam rock di cui eravamo fans da bambini e che quella sera ci erano piaciuti anche più dei Ramones, e che Joey aveva fatto suonare a tutto volume prima di salire sul palco. E Johnny che arriva al Palalido in pantaloni di velluto a coste e maglione beige, col chiodo e i jeans strappati in un sacchetto. E Patrizia davanti a me che mi dice: “Sì, tutto bene ma non mi cantare tutti i pezzi nelle orecchie, fammi sentire Joey”. Lei che negli anni a venire canterà i suoi, di pezzi, nei gruppi di cui ha fatto e fa tuttora parte, e Johnny Grieco che non conoscevo lì a qualche metro da noi, Johnny che ci ha regalato questa foto, quella che ha avuto più click sulla mia pagina Facebook e nella quale c’è tutto. Anche la ragazza che mi chiedeva se conoscessi Dee Dee, e alla quale ho risposto: “No, è lui che conosce me”.