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REVIEWSLE RECENSIONI
07/10/2018
Hardcore Superstar
You Can’t Kill My Rock’n’Roll
Un disco perfettamente consapevole di quello che è: una celebrazione del rock’n’roll più strafottente, divertente e sfrontato. Accessibile e adatto ad ogni orecchio, perfetto per chi vuole passare 40 minuti in leggerezza, già pensando alle bravate e al divertimento del weekend
di Laura Floreani

Si può volere molte cose dal rock e dall’hard rock. C’è chi cerca dei testi ispirati e dell’impegno sociale, chi solo del ritmo e un po’ di leggerezza, chi della sfrontatezza e una colonna sonora al proprio essere degli energici festaioli un po’ arroganti. In questo undicesimo album, gli Hardcore Superstar parlano senza dubbio (e ancora più del solito) a quest’ultima tipologia.

I quattro svedesi realizzano dodici pezzi perfetti per chiunque non sia altro che un folle rockettaro, uno di quelli che vorrebbero solo passare il proprio tempo a fare casino nei peggiori club, bevendo una birra ghiacciata, adocchiando qualche bella ragazza ed essendo al centro dell’attenzione della propria compagnia raccontando qualche pazzo e comico aneddoto. O anche solo a coloro che, essendolo nell’animo, si sentono i re del mondo alla guida di una macchina lanciata su di una strada assolata, tamburellando le mani sul volante o sulla coscia della ragazza seduta vicina, mentre guardano all’orizzonte e canticchiano i ritornelli a tempo.

Un hard rock sfrontato, arrogante, menefreghista e divertente, che in più di qualche passaggio ricorda il migliore edonismo degli anni Ottanta, pieno di testosterone e tanta voglia di divertirsi.

Le dodici tracce di You Can’t Kill My Rock’n’Roll, più che nei singoli che sono stati scelti, funziona principalmente nel suo complesso. Di alcune canzoni ci si può innamorare subito per diverse ragioni (perché ricordano i loro vecchi pezzi, perché richiamano i Motley Crue, perché sperimentano qualcosa di leggermente diverso o perché hanno qual non so che di catchy in più), come può essere per l’opener “AD/HD”, per “Electric Rider” o per “Baboon”, mentre con altri pezzi si rimane più interdetti ad un primo ascolto, ma nell’esperienza complessiva, tra alti e bassi, se ne esce con una scarica di adrenalina tale che alla fine si preme di nuovo replay.

 Certo, guardando ai dischi precedenti della band c’è chi potrà andare con nostalgia ai primi anni Duemila, chi gioire rispetto alle ultime produzioni, chi ritrovare una versione più generica e generalista rispetto a quanto scoperto vent’anni prima tra i meandri dell’offerta europea in ambito hard-rock e chi invece ammirare la tenuta della band a due decenni di distanza.

Ognuna delle prospettive è valida e comprensibile, ma è da tenere in considerazione quanto questi quattro svedesi abbiano raggiunto: dopo tanti anni insieme continuano a sfornare album ben eseguiti e prodotti con attenzione, alla ricerca di nuove sperimentazioni ma senza mai dimenticare il loro sound e lo zoccolo duro di fan, ma – soprattutto – fanno tutto questo continuando a divertirsi sul palco e a credere fermamente nel loro rock’n’roll.

Perché alla fine, con un disco come questo, ogni discussione è futile e il messaggio è chiaro: gli Hardcore Superstar hanno fatto fumare e bere anche le tre suore in copertina. Quindi abbassate le difese e le armi, rilassatevi e godetevi la festa. Divertitevi, tirate fuori la versione più scanzonata e sfrontata di voi stessi e buttatevi nella mischia. Magari non sarà l’album che vi cambierà la vita, ma quello che potrebbe farvi svoltare la giornata anche sì.