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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
13/10/2018
The Glezös Files
Tre catene per Steve Strange (1959-2015)
Tu, Steven, avevi dovuto aspettare un paio d’anni per avere la tua, di punta. Non ne potevi più delle foto nelle gay disco, perché non eri tra i più mitragliati dai flash e quando questo succedeva la tua era una fortuna che ti dà un bacetto in fretta e ti lascia indietro, perché tutto quello che sai fare è solo posare ad eccentrico.
di Glezös

Londra 1977. Il biondo nella foto è Steven John Harrington, in arte Steve Strange. La ragazza a destra è Tracie O’Keefe, famosa componente del Bromley Contingent, presenza quasi fissa nel ristretto entourage dei Pistols (alle spalle spunta Paul Cook) e punk-modella di Vivienne Westwood per Seditionaries in foto, cataloghi e altro. Per Tracie sono i giorni di punta: fotografatissima ovunque, si gioca il titolo di Pinup-Del-Punk con rivali dal nome ridondante: Jordan, Soo Catwoman, Debbie Juvenile Wilson. Tracie non sa di essere già ai titoli di coda: un terribile cancro al midollo osseo la stroncherà un anno dopo alla criminale età di 18 anni. Al suo funerale Malcolm McLaren si presenta con una corona di fiori con la scritta Never Mind The Bollocks, Tracie, con al seguito una troupe cinematografica per filmare le esequie per una sequenza da includere in The Great Rock’n’Roll Swindle. Permesso negato dalla famiglia: va bene tutto, Malc, ma questa era davvero un po’ greve.

Tu, Steven, avevi dovuto aspettare un paio d’anni per avere la tua, di punta. Non ne potevi più delle foto nelle gay disco, perché non eri tra i più mitragliati dai flash e quando questo succedeva la tua era una fortuna che ti dà un bacetto in fretta e ti lascia indietro, perché tutto quello che sai fare è solo posare ad eccentrico. Nel 1979 avevi già messo in piedi i Visage senza che nessuno se ne accorgesse, poi il miracolo: arriva all’improvviso il neoromantico, imbrocchi Fade To Grey e finalmente basta con le notti a fare la door selection al Blitz, basta con lo sgomitare nel video di Ashes To Ashes di Bowie, basta tutto che se Dio vuole adesso la star sei tu. Sapendoti determinatissimo a non sloggiare tanto presto dall’occhio pubblico, avevo iniziato a pensare che nonostante le premesse di cartone e un successo da fare aggrottare ciglia e sopracciglia non ti saresti tolto dai piedi tanto facilmente: avresti fatto, disfatto e strepitato, ma non saresti svanito nel grigio così presto. E invece.

Adesso riderai, ma quando eri al tuo apice coi Visage passavamo le notti a dire ai neoromantici/new romantics che eri stato un punk-con-spilla-da-balia, che avevi formato una band prima farlocca, poi si mormorava un filo (solo un filo) più seria da quando c’era entrata Chrissie Hynde, quei Moors Murderers finiti non si sa come nello special televisivo RAI del 1978 Il ragazzo dai capelli gialli. Voi che fin dal primo giorno in cantina non eravate mai usciti dall’oblio, nonostante il fattore shock tentato con la scelta di un nome ispirato alla coppia mancunian assassina principe dei sixties Myra Hindley/Ian Brady, dal quale avevi preso il cognome d’arte reinventandoti in uno Steve Brady un po’ penoso. Non una gran idea, piuttosto un nome de plume comune e pallosissimo (torna in mente Fred Vermorel e il suo “dei Pistols vogliono tutti Johnny Rotten: Steve Jones è un boring name”). E poi un conto è se su una coppia di leggendari serial killers ci giocano sopra i Pistols prima e gli Smiths dopo, un altro è se lo fate voi.

Così, con una pazienza mista a quel candore che contro ogni logica ti fa avere ancora quel barlume di fiducia nel comprendonio del prossimo - anche in quello dei new romantics - tentavamo di trasmettere ai tuoi fans le tue credenziali e da dove venivi. E loro a dire no, cazzo dici, Steve Strange con quella roba non c’entra e non c’entrerà mai, e via col resto dei boygeorgismi. Era durissima, Steven, senza web e piattaforme varie a cui rimandarli sui due piedi. E tu da miracolato dal successo ti eri trasformato in uno che di miracoli riusciva a farne almeno uno: trascinarci in lunghe idiotiche diatribe con versioni caserecce di Blitz Kids low cost e/o cloni improponibili di Tony Hadley che una volta usciti dal centro città rischiavano ovunque, diventando - per dirla con Big Youth - dei Moving Target, bersagli in movimento. “Come i punk agli inizi”, mi diresti adesso.

Come i nemici dei punk prima, durante e dopo, ti risponderei. Noi lo sappiamo che in principio a girare con un badge dei Pistols si rischiavano le bastonate, ma è anche vero che non siamo stati lì a prenderle fin dall’inizio. Però anche tu ci avevi messo del tuo a complicarci le cose: Vivienne Westwood dichiarava sì in ogni intervista che il Seditionaries era il frutto di un approccio tribale al vestiario, ma non è che tu con quelle cazzo di catene appese al naso ci avessi poi fatto tutto questo gran servizio. Nonostante tutto alla fin fine c’è da capirti: non è cosa ardua immaginare un 17enne gallese che vede i Pistols del 1976 a Caerphilly (non al Rainbow o anche solo all’Electric Ballroom) e ne rimane sconvolto da avvicinare Glen Matlock e attaccargli un bottone che non finisce più, per finire con l’organizzare date per loro in zona e trasferirsi poi a Londra per buttarsi nel punk a testa bassa. Con tutto quello che ne è seguito: dalle amicizie importanti (Jean Jacques Burnel) ai lavoretti al Seditionaries, dal ruolo di non meglio identificato assistente dei primi Generation X ai tuoi compagni nei Moors Murderers, tutti autentici bona fide come Chrissie Hynde, Nicky Topper Headon, Vince Ely e altri. Con l’aggiunta nel primo line-up/scherzo di nientemeno che Soo Catwoman, la pin-up rivale principale di Tracie, che non mancava di sottolineare: “Beh, Steve ama davvero tanto posare, molto più di me”, e detto da un’esperta della posa come lei qualcosa significa. Però lasciatelo dire, adesso che l’acqua sotto i ponti è un emisfero e siamo tutti un po’ più tranquilli: anche in pieno punk un pezzo che inneggia a un’orca come Myra Hindley equivale a una poesia d’amore dedicata al mostro di Firenze, e riparte il solito adagio: un conto sono i Pistols, un conto tu. Pensavate davvero di andare da qualche parte? 

Io ieri notte da qualche parte ci sono andato, ad esempio a scartabellare tra mobili, scatoloni e scaffali. Alla fine l’ho trovato, quel vecchio filmato dove ti intervistano in pieno 1977, con quel tuo nome che rimandava a un altro Strange forse non propriamente punk ma – perdonami - di ben altro spessore, Kid Strange dei Doctors Of Madness. Ti ho guardato, pre-Visage, giovanissimo e tintissimo come nella foto con Tracie, mentre racconti quasi compiaciuto un episodio che un certo imbarazzo me lo crea ancora. “All’inizio lo facevamo per scioccare la gente. Spille da balia, gli occhi truccati pesante… era fantastico perché nessuno lo faceva, una cosa del genere non si era mai vista. La cosa che mi piaceva di più era il trucco: bianco da una parte, verde dall’altra, effetto piastrella. Una sera esco con tre catene attaccate tra il naso e l’orecchio. Entro in un locale, dopo un po’ vado in bagno e vedo cinque tipi che mi guardano male. Faccio per uscire dalla toilette, e uno mi si pianta davanti e mi fa: “Dove cazzo credi di andare?”. “Torno a ballare”, gli dico. “Non credo proprio”, ringhia lui, e mi risbatte dentro il cesso a testa in giù”.

Fermo il video. Effetto piastrella: mi viene in mente un parallelo, ovvero quel numero di Flexipop - rivista per poppettari britannici - che all’apice del successo dei Visage aveva pubblicato un tuo questionario nella rubrica Lifelines.

Il mio peggiore lato: Ho la sbronza cattiva.

Il mio migliore lato: Il carattere dolce.

La peggiore cosa che ho fatto: Unirmi alla mia prima band, i Moors Murderers.

La migliore cosa che ho fatto: Uscire dai Moors Murderers.

Cosa detesto: Lavare; stirare; le ragazze con lo smalto delle unghie scrostato con addosso una valanga di profumo che ti impesta la casa anche dopo un’ora che se ne sono andate.

Film preferito: ‘Morte a Venezia’.

Disco preferito: ‘Love Bandit’ di Kenya Collins (qualcuno ce l’ha oltre a Steven, me e altri due? nda)

Il mio momento memorabile: ‘Fade To Grey’ al n.1 in classifica in Germania.

Band preferita: Nessuna.

Come descriverei me stesso: Sbadato, furbo, vanitoso, fedele, intelligente.

Ambizione: Fare l’attore.

Il migliore aspetto dell’essere famosi: Non saprei.

Quello peggiore: La gente si aspetta troppo da te.

Forse ti aspettavi troppo anche tu, ma magari non il morire così presto. D’accordo, non giovanissimo come tu e Tracie nella foto, ma a 55 anni è sempre criminale andarsene. Come ti avevo visto andare via a metà set di un concerto degli Adverts nel 1979 al vecchio Camden Palace, quando si chiamava ancora Music Machine ed era molto meglio, adesso lo puoi ammettere anche tu. Spengo il monitor, e nella testa arrivano da sole le immagini dei video, il Blitz Club, Top Of The Pops, l’ascesa e discesa, il buen retiro a Sharm El Sheik, gli ex ragazzi degli anni ’80 con le corone di fiori due anni fa per l’ultima volta, e tutto sfuma in grigio.

Never mind the bollocks, Steve.