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REVIEWSLE RECENSIONI
To The Sunset
Amanda Shires
2018  (Silver Knife Records)
AMERICANA ROCK
7,5/10
all REVIEWS
18/11/2018
Amanda Shires
To The Sunset
Se My Piece Of Land era un disco prevalentemente acustico, morbido e malinconico, attraverso il quale Amanda rifletteva sui timori e le gioie che accompagnavano la futura gravidanza, To The Sunset risulta decisamente più sfaccettato e imprevedibile, mostrando in tutta la sua spavalda forza anche il lato rock ed elettrico della Shires.
di Nicola Chinellato

A differenza di molti artisti che, grazie a un imponente battage mediatico, trovano fin da subito successo e rilevanza commerciale, Amanda Shires si è conquistata, lentamente e a fatica, un proprio spazio nella canzone d’autore americana.

Una crescita costante, che le è valsa la stima di molti colleghi (le sue collaborazioni sono numerosissime e spaziano da artisti del calibro di Blackberry Smoke, Tommy Emmanuel, John Prine, Texas Playboys, Devotchka, etc.), e le ha consentito di svincolarsi dallo scomodo appellativo di ”la moglie di Jason Isbell”.

Già, perché Amanda, particolare non da poco, è sposata con l’ex Drive-By Truckers, e milita anche nella sua backing band, i The 400 Unit, con cui quest’anno ha vinto un Grammy per The Nashville Sound e ha pubblicato anche uno straordinario disco dal vivo intitolato Live From The Ryman. Arrivata al suo ottavo disco solista, il primo da quando è diventata mamma della piccola Mercy Rose, Amanda rilascia quello che probabilmente è il suo lavoro migliore, di sicuro il più consapevole e quello che riassume ed espone tutte le sfumature del songwriting di questa versatile musicista.

Anche in questo caso, come era successo per il precedente My Piece Of Land, torna in cabina di regia il re Mida del suono americano, Dave Cobb, certificando, come quasi sempre accade, la qualità della proposta. Se però il predecessore era un disco prevalentemente acustico, morbido e malinconico, attraverso il quale Amanda rifletteva sui timori e le gioie che accompagnavano la futura gravidanza, To The Sunset risulta decisamente più sfaccettato e imprevedibile, mostrando in tutta la sua spavalda forza anche il lato  rock ed elettrico della Shires.

Basterebbe anche un confronto fra le due copertine degli album citati, per comprendere la diversa immagine che Amanda vuole dare di se stessa: al viso semplice e non truccato della futura madre, qui si sostituisce il corpo sfocato tra svolazzi di colore, la mise glamuor e quel rossetto rosso porpora che evoca sensualità. Non ci si sorprende, dunque, se queste canzoni perdono di intimismo e famigliarità per spingersi verso intriganti confini sonori e atmosfere decisamente più cupe ed evocative, agevolate dalla produzione di Cobb e dalla presenza del marito Jason Isbell, che presta la sua chitarra a molte della canzoni del lotto.

Il disco si apre con la straordinaria Parking Lot Pirouette, ballata notturna che racconta la fine di una storia d’amore, in cui Amanda veste di nuovi colori il pezzo forte del suo songwriting: atmosfere quasi pinkfloydiane, il suono della chitarra registrato al contrario, la voce leggermente sfocata da un effetto eco e scariche elettriche che innervano di tensione il brano. Da brividi.

C’è un mood decisamente malinconico, talvolta crepuscolare, che ammanta alcune delle migliori canzoni in scaletta, come succede in Swimmer (rivisitazione di un brano già comparso su Carrying Lightning del 2011), racconto di un amore intenso ma non corrisposto (“Giuro che annegherò solo per averti” canta con evidente tristezza, Amanda), in White Feather, riflessione sull’incomunicabilità (“È facile essere silenziosi e tacere, quando si ha paura di quello che non si comprende”) o nella conclusiva, ruvida e straziante, Wasn’t Paying Attention, cronaca senza filtri del suicidio di un tossicodipendente.

E ci sono, poi, contrasti riuscitissimi, come quello fra Charms, ukulele, voce e melodia avvolta da leggeri tocchi elettronici, e l’urlo belluino che apre la successiva Eve’s Daughter, terremoto elettrico che travolge con la chitarra di Isbell, che rispolvera il suono Drive-By Trucker. Un disco vario, dunque, in cui la scrittura della Shires trova una definitiva maturità, sia da un punto di vista testuale (liriche dure, che scandagliano l’animo umano raccontando storie al limite) che musicale: per la prima volta c’è molto più rock che Americana, e c’è la necessità di uscire dai consueti steccati, sperimentando inconsuete sonorità (la citata Parking Lot Pirouette, e la livida elettricità new wave di Take On The Dark).

Insomma, a casa Isbell/Shires le cose vanno a gonfie vele: fioccano ottimi dischi perché entrambi, evidentemente, cercano di dimostrare di meritarsi l’amore e l’attenzione dell’altro. Una sfida in famiglia che produce un surplus di creatività e rende molto felici tutti i fan.