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REVIEWSLE RECENSIONI
Shiny and Oh So Bright, Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun.
The Smashing Pumpkins
2018  (Napalm Records)
ROCK POP
7/10
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28/11/2018
The Smashing Pumpkins
Shiny and Oh So Bright, Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun.
Con la sua produzione rilassata, i ritornelli solari e le atmosfere nostalgiche ma non malinconiche, “Shiny and Oh So Bright” ci presenta degli Smashing Pumpkins finalmente in pace con loro stessi e la propria storia.
di Jacopo Bozzer

Nel corso degli ultimi quindici anni, è inutile negarlo, la stella di Billy Corgan, un tempo così luminosa, si è gradualmente appannata. Con il risultato che uno dei personaggi di spicco del Rock alternativo degli anni Novanta, un tempo autentico Re Mida capace di incidere sul sound di un decennio alla pari di Trent Reznor, ora è diventato un Chad Kroeger qualunque: il classico personaggio che tutti amano odiare. Va detto, a onor del vero, che anche il buon Billy ci ha messo del suo. Raggiunto l’apice nel 1998 – quando ha contemporaneamente collaborato a Celebrity Skin delle Hole come autore e Mechanical Animals di Marilyn Manson come consulente musicale, due degli album Rock più di successo di quell’anno –, ha sciolto gli Smashing Pumpkins senza un vero e proprio motivo, ha messo in piedi una band (gli Zwan) che ha letteralmente ballato una sola estate, ha inciso un album solista (TheFutureEmbrace) glaciale e respingente come pochi, e ha riformato gli Smashing Pumpkins appena prima che il fenomeno delle reunion e della retromania fosse culturalmente accettato, con il risultato che Zeitgeist – un disco in fin dei conti onestissimo – è stato deriso oltre ogni suo apparente demerito. E, come se non bastasse, Corgan ha peggiorato la sua posizione iniziando a investire nel wrestling professionistico e presenziando come ospite allo show radiofonico di Alex Jones, il controverso presentatore proprietario del sito internet «Infowars.com», famoso per le sue teorie del complotto, le fake news da lui diffuse e l’aperto appoggio dato a Donald Trump durante le elezioni presidenziali del 2016. E se ci aggiungiamo che Corgan è un personaggio con una stima di sé abbastanza alta, è ovvio che sia passata in secondo piano l’unica cosa che ha sempre e comunque saputo fare bene: comporre, incidere e produrre dischi. Perché, al di là delle critiche sul personaggio – nella sua autobiografia Girl in a Band Kim Gordon lo ha definito un «piagnucolone che sta antipatico a tutti» e che «si prende troppo sul serio per essere Punk Rock» – è indubbio che dal punto di vista squisitamente discografico Corgan ha sempre saputo fare bene il suo lavoro. Tanto che anche i suoi più acerrimi detrattori – vedi Pitchfork – negli anni si sono arresi davanti ad album monumentali come Gish, Siamese Dream e Mellon Collie and the Infinite Sadness e recentemente stanno rivalutando anche Adore e Machina/The Machines of God, con dei timidi segnali di benevolenza anche per i recenti Oceania e Monuments to an Elegy.

In un’intervista di poche settimane fa concessa a «NME», Corgan ha affermato che dopo il flop di Monuments to an Elegy – che con un misero 33° posto nella Billboard 200 è stato il peggior risultato di un album delle Zucche dai tempi di Gish – era pronto a chiudere l’esperienza Smashing Pumpkins per sempre. Ridotti ormai al duo Billy Corgan e Jeff Schroeder, la band di Chicago aveva perso appeal agli occhi di critica e pubblico, percepita oramai come una sigla svuotata di ogni significato, orfana dei volti familiari di James Iha, Jimmy Chamberlin e D’Arcy Wretzky. Poi, però, durante la tournée acustica In Plainsong del 2016, è scattata la scintilla: James Iha ha raggiunto i suoi ex sodali Corgan e Chamberlin per una estemporanea reunion, suonando un paio di pezzi durante i bis, e, un poco alla volta, la volontà di rimettere in piedi la macchina Smashing Pumpkins è stata più forte di ogni resistenza. Esclusa D’Arcy Wretzky dopo mille polemiche e confermato a bordo il fidato Jeff Schroeder – che a questo punto, può vantare gli stessi anni di militanza nella band del veterano James Iha –, questi Smashing Pumpkins spuri a luglio hanno dato il via a una trionfale tournée antologica incentrata sui primi cinque album, per poi, con questo Shiny Oh So Bright, provare a vedere cosa riserva loro il futuro.

Prodotto da Rick Rubin – che aveva già collaborato con la band nel 1997 per “Let Me Give the World to You”, una outtake di Adore finita poi su Machina II/The Friends & Enemies of Modern Music ­– Shiny and Oh So Bright, Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun. è un disco rilassato, composto e inciso da una band che non vuole dimostrare più nulla se non di essere capace – forse per la prima volta nella sua carriera – a fare musica per il piacere di farlo e non per salvare le sorti del Rock. Probabilmente in questo l’album è aiutato dal formato ibrido, una via di mezzo tra il doppio EP e la playlist, per cui, tolti di mezzo ogni ipotesi di concept e tentazione di grandeur, quello che resta è un pugno di canzoni di qualità, che spesso e volentieri amano insinuarsi in strade poco battute in precedenza dalla band. “Knights of Malta”, infatti, con il suo sapore Gospel, è un inedito in casa Pumpkins, mentre “Travel” e “With Sympathy”, con la loro carica allo stesso tempo malinconica e solare, ricordano alcune cose degli Zwan. “Silvery Sometimes (Ghosts)”, invece, è puro Rock à la New Order periodo Get Ready, mentre “Alienation”, con il suo tappeto di tastiere gentili e gli inserti di archi, è un piccolo gioiello Prog. Il classico suono Pumpkins fatto di chitarre sferraglianti e batteria strabordante è protagonista solo di tre canzoni, “Solara”, “Marchin On’” e “Seek and You Should Destroy”, segno che, almeno questa volta, Corgan e soci hanno preferito il fioretto alla spada. Con la sua produzione rilassata, i ritornelli solari e le atmosfere nostalgiche ma non malinconiche, Shiny and Oh So Bright, Vol. 1 / LP: No Past. No Future. No Sun. è il miglior indizio sullo stato di salute artistica degli Smashing Pumpkins. Una band reduce da quel circo che è stato il Rock degli anni Novanta, finalmente a proprio agio con la propria storia e – soprattutto – con se stessa.