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REVIEWSLE RECENSIONI
24/07/2017
Rips
Rips
La tensione creativa di una intera generazione rivive nello splendido esordio dei newyorchesi Rips.
di Giorgio Cocco

Per la serie ragazzini alternativi in rampa di lancio ecco arrivare l’omonimo album d’esordio dei newyorchesi Rips, sono in quattro, Dan (ch, vc), Bono (ch, vc), Gary (bs) e Henry (bt), incidono per l’etichetta inglese Faux Discx e li produce Austin Brown dei Parquet Courts. Poche altre notizie disponibili, se non che si son fatti le ossa nei club di Brooklyn fin dal 2013 arrivando, in tempi più recenti, ad aprire i concerti di band già affermate come Terry Malts e i già citati Parquet Courts. Tutto il resto da sapere è racchiuso nelle undici tracce di questo splendido full-lenght.

Subito si viene investiti dal suono aspro e furente delle due chitarre, dagli interplay vocali, dall’agile quanto implacabile sezione ritmica. Pochi dubbi sulle lezioni di storia preferite dal quartetto: Television, Feelies, Sonic Youth, il meglio del Post/Punk chitarristico della New York dei ’70 e degli ’80 mandato a memoria per preservarne e perpetrarne lo spirito. Fondamentale a questo proposito il ruolo di Austin Brown dietro al banco regia, il classico prof figo che sostiene la crescita dei suoi talentuosi allievi incoraggiando e regalando loro preziosi consigli su come aggiornare un background sonoro altrimenti in odor di stantio: ok i poster in cameretta di Verlaine e Kim Gordon, ok la collezioni di dischi di mamma e papà, lavoriamo però su uno stile personale che elimini o quantomeno affievolisca l’effetto old school. I Rips sono bravi e disciplinati, ascoltano e fanno tesoro, il risultato va oltre ogni aspettativa, canzoni tutte ben congegnate che sanno di nuovo e fresco anche in ottica 2017.

Il punto di forza del disco è il continuo mutare di umori e tonalità, la magnifica tensione dell’iniziale Losing II (uno dei pezzi più stuzzicanti ascoltati quest’anno) viene velocemente stemperata dalle atmosfere solari e rilassate di Malibu Entropy, in Break invece calpestano le orme dello stile Parquet Courts come anche nella fascinosa Save Room, quasi degli omaggi al loro produttore e, di risulta, al R’n’R perverso e decadente dei primi Velvet. Proseguendo nell’ascolto Dan e compagni colpiscono ancora nel segno tra momenti carichi di frenesia ritmica (l’esplosiva No More, le accelerazioni di Spell) ed altri in cui danno prova di grande compostezza compositiva (le ballate elettriche Vs e la strappacuore Psychis, vertice emotivo dell’album). In definitiva, Rips è un album ribelle e romantico al contempo, in cui non ci si vergogna di volgere lo sguardo al passato per provare a fare la differenza nel confuso panorama musicale del presente. Non resta che augurare il meglio ai Rips, hanno vent’anni e tutta una vita davanti per continuare a picchiar duro sui loro strumenti.