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REVIEWSLE RECENSIONI
26/02/2019
Emarosa
Peach Club
Perché essere una band Post-Hardcore come tante altre quando si può essere un’ottima band Pop/Rock? La risposta degli Emarosa è nel loro nuovo album “Peach Club”, che gioca con il Pop, gli anni Ottanta e ha più di qualche debito con Taylor Swift e Carly Rae Jepsen.
di Jacopo Bozzer

La lista di band che, nel corso della loro carriera, hanno cambiato genere, è lunga quanto la storia del Rock. Uno degli ultimi nomi da aggiungere all’elenco è quello degli Emarosa, band di Lexington (Kentucky) che, giunta al sesto album, ha deciso che era giunto il momento di dare una svolta al proprio sound: perché essere una band Post-Hardcore come tante altre quando si può essere un’ottima band Pop/Rock?

La risposta che gli Emarosa hanno voluto dare a questa domanda è racchiusa nei 36 minuti di Peach Club, un lavoro che sprizza Pop da tutti i pori e che è il culmine di un lavoro di riposizionamento iniziato oltre un lustro fa con l’album Versus e l’ingresso in formazione del cantante Bradley Walden, primo di una serie di stravolgimenti che hanno portato il chitarrista ER White a essere l’unico membro superstite della formazione originale.

Nelle 11 canzoni che compongono Peach Club, gli Emarosa, più che alle origini del proprio sound, sono andati alla ricerca di loro stessi, ispirandosi a quanto ascoltavano nei primi anni dell’adolescenza e individuando i tardi anni Ottanta come periodo di riferimento. R&B, Pop, Rock da classifica: queste le influenze più immediate. Se proprio si dovesse ricercare dei paragoni con il passato prossimo, Peach Club potrebbe essere un disco “perduto” dei Duran Duran post-Notorious. E la copertina, che ha più di qualche debito con l’iconica illustrazione che Patrick Nagel ha realizzato per Rio, fa capire quanto i wild boys inglesi siano più che un riferimento per i nuovi Emarosa.

Prodotto da Courtney Ballard (5 Seconds of Summer, Good Charlotte, All Time Low), Peach Club è un album che gioca con gli anni Ottanta e con il Pop come hanno fatto Taylor Swift in 1989 e Carly Rae Jepsen in Emotion. Singoli come “Givin’ Up” e “Don’t Cry” ne sono la perfetta dimostrazione, così come non lasciano indifferenti il beat di “Hell of It”, la linea di basso Disco di “So Bad” e l’esuberante Synth Pop di “Cautious”.

Quello che gioca a favore degli Emarosa è che, a differenza delle altre band Pop/Rock da classifica in circolazione, danno la sensazione di essere un collettivo di musicisti che utilizza i propri strumenti, piuttosto che una task force di produttori che si serve delle macchine nel tentativo di simulare il suono di una vera band. Questo, in fondo, è uno dei pochi veri insegnamenti degli anni Ottanta. E anche solo per questo, non si può non amare Peach Club.