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REVIEWSLE RECENSIONI
13/03/2019
Walter Trout
Survivor Blues
Survivor Blues è l’ennesimo colpo di coda di un musicista che appare ancora lontanissimo dal canto del cigno e dall’appendere la chitarra al chiodo
di Nicola Chinellato

La storia è ormai nota e la conoscono tutti: Walter Trout, nel 2014, è stato a due passi dalla morte, condannato da un’esiziale cirrosi epatica che sembrava non lasciare scampo. Poi, le cure, grazie ai fondi raccolti dai suoi fan attraverso un progetto di crowfunding per sostenere le spese sanitarie, e la successiva guarigione che ha del miracoloso.

Oggi, Trout può legittimamente essere considerato come testimonial dell’antico brocardo che vuole che ciò che non ti ammazza, ti fortifica. Non è un caso, infatti, che dopo essere sopravvissuto, come ammicca il titolo di questo nuovo lavoro, Trout abbia dato alle stampe alcuni dei suoi migliori lavori: Battle Scars, del 2015, vincitore di due Blues Music Awards, che rielaborava il dolore ed esorcizzava la paura della morte, Live In Amsterdam, del 2017, che certificava il ritorno sulle scene, confermando uno stato di forma stupefacente per chi solo qualche tempo prima si era trovato a giocare a scacchi la sua partita con la morte, e We’re Al l In This Together, dello scorso anno, una sorta di grande party organizzato da Trout, invitando tutti i migliori chitarristi in circolazione (e non solo), per celebrare il potere salvifico della musica.

Survivor Blues è l’ennesimo colpo di coda di un musicista che appare ancora lontanissimo dal canto del cigno e dall’appendere la chitarra al chiodo. L’idea, non certo originalissima, è però sviluppata con la consueta passione e un approccio chitarristico tanto tecnico quanto sudato: inanellare una serie di cover di grandi del blues, ma pescando nel sottobosco dei pezzi meno noti.

Così, se i nomi in scaletta sono tutti pezzi da novanta (Otis Rush, Jimmy Dawkins, Elmore Jasmes, John Mayall, etc.), le canzoni reinterpretate appartengono alle seconde fila del repertorio dei nomi citati. Il risultato è un disco classicissimo nel suo suono virato prevalentemente verso il Chicago Blues, ma capace di carpire l’attenzione anche degli ascoltatori veterani con brani non così ovvi.

Anello di congiunzione tra riff sferraglianti (Be Careful How You Vote, Please Love Me, Red Sun, It Takes Time) e slow blues incandescenti (Something Inside Of Me, Out Of Bad Luck) la voce graffiante di Trout e una chitarra che, per tecnica e fantasia, non ha perso un briciolo della lucentezza dei giorni migliori. Consigliatissimo.