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MAKING MOVIESAL CINEMA
15/04/2019
Greg Mottola
Paul
Paul avrebbe potuto essere la chiusura perfetta della trilogia del cornetto diretta da Edgar Wright (serie di film anch'essi interpretati dalla coppia Nick Frost e Simon Pegg), un'opera composta da L'alba dei morti dementi, Hot Fuzz e La fine del mondo.
di Dario Lopez

La trilogia aveva alla base una bella idea, semplice ma divertente: in tre film andare a parodiare i maggiori generi cinematografici (horror, action e fantascientifico) e abbinare ognuno di questi a un colore che richiamasse oltre al genere di turno anche un classico gusto usato per i cornetti confezionati (rosso/fragola, blu/cornetto classico, verde e nero/menta e cioccolato). The Three Flavours Cornetto Trilogy è un progetto nel complesso molto riuscito e divertente che ha proprio nell'ultimo capitolo, quello dedicato alla fantascienza, il suo punto più debole, una lieve caduta di tono forse dovuta anche al fatto che la coppia Frost/Pegg non è più l'indiscussa protagonista all'interno di un film che presenta un cast allargato e più corale che rende La fine del mondo meno centrato e ficcante degli episodi precedenti. Ecco, pur non essendo all'altezza de L'alba dei morti dementi, non mi sarebbe dispiaciuto vedere questo Paul come punto di chiusura ideale della trilogia, Greg Mottola ha una mano diversa da quella di Edgar Wright ma le passioni comuni non mancano e il regista si difende bene girando un film leggero, divertente e sicuramente impregnato dell'amore per quel genere di fantascienza (Spielberg?) capace di creare prima di tutto tanta meraviglia. Poi con l'apporto di Wright le cose avrebbero potuto andare addirittura meglio.

Graeme (Simon Pegg) e Clive (Nick Frost) sono una coppia di nerd inglesi in trasferta americana, dopo una visita al San Diego Comic Con i due hanno pianificato un tour negli States che avrà come tappe le principali località di avvistamenti U.F.O. e quelle legate in qualche modo agli alieni: l'Extraterrestrial Route, Roswell, l'Area 51, la blackmail box e cose del genere. Così, dopo aver incontrato uno dei loro idoli al Comic con, lo scorbutico Adam Shadowchild (Jeffrey Tambor) i due amici noleggiano un camper e partono per la loro Grande Avventura durante la quale si imbattono niente meno che nel classico alieno dalla testa grossa e grigia, proprio quello che sta sopra agli adesivi e a tutta quell'altra roba aliena. Paul, questo il nome dell'alieno, è sulla Terra da qualche decennio, durante gli anni è stato ostaggio e consulente del governo USA ed ora è in fuga, braccato dall'agente Zoil (Jason Bateman) e da un paio di improbabili detective dell'F.B.I., gli agenti Haggard (Bill Hader) e O'Reilly (Joe Lo Truglio). La sua destinazione è un luogo dove, va da sé, dovrà ricongiungersi con la sua famiglia, tipico cliché da fantascienza per tutti.

Ed è proprio a quel tipo di fantascienza, quella ammantata di ignoto e meraviglia, buoni sentimenti ed animo familista che guarda il film di Mottola, è un omaggio spudorato e dichiarato ai film dell'infanzia, sporcato da un filo lieve di scorrettezze garantite da un protagonista un poco vizioso e sboccato, e imbevuto di forti dosi di amicizia virile e buddy movie con un tocco sentimentale a corredo. Il debito nei confronti di Spielberg è non solo evidente ma in maniera onesta anche palesato, l'accoppiata Frost/Pegg è ormai più che rodata e anche questa volta non delude, tra amicizia di lungo corso e qualche scintilla di gelosia sembra di tornare su percorsi già battuti e largamente apprezzati in precedenti occasioni. Sospendo il giudizio sulla scelta di far doppiare il protagonista a Elio delle Storie Tese, voce a mio avviso troppo riconoscibile, un doppiatore di professione l'avrei forse preferito. Se non si leggono i credits in anticipo, Mottola si ritaglia per il finale anche una sorpresa piacevole per tutti i fan della fantascienza al Cinema, ennesimo atto d'amore verso un genere che con tutta probabilità deve aver allietato parecchie serate del regista newyorkese.

Paul è un gioco divertente, una commedia d'amore (per la fantascienza) che ha il merito di trovare nella parte finale del film anche un buon ritmo che permette di terminare la visione con un bel senso d'appagamento che non si avverte proprio dalle prime battute. Il risultato finale è di peso lievissimo ma sicuramente ben calibrato, questo strano incontro con Paul alla fine ha portato buoni frutti.