Banner 1
logo
Banner 2
THE BOOKSTORECARTA CANTA
Il suo delicato modo di stare al mondo
Massimo Priviero
2019 
CARTA CANTA
all THE BOOKSTORE
18/07/2019
Massimo Priviero
Il suo delicato modo di stare al mondo
“Credo semplicemente che la vera cifra di una natura umana, anche nella sua possibile bellezza, tu possa incontrarla molto meglio quando le distanze intorno diventano più rarefatte”. (M. Priviero)
di Paolo Tocco

Delicatezza e poi rincorsa. Amore e resistenza. Rabbia e resilienza. Parole che si incrociano, si fondono assieme, cambiano la faccia e i colori sotto una pioggia incessante di passioni e di visioni d’arte. E sono stati anni in cui l’America si faceva vicina per il suo rock d’autore… ma anche anni in cui anche Milano era troppo lontana per un cantautore pellegrino come lui, randagio e troppo fuori dai canoni del mainstream - dicono loro. Ho letteralmente divorato questo libro, delicato e amaro, silenzioso, intimo, riverso a terra come un bambino sporco di fango che ad un tratto si alza a guardare il profilo del mare e scopre di essere adulto… e canta, solo per la voglia di cantare. E scopre poi che in questa vita non ha senso correre dietro ai numeri e alle regole che il loro mercato decide a priori di inculcarci fin dalla nascita nostra. Non ha senso. Non è questo il modo di stare al mondo di Massimo Priviero.

Lo incontrai anni fa a Legnano, producevo del folk e lui al folk si stava avvicinando di nuovo. Diventammo persone vicine, di quelle che la distanza alle volte si fa rarefatta come dice lui e si ascoltano un pochino. Io ho sempre sperato di fermarmi accanto a lui in questo tempo suo per scoprirlo un poco di più… l’uomo che è e l’artista che sempre sarà. Dopo tanto ci siamo ritrovati per qualche momento a L’Aquila, questo mese di maggio, quando è venuto nella splendida cornice di Polarville a presentarci questo libro, il suo primo romanzo, un’autobiografia dal titolo “Amore e Rabbia”.

Seduto a due passi dal mare d’inverno, isolato in una cittadina della costa adriatica, lontano dal clamore estivo dei turisti omologati. Lui, il silenzio di una vecchia casa, la sua vita da raccontare in questo equilibrio assolutamente affascinante tra il presente della narrazione, con le sue storie e i suoi personaggi, e il passato della sua vita di cantautore. Ricostruire la vita da restituirci come un romanzo che a leggerlo bene davvero ti bagni la testa e le mani di quella pioggia d’inverno che non fa sempre troppo rumore, immagini il silenzio della vita di un paese deserto, ti immagini che c’è davvero l’inverno che dice, una farmacia, un supermercato, un ragazzo, la taverna, un amica, forse un amore, una bevuta, gli scogli, una chiesa, le pareti umide, la muffa, la cena, i fogli che ormai sono digitali, la macchina che passa, il silenzio… quanto rumore fa il silenzio che abbiamo dentro?

Questa autobiografia di Massimo Priviero urla con la serenità di chi ama il silenzio e affascina come un amore romanzato in eterno. Un bellissimo libro.

Ora, dopo averlo letto, se e quando avrò di nuovo la fortuna di incontrarlo, mi verrà di chiamarlo amico.

Cominciamo. Ho sempre sognato e pensato di volermi isolare dal mondo che corre ad una velocità che non mi appartiene… inutile dirti della direzione che prende. La prima cosa che mi ha catturato di questo “romanzo” è proprio il luogo da cui è uscito. Ho immaginato a lungo quel posto a due passi dal mare, la taverna di Gigi, quella Chiesa fuori mano, la farmacia e il supermarket, la strada che porta fuori città… sembra un quadro. Solo questo sembra un quadro che ha rapito tutta la lettura… e quando interrompevi la narrazione della tua vita passata e si tornava al presente mi arrivava forte la calma e quel bisogno di silenzio che rigenera con le sue piccole cose…

Immagina dunque questo piccolo paese di costa adriatica aperto al mondo, e al casino estivo, solo per tre o quattro mesi all’anno. Poi chiude. Poi riapre. Immagina l’autunno e l’inverno. In un clima e in un mondo di questo tipo io sono cresciuto. Dunque sei hai testa e cuore che vanno in una certa direzione, soprattutto in quella che chiameremo artistica, sei costretto fin da ragazzo a fare i conti con te stesso. Può essere contemporaneamente un grande guaio o una bella opportunità. È una tua scelta. Ma in fondo accadono entrambe le cose. Mi porto dietro da sempre un po’ di “sindrome da guardiano del faro” rispetto all’esistenza, non so se mi spiego. E inevitabilmente spesso mi capita di assecondarla. Chissà! Certo non amo granché il tempo in cui viviamo oggi. In fondo è anche probabile che non ami la massa, ma non cercare spocchia intellettuale in questo perché non c’entra nulla né è cosa che mi riguarda. Al contrario. Credo semplicemente che la vera cifra di una natura umana, anche nella sua possibile bellezza, tu possa incontrarla molto meglio quando le distanze intorno diventano più rarefatte. Amo profondamente la vita. E amo i protagonisti di questa storia che ho scritto e che interagiscono con me. Ma amo molto anche il silenzio e il suono del mare. E il suono della solitudine. Credo che a tratti tu possa “sentirli” tutti tra queste righe. 

Amore. La prima parola di questo libro. Stai amando la tua vita contro ogni ostacolo di carriera e di comprensione. Ma amarsi forse significa anche codificarsi, capirsi, parlarsi, andare verso… in questa vita hai corso in una direzione e la vita stessa, quella lavorativa, ha corso in un’altra, forse senza curarsi troppo di quelli che, come te, avevano altro da dire. Ha corso e basta. E ti ha lasciato dietro. E tu indifferente hai continuato ad amarla. Forse è da qui che amore significa anche rabbia…

Ho fatto soprattutto delle scelte. E a un certo punto, tanti anni fa, ho finito di chiedermi quanto fosse alto il prezzo di quelle scelte. Erano semplicemente le mie. Dovessi farti l’elenco delle volte che ho detto “No grazie, non mi interessa” staremmo qui delle ore. Da ragazzo decisi che volevo vivere della mia musica, dei miei dischi e dei miei concerti. Questo accade ormai da più di trent’anni. Questa è la mia vittoria, se vuoi metterla giù nel modo più comprensibile al mondo. Tutto il resto viene dopo, compresi anche i numeri importanti che posso aver fatto, sempre parlando un linguaggio comprensibile ai più. Non è il mio primo pensiero pensare che domani suonerò in un teatro con duemila persone, e accade anche questo come sai, oppure in una piccola sala con poche decine di volti che mi guardano. Sono i loro occhi che contano. Anzi, potrei dirti che è stata una mia scelta quella di provare ad essere tanto per pochi piuttosto che poco o niente per tanti. Entrare davvero in un frammento di vita della gente che hai davanti. Certo, senza farlo con le canzoncine. La massa ha bisogno spesso di mediocrità. La mediocrità è salvifica e tranquillizzante. Cerco di viaggiare più lontano possibile da questo male del nostro tempo. Dunque Amore e Rabbia esistenziale sono state spesso la cifra della mia esistenza. Sono il regalo che ho avuto dal destino e che mi fanno vivere fino in fondo il mio viaggio su questa terra. Devo semplicemente tenerle in equilibrio. Anche se non è mestiere facile.  

E ora farei il percorso al contrario. Rabbia: quanta rabbia mi hai comunicato!!! Quanta rabbia nell’avere le mani legate in una terra che lega i sogni e ne fa strumento di marketing a suo uso e consumo. E forse è proprio qui che la rabbia significa anche amore… non credi?

Come ti dicevo sono sentimenti che vanno insieme. Che si susseguono come alba e tramonto. Il gioco a cui decidi di partecipare ti porta inevitabilmente dentro a un sistema orrendo o ridicolo, a te la definizione. Fatto spesso di persone squallide. Ma, come avrai colto leggendo il libro, non ho particolari accuse da fare. Né al sistema né alle persone. Perché questo accade in ogni campo della vita. Non mi interessa più di tanto. Ho raccontato anche dei fatti precisi. Ho una serie lunga di vittorie e sconfitte, se così le vuoi chiamare anche se è un modo che giudico improprio, e pure vivo in continua alternanza di forza e fragilità. Questo è accaduto e questo accade. Ma quel che conta è altro. Ti ricordi come chiudeva quella poesia che amava molto Nelson Mandela? Quella che lui leggeva ogni giorno negli anni in cui era rinchiuso in carcere? Quella che finiva dicendo “Non importa quanto stretta sia la porta, quanto impietosa sia la vita, io sono il padrone del mio destino. Io sono il capitano dell’anima mia”. Altre parole da aggiungere non servono.  

Nessuna resa mai. Risponderei così a chi mi parla di resilienza invece che di resistenza. Tuttavia non ho ancora capito in quale momento questo romanzo ha parlato di resistenza e in quale invece si è lasciato andare cullando la resilienza…

Ah, credo che continuerai a cercare i confini labili tra questi due concetti. Alla fine si fondono e uno entra ed esce dall’altro. Certo l’idea di difendere dei particolari valori attraversa tutta la storia. Attraversa tutta la mia vita. Nei momenti di buio e nei momenti di luce che certo non coincidono con il successo che puoi avere in questo mondo per come questo è spesso misurato. Come dicevo prima comunque vada c’è un prezzo che è lì da pagare. Se decidi di essere davvero un uomo, c’è questo prezzo intendo dire. Se decidi di guardarti allo specchio. Se decidi di essere vivo. Spero di riuscire a spiegarmi. Se invece sei qualcos’altro, puoi pure usare le famose categorie di Sciascia, è argomento che non mi riguarda e di cui non saprei dir nulla.

Mi ha colpito molto la figura di quel personaggio che hai incrociato il giorno in cui hai deciso di cercare la chiesa… senza addentrarmi troppo nei dettagli e svelare così parte di un racconto, ci ho letto il momento della vita in cui tutto si deve fermare per rispondere dei conti fatti. Forse non è così… ma l’unico momento in cui hai pianto, o quanto meno è l’unico in cui hai sentito di doverlo dire a tutti noi. Questo mi arriva…

La persona che incontro è in qualche modo ai lati del mondo. Forse per questa ragione mi arriva più vicina. Forse per questa ragione mi commuovo. Ho cercato la piccola chiesa, e nel libro racconto perché. Al di là della mia fragile fede, il destino mi ha regalato questo dono. Che ho sentito più forte nei momenti estremi della mia vita. Nel momento più tragico quando per esempio vidi morire ammazzato mio padre. All’opposto, quando qualche anno dopo nacque mio figlio. Dolore estremo e gioia infinita come puoi facilmente immaginare. Allo stesso modo, in quei momenti ho alzato gli occhi al cielo e poi ho sorriso. 

Ho conosciuto da vicino Massimo Priviero che cantava “Ali di libertà”. L’ho ritrovato con Michele Gazich e l’ho riconosciuto con “All’Italia”. Ecco: ti ho riconosciuto. Questa è una parola importante: perché questo tuo romanzo personale, questa autobiografia, ti somiglia così tanto che io posso dire di averti riconosciuto. E non pensare che sia una cosa scontata…

Oh, grazie. Spero di essere all’altezza delle tue parole. Come spero di essere all’altezza di chi mi è vicino e di chi mi vuol bene. L’altro giorno, alla fine di una presentazione, un uomo ha aspettato che defluisse tutta la gente che c’era e mi ha avvicinato per dirmi più o meno: “Avrei bisogno che tu rispondessi a questa domanda! Tu sei quello che scrivi, suoni e canti oppure sei uno che sa fare bene il mestiere che si è scelto?” Mi sono messo a ridere. Gli ho risposto che se fosse vera l’opzione due tutto sarebbe stato e sarebbe infinitamente più semplice. Per fortuna e purtroppo, anche per i guai che questo comporta, gli ho risposto che sono l’opzione uno. Con tutto quel che ci va insieme. Ecco, forse la risposta anche ad eventuali altre domande è dentro a questo semplice concetto.

E avendoti riconosciuto penso proprio che questo libro dovevi scriverlo per farlo leggere a Massimo Priviero stesso, perché penso che lui tante cose della sua vita non le voleva ricordare. Ho avvertito la violenza e il dolore di rimestare alcune carte che la resistenza di cui sopra voleva tenere coperte… questo mi arriva…

È giusto quello che dici. Ti dico di più. Sai, ho sperimentato sulla mia pelle il luogo comune per cui scrivere un libro con certi contenuti è anche un atto terapeutico. Confermo. È stato anche un po’ andare dallo psicanalista. Solo che al posto di un uomo avevo davanti il mare. Magari così è stato più semplice. In verità mi sono risparmiato poche domande e mi son fatto anche parecchi rimproveri. Ho sorriso e pianto molto scrivendolo, puoi immaginare. Ma sono convinto che andava fatto. Ed è corretto quello che dici. Bisognava che lo scrivessi per farlo leggere anche a me stesso.                

Una domanda diretta: senza fare nomi che tanto i nomi tu non li hai fatti, correttamente direi anche. Ma pensi che chi doveva leggere, ha letto? E magari ha anche risposto?

Ho fatto anche tanti nomi. Anche di amici e nemici se vuoi dare etichette. Alcuni non ho potuto farli. Non posso per esempio fare il nome di un galoppino dell’ndrangheta che all’epoca mi truffò ventilandomi in caso ritorsioni su mia moglie e mio figlio. Poi, molti nomi non contano né hanno mai contato niente. Le vere risposte che cerco sono negli occhi della tanta gente che incontro alle presentazioni di “Amore e Rabbia”. Sono loro che devono dirmi se ho fatto bene o male. Loro devono dirmi se per esempio mi è riuscito di essere, almeno talvolta, un uomo giusto. Loro devono dirmi se le mie canzoni e il mio modo di stare al mondo, e pure le pagine di questo libro, sono entrate in un frammento della loro esistenza e magari hanno contato davvero. In questa possibile condivisione c’è eventualmente il valore. Il resto, credimi, conta davvero poco. Non ho alcuna rivincita da prendermi verso un certo particolare mondo. Non ho nessuna accusa da fare. Non mi interessa per niente. Anzi, se vuoi la mia unica personale rivincita, se così la puoi chiamare, sono giusto gli occhi e il sorriso della gente di cui parlavo prima. Sono le loro carezze che spero di meritarmi. Il resto conta davvero poco.   

Come sta Gigi? E la farmacista? E Marco alla fine che musica suona? Quanta voglia di chiudere tutte queste parentesi…

Oh, Gigi beve sempre troppo ma sta meglio e le sue speranze di vita sono aumentate ancora. Con la bella farmacista ho una storia che oggi non ti racconto ma che è comunque un gran casino. Marco ha pronto ormai un disco quadruplo e ascolta di tutto e di più, ma i suoi occhi si accendono davvero solo quando c’è di mezzo Nick Drake. Voglio davvero bene a tutti e tre. Chissà, quel che succederà magari un giorno lo scriverò. Oppure lo inciderò.

Chiudiamo. Promesso. Non pensare però che questa sia una domanda banale. So che ci leggerai tanto altro… ora che hai sfogato il bisogno di vomitare la tua vita, la tua rabbia e tutto il tuo amore, sei pronto per scrivere un nuovo disco di Massimo Priviero? Vorrei cantarlo con te…

Grazie Paolo! Sai, oggi non ho idea del mio prossimo futuro in termini musicali. Probabilmente mi piacerebbe re-incidere le 20 o 30 canzoni che considero più importanti nella mia vita artistica, aggiungerci qualche inedito, e farle tutte voce, chitarra e armonica. Magari sarà così. In fondo anche “Amore e Rabbia” è un libro voce, chitarra e armonica. 


TAGS: amorerrabbia | intervista | MassimoPriviero | paolotocco