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Sto scrivendo dei milanesi, anche
87° Distretto e il “genere” letterario
LIBRI E ALTRE STORIE
all THE BOOKSTORE
06/11/2017
87° Distretto e il “genere” letterario
Sto scrivendo dei milanesi, anche
McBain mi rimase in testa: la moglie sordomuta del protagonista; ma lui, Steve Carella, è parte di un commissariato, cioè un commissario di distretto “lo 87th Precinct), con molti altri agenti dalla personalità spiccata, violenza molta ma non troppo esasperata, ambientazione… beh che fosse New York evidentemente lo si capiva dopo poche pagine di ogni storia.
di Stefano Galli steg-speakerscorner.blogspot.com

Nell’Italia che non esiste più c’era l’estate, che era solamente una parte dell’anno e come tale si ripeteva[1].

Fra le azioni che si reiteravano, per chi andava in vacanza c’era anche quella delle letture, e, di conseguenza, la scelta dei libri da portare come parte non irrilevante del bagaglio (avete mai provato – per qualsivoglia causa – la tentazione di vuoto, noia ed abbandono del nulla da leggere in  terra straniera? Terribile).

Gli editori lo sapevano, pertanto erano cadenzate anche certe uscite estive.

Esistevano anche le bancarelle dei libri usati (e l’angolo di qualche edicola[2]) dove rifornirsi. Rifornirsi soprattutto di quella roba che allora era la scala bassa dei libri, cromaticamente suddivisa, anche se poi quelli con i colori erano solo le pubblicazioni di una certa editrice: gialli, fantascienza (bianchi), spionaggio (nero).

Restiamo sui gialli.

Mia madre era una lettrice globale ed era così giovane per gli standard attuali che oggi io sarei potuto nascere quindici anni dopo, invece ero già un teen-ager e lei poco oltre i quarant’anni. Leggeva anche gialli: per casa era passato qualche volume scritto da Micky Spillane, Maigret certo, e poi un paio di altri autori americani (con copertina proprio gialla): Richard Stark (che non sapevano/sapevamo fosse pseudonimo di Donald E. Westlake perché forse non si sapeva chi fosse Westlake) e Ed McBain.

Questi due in comune avevano un dettaglio: in Italia tutti i titoli contenevano il riferimento alla serie: Parker per il primo (Parker: un criminale, fra l’altro) e 87° Distretto per il secondo.

Ricordo che eravamo a New York (1975 e/o 1976), Gramercy Park: potrei addirittura aver sfogliato uno Stark e letto un McBain, o letto tutti e due, comunque erano quelli di mia madre.

McBain mi rimase in testa: la moglie sordomuta del protagonista; ma lui, Steve Carella, è parte di un commissariato, cioè un commissario di distretto “lo 87th Precinct), con molti altri agenti dalla personalità spiccata, violenza molta ma non troppo esasperata, ambientazione… beh che fosse New York evidentemente lo si capiva dopo poche pagine di ogni storia.

Anni dopo – molti – cominciai a leggere McBain, spesso d’estate: i Milanesi sono duri a morire e anche a cambiare (parafraso Giorgio Scerbanenco).

Ricordo un bel libro che forse era copia remainder, con copertina giallo limone e un volume saggistico abbinato in un cofanetto: la grafica degli Omnibus (Mondadori) era allora impeccabile ed invitante, e un anno avevano deciso di realizzare una serie (che forse non ebbe grande successo: ecco la copia nuova, ma a prezzo ridotto, che io acquistai) di uscite librarie tutte con quello stile: dunque un tipico Omnibus (cartonato, bello e solido) e un volumetto a suo compendio.

Sto descrivendo Il Sordo contro l’87° Distretto.

Perché il Distretto ha il suo Professor Moriarty, il Sordo, appunto (in originale “The Deaf Man”) – e, se ci pensate, ha un discreto humour nero, l’autore, stante la sfortunata (ma bella) Theodora “Terry” Carella – che comparirà in totale in sei romanzi.

È NYC ma non lo è il piano di gioco della saga: lo spiega molto bene in quel suo agile saggio George N. Dove[3]. Insomma, fidatevi. Quindi fa (anche) molto caldo d’estate e nevica d’inverno. Quindi c’è il fiume e c’è un grandissimo parco, e… Quindi nei personaggi di ogni romanzo c’è anche la città che non dorme mai.

Se vi aspettate altro da me, spiacente. Non è il mio stile.

Per chi è curioso, offro uno spunto critico al mio punto di vista: http://www.nytimes.com/2005/07/09/books/why-readers-keep-returning-to-the-87th-precinct.html.

Per chi invece si allinea, provate a leggere anche quest’altro blogger (per lui è stato il padre il gancio letterario): http://dentroisecondi.blogspot.it/2012/12/ed-mcbain-lo-scrittore-che-si-e-superato.html.

Per chi, infine, sa già di cosa sto parlando, una strizzata d’occhio: “Let’s be careful out there!”.

Dimenticavo: ho appena cominciato a leggere un romanzo di McBain, non dei Ragazzi del Distretto ma uno di quei suoi fuori serie (letteralmente): intitolato Bocche di fuoco[4] fu pubblicato nella collana mondadoriana Maschera Nera (anyone?) diretta da uno dei miei soliti riferimenti infallibili: Oreste Del Buono, che firma anche la prefazione.

Siamo a New York, è estate e fa caldo.

[1] Cosicché i costumi da bagno anche le signore tendevano ad usarli per più di una stagione.

[2] Reiterata gratitudine al Signor Romolo, a Milano, dove (altro che book café: ci capitavano, essendo un negozio e non un chiosco, anche giornalisti, figli di giornalisti, bottegai e proletariato misto per fare due o anche sedici chiacchiere) si scartabellava di tutto.

[3] Il volume non mi risulta edito separatamente in Italiano, in originale si intitola The Boys from Grover Avenue – Ed McBain 87th Precinct Novels.

[4] Guns in originale.