REVIEWSLE RECENSIONI
30/11/2017
Quicksand
Interiors
Interiors è un album che parla ai convertiti e non cerca facili scorciatoie nel tentativo di allargare la fanbase e raggiungere un pubblico diverso da quello di riferimento. Lo si può considerare un aggiornamento del software, grazie al quale i Quicksand inglobano nel proprio sound tutto ciò che è accaduto di buono nell’Alternative Metal e nel Post Hardcore degli ultimi vent’anni.
di Jacopo Bozzer

Una pausa lunga ventidue anni non è una cosa da poco e i Quicksand – il cantante e chitarrista Walter Schreifels, il bassista Sergio Vega e il batterista Alan Cage – lo sanno benissimo. Soprattutto se in mezzo ci si mette: a) uno split neanche troppo amichevole all’apice della fama, dopo aver realizzato nel 1995 un caposaldo del Post Hardcore come Manic Compression; b) una prima reunion tra il 1997 e il 1999 che è naufragata nel tentativo di realizzare un nuovo album; c) una seconda reunion nel 2012 che faceva ben sperare, ma invece non è andata oltre una manciata di concerti celebrativi; d) una terza reunion e il sorprendente annuncio, nell’agosto scorso, dell’imminente uscita di Interiors; e) l’arresto per taccheggio a Phoenix, a settembre, del chitarrista Tom Capone, con il suo relativo allontanamento dalla band. Insomma, viste le non facili premesse e l’asticella delle aspettative settata piuttosto in alto, era legittimo avere più di un dubbio nei confronti dei Quicksand e della loro capacità di onorare il proprio glorioso passato.

Una situazione, a pensarci bene, non molto diversa da quella affrontata un paio di anni fa dai Refused. Pure loro, infatti, erano reduci da una lunga inattività e dovevano dare seguito a un acclamato album come The Shape of Punk to Come. Ma se il combo svedese con Freedom aveva scelto di sparigliare le carte offrendo al suo pubblico un album pieno di contaminazioni e contraddizioni – facendosi produrre in un paio di tracce addirittura da Shellback, il braccio destro dell’hitmaker Max Martin –, i Quicksand con Interiors hanno deciso di andare sul sicuro, optando per riproporre il loro sound classico – una combinazione letale di bordate Metal, furia Punk e melodie cristalline, influenzato da Fugazi e Helmet – nella maniera più fedele possibile, senza però limitarsi a riprodurre scolasticamente quanto fatto fino alla metà degli anni Novanta. Si può quindi considerare questo nuovo lavoro come un aggiornamento del software che non cerca disperatamente nuove avventure, ma preferisce sondare il territorio conosciuto assimilando quanto è successo di buono nell’Alternative Metal e nel Post Hardcore degli ultimi vent’anni. Quindi c’è spazio per quei passaggi strumentali liquidi che ricordano i migliori Isis, una equilibratissima combinazione tra pieni e vuoti figlia dei Deftones (e non è un caso che la band di Sacramento, quando ha dovuto sostituire il compianto bassista Chi Cheng, abbia optato per Sergio Vega) e una potenza strumentale che ricorda molto da vicino i Tool di Ænima. Quello che stupisce positivamente è come tale ricchezza sonora sia però contenuta in canzoni relativamente brevi, con il risultato che in quattro minuti i Quicksand riescono a esprimere pienamente tutto il loro potenziale sonoro, dove le chitarre sono in primo piano, il basso funge da fondamenta di ogni canzone e il drumming è tecnico e insistente.

Naturalmente Interiors è un album che parla ai convertiti, rivolto principalmente a chi conosce già il gruppo, per cui non cerca facili scorciatoie nel tentativo di allargare la fanbase e raggiungere un pubblico diverso da quello di riferimento. Alla fine, quando un gruppo ritorna in attività dopo ventidue anni, l’obiettivo principale è spesso quello di non intaccare l’eredità musicale che si è pazientemente costruita nel tempo. È un sottile gioco di equilibrismi, perché bisogna confermare che si è tornati a essere quello che si era, quello che tutti conoscono, ma, contemporaneamente, è anche necessario dimostrare come il tempo non sia stato sprecato, l’attesa non sia stata vana e che il viaggio musicale è stato compiuto in un sentiero di sperimentazione e ricerca. Difficile, vero? Certo, ma non per i Quicksand. E Interiors ne è la dimostrazione.