MAKING MOVIESAL CINEMA
01/12/2017
Hou Hsiao-hsien
Millenium Mambo
Lasciamo la ragazza, togliamole gli occhi di dosso e iniziamo a “guardare” la sua storia. Compare il titolo: Millenium Mambo. Balliamo: buona visione.
di Matteo Minelli

Le Cinema c’est la veritè vingt-quatre fois par seconde

(Jean-Luc Godard)

Incipit.

Il film inizia con una ripresa in alto, con il punto di vista agganciato ad un soffitto di luci la cui forma ricorda molto quella della pellicola, quel nastro che scorre sotto i nostri occhi con ventiquattro fotogrammi al secondo, senza che il cervello possa registrarli. Un inganno, quindi, altro che verità! I primi rumori che sentiamo ricordano quelli pressori presenti in 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, quando l’astronauta disattiva l’occhio del computer HAL (il film di Hou Hsiao-sien è stato realizzato proprio nel primo anno del nuovo millennio; quasi una filiazione). Poi la camera scende a farci intravedere un lungo tunnel e il capo di una ragazza che si muove consapevole della presenza del nostro occhio, per l’appunto. Mentre cammina la protagonista infrange quello che un tempo era vietato, lo sguardo in macchina (1) e pare ci inviti a seguirla nella sua danza. La camera sbanda come se facesse fatica a restare stabile nella ripresa, a testimonianza del fatto che non sia possibile determinare con esattezza cosa stia succedendo. Una voce fuoricampo narra le vicissitudini della ragazza e ci segnala che siamo nel 2011: i fatti che sta raccontando, infatti, risalgono a dieci anni prima. Allora questa è la fine-inizio del film, o quantomeno l’happy ending per una giovane che si è liberata da una storia tormentata; la bellezza delle immagini, però, fa passare in secondo piano l’esigenza di una spiegazione (2). La storia parte dopo, al termine del tunnel la cui fine iniziamo a intravedere. Dopo aver seguito la danza della ragazza, la telecamera si ferma proprio sui gradini a scendere che portano all’uscita; a poco a poco vediamo il corpo, l’immagine scomparire dalla nostra vista, quasi in segno di rispetto e a volerla lasciare libera. No trespass, come compariva all’inizio di Citizen Kane di Orson Welles, pietra miliare della Storia del Cinema che poneva una domanda cruciale: quanto possiamo conoscere di una persona?

Nulla, in realtà.

Lasciamo la ragazza, togliamole gli occhi di dosso e iniziamo a “guardare” la sua storia.

Compare il titolo: Millenium Mambo. Balliamo: buona visione.

PS. Durante la proiezione delle prime realizzazioni dei fratelli Lumière, il pubblico poteva vedere l’arrivo di un treno in stazione. Centosei anni dopo, probabilmente, ci troviamo sul passante esterno di una metropolitana: Il viaggio è sempre quello, all’insegna di quel falso movimento che è il Cinema.   

 

  1. Fu proprio Godard, in quello spartiacque teorico che fu e che resta “A’ bout de souffle - 1960” a portare all’eccesso la rottura di questa regola.
  2. La prima volta che vidi questo incipit, non c’erano sottotioli e non conoscendo il cinese mi lasciai trasportare dalle immagini. Funziona ancora dopo svariate visioni.