Cerca

Banner 1
logo
Banner 2
PREVIEW, EVENTI E COMUNICATICOMING SOON
Red Kite
Red Kite
2019  (RareNoise Records/Goodfellas)
JAZZ ROCK
all PREVIEW, EVENTI E COMUNICATI
30/05/2019
Red Kite
Red Kite
Esce il 28 giugno per RareNoise l'esordio dei Red Kite, composto da musicisti provenienti Elephant9, Shining, Bushman’s Revenge e Grand General.
di La Redazione

Il quartetto jazz-rock norvegese dei Red Kite pubblica il proprio album di debutto il 28 giugno per RareNoise, una vorticosa tempesta di psych-rock, prog e sperimentazione free-jazz. La band è composta da alcuni dei migliori esponenti della musica heavy norvegese, provenienti da band come Elephant9, Shining, Bushman's Revenge e Grand General: nei Red Kite troviamo infatti il chitarrista Even Helte Hermansen (Bushman's Revenge), il bassista Trond Frønes (Blood on Wheels, Goat The Head, Grand General, Sunswitch), il tastierista Bernt André Moen (Shining, Blood Red Throne, Green Carnation) e il batterista Torstein Lofthus (Elephant9), quattro incredibili musicisti in grado di navigare nella complessa architettura prog con lo spirito improvvisativo del jazz e la potenza del rock. "Siamo tutti cresciuti ascoltando rock e musica heavy", dice Lofthus, "ma in seguito abbiamo scoperto il jazz, il prog e ogni altro genere di eccitante musica. Per noi è solo musica, al punto che ora tutto si scioglie in un unico grande calderone creativo". Un calderone tutto da gustare in questo straordinario debutto che porta lo stesso nome della band: “Red Kite” è composto di 40 minuti divisi in cinque tracce, di cui quattro sono composizioni originali del chitarrista Hermansen, con l'aggiunta, proprio in apertura del disco, della meravigliosa "Ptah, the El Daoud" di Alice Coltrane (1970), qui in una versione che trasforma la trascendenza spirituale dell'originale jazz in un più serrato assalto prog.

Lofthus e Hermansen si sono incontrati mentre entrambi erano membri del gruppo hard rock norvegese Shining. Il batterista è stato uno dei membri fondatori del gruppo come quartetto di jazz acustico; Hermansen ha militato per un decennio nell'influente ensemble, proprio mentre gli Shining si avvicinavano alle sonorità avant metal in album come “Grindstone” e “Blackjazz”. Entrambi conoscevano lo stile distintivo di Frønes dal suo lavoro nel gruppo rock Cadillac; Hermansen ha poi continuato a lavorare con lui nel quintetto progressive jazz fusion Grand General. Quando il bassista lasciò la sua base di Trondheim per la capitale, Oslo, i tre erano, secondo Lofthus, "tutti in cerca di una scusa per suonare". I risultati, ricorda, furono "troppo divertenti per non dargli un seguito". Lofthus e Hermansen avevano già fondato altre band da quando hanno lasciato gli Shining: Lofthus formò l'acclamato  trio degli Elephant9, mentre Hermansen guidò gli esplosivi Bushman's Revenge. Per differenziarsi da questi gruppi ed esplorare altre strade si è deciso di ampliare la formazione con un quarto membro. La scelta immediata è stata Moen, che aveva suonato insieme a Lofthus e Hermansen su “Blackjazz” degli Shining e nel successivo tour. 

"In questo album abbiamo voluto scoprire e consolidare il nostro suono", spiega Hermansen. "Si trattava di esplorare cosa ci distingue dai nostri gruppi, accentuando le nostre eccentricità, e farlo in modo naturale". Il viaggio si apre con l'atmosferica introduzione di "Ptah, the El Daoud" di Alice Coltrane: mentre Moen si addentra nella familiare linea di basso (memorabilmente suonata nell'originale dal leggendario Ron Carter), la marcia spirituale della Coltrane diventa un aggressivo rullo compressore, scambiando le riflessioni spirituali dell'originale con un vigore prettamente heavy. Il resto dell'album è stato scritto da Hermansen, anche se tutti e quattro i membri sono anche compositori, e i temi scheletrici del chitarrista servono più che altro come stimoli per le indagini di gruppo. "Le mie composizioni sono solo punti di partenza per la band" dice Hermansen. "Abbiamo bisogno di un inizio, quindi siamo alla ricerca di idee che siano sufficientemente articolate ma che arrivino al punto senza intralciare la strada". A ciascuno dei pezzi viene dato un titolo provocatorio, a cominciare da "13 Enemas For Good Luck". Come dice Hermansen "Denominare una cosa come la musica strumentale astratta è, in apparenza, una sorta di assurdo in sé, quindi scegliamo di sottolinearne l'assurdità. Se qualcosa può funzionare su più di un livello, allora è una buona scelta". Il brano però è tutt'altro che uno scherzo. La chitarra urlante di Hermansen riecheggia nella vastità, gonfiandosi gradualmente in potenza fino ad esplodere in una monolitica melodia. L'intensità continua a crescere fino a frammentarsi in esplosioni simili a schegge. Il pezzo più breve dell'album, "Flew a Little Bullfinch Through the Window", è anche il passaggio più rilassato, come la delicata penombra del titolo potrebbe suggerire. È costruito su un groove sfuggente, con Hermansen e Moen che tracciano linee filigranate dal ritmo rotatorio. Ipnotizzati dalla pausa di relativa dolcezza, veniamo sconvolti nel risveglio dall'incendiaria volatilità jazz-rock di "Focus on Insanity", che prende il nome da un gioco di parole su un classico di Ornette Coleman. Il cambio di titolo è perfetto per lo squilibrio della melodia delle escursioni armolodiche di Coleman. L'album si chiude con "You Don't Know, You Don't Know, You Don't Know", la cui ambiguità filosofica si esprime vividamente attraverso una nebbia di psichedelia narcotizzata.

L'uscita del debutto autotitolato di Red Kite sarà una gradita sorpresa per coloro che hanno il gusto per l'avventuroso e l'estremo. È un set delirante che elide fluidamente i confini di genere con una sbalorditiva vibrazione ed un'energica, galvanizzante fantasia.

1. Ptah, The El Daoud
2. 13 Enemas For Good Luck
3. Flew A Little Bullfinch Through The Window
4. Focus On Insanity
5. You Don’t Know, You Don’t Know 

Even Helte Hermansen – guitars 
Trond Frønes – bass 
Bernt André Moen – keyboards 
Torstein Lofthus – drums 

 

TAGS: fusion | jazz | news | nuovoalbum | preview | RareNoise | redkite | rock