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PREVIEW, EVENTI E COMUNICATICOMING SOON
You Don't Know The Life
Jamie Saft, Steve Swallow, Bobby Previte
2019  (RareNoise Records/Goodfellas)
JAZZ
all PREVIEW, EVENTI E COMUNICATI
15/01/2019
Jamie Saft, Steve Swallow, Bobby Previte
You Don't Know The Life
Esce a fine gennaio su RareNoise "You Don't Know The Life", nuovo episodio della collaborazione tra Jamie Saft, Steve Swallow e Bobby Previte.
di La Redazione

Nelle ultime tre decadi, il tastierista, produttore e compositore Jamie Saft ha fatto della capacità di re-interpretazione il pilastro della sua carriera. La sua abilità di spaziare attraverso i generi è testimoniata anche dalla varietà di musicisti innovativi con cui ha collaborato, una lista che include nomi come John Zorn, Beastie Boys, Bad Brains, John Adams, Iggy Pop, Donovan  e The B-52s. Ora, con questa sua terza uscita su RareNoise che lo vede affiancato dai due nomi di punta dell'avant-jazz Steve Swallow e Bobby Previte, Saft dedica la sua attenzione alla tradizione del trio d'organo. “You Don't Know The Life” ci offre un trio in stato di grazia impegnato nell'esplorazione elettrica di composizioni originali, improvvisazione e di standard che spaziano tra diverse epoche.

Saft, Swallow e Previte avevano già pubblicato insieme nel 2014 “The New Standard” in cui Saft era impegnato sia con l'Hammond che con il pianoforte. Le session di quell'album, registrate al Potterville International Sound Studio di Kingston, New York, di proprietà dello stesso Saft, segnarono il primo incontro tra i tre, anche se la collaborazione tra Swallow e Previte si estendeva già attraverso varie decadi, mentre proprio il batterista newyorkese era stato tra i primi ad offrire delle opportunità al giovane Jamie. Il comune senso dell'avventura generò ai tempi un'immediata e profonda chimica tra i tre musicisti, tanto da farli ritrovare tre anni dopo per il lavoro pianistico “Loneliness Road” (RareNoise 2017), album illuminato dal contributo vocale di Iggy Pop, il quale canta tre brani del disco. Con “You Don't Know The Life” il trio svolta verso un territorio inesplorato, lasciando da parte il piano acustico per dare spazio a un suono incentrato sull'organo, un suono composto in parti uguali da soul psichedelico, rock monolitico e jazz fuori dagli schemi, fusi in un insieme omogeneo, che guarda al passato quando a nuovi sentieri. 

I brani di questo lavoro partono da materiale composto da Saft, rielaborato con spirito totalmente collaborativo insieme ai suoi sodali. Lo scheletro iniziale è stato costituito da bozze di brani nuovi firmati da Saft così come da sue rielaborazioni di quelli che nel senso più ampio del termine possono essere definiti standard. Lui stesso spiega: “Il termine standard per me copre molti concetti: tutto quello che passa dai pezzi tradizionali di jazz a sigle di show televisivi per arrivare fino a brani fondamentali della mia gioventù, firmati da artisti come ZZ Top, Joni Mitchell, Bob Dylan e Stevie Wonder.” Così anche i brani non originali di “You Don't Know The Life” corrono attraverso questa intera gamma.

L'album si apre con un classico del jazz, “Re: Person I Knew” di Bill Evans, una melodia che è stata usata anche da gradi innovatori del pop, come Beach Boys e Beatles, e che nelle mani di Saft si trasforma in modo inaspettato, a metà strada tra l'organo Hammond e la chitarra elettrica. Mentre “Ode to a Green Frisbee” esce dalla penna di Roswell Rudd, che è venuto a mancare proprio poche settimane prima che iniziassero le registrazioni di “You Don't Know The Life”. Rudd è stata una figura centrale sia per Saft che per Swallow: il primo ha collaborato con lui poco tempo prima della sua scomparsa, mentre Swallow era stato suo compagno decenni prima, suonando il Dixieland e accompagnando un gigante del pianoforte come Herbie Nichols. E ancora, la title track è una piccola gemma dei tardi anni '60, firmata dal grande chitarrista Billy Gibbons (nel suo periodo pre ZZ Top) quando ancora militava nella blues band dei Moving Sidewalks. “Questo è un brano essenziale della mia formazione e identità musicale – racconta Saft – Billy Gibbons è un maestro della suo strumento allo stesso modo in cui lo sono questi altri grandi esponenti del jazz. Ero alla ricerca di pezzi che potessero far vibrare insieme me, Steve e Bobby. “You Don't Know The Life” genera questa atmosfera in cui lo spazio è come sospeso e ho pensato che sarebbe stata una creazione perfetta per il nostro trio”. In questo brano troviamo anche dimostrazione delle infinitamente creative capacità di arrangiatore di Previte, il quale si è preso tale ruolo con il tacito accordo dei suoi compagni. “Io penso subito all'arrangiamento ogni volta che ascolto un brano su cui lavorare. Senza averne mai parlato espressamente, siamo arrivati ad una modalità di lavoro per cui Jamie arriva con questi brani e io ci metto le mani perché non riesco a trattenermi. Credo che questo aggiunga qualcosa di diverso ai suoi pezzi e anche a molta della improvvisazione che facciamo” spiega Previte. Così troviamo una versione di sorniona e sovversiva di “Moonlight in Vermont”, che parte in modo inaspettatamente classico, tale da poter essere suonata in una elegante sala da ballo, prima che il ritmo dirompente di Previte la porti in una direzione diversa. E ancora una sognante lettura del classico di Burt Bacharach/Hal David “Alfie”, che termina l'album con un mood romantico, guidato dalla melodia lirica del basso di Swallow. Swallow è particolarmente attratto dalle composizioni originali di Saft: “Jamie è l'architetto dell'edificio in cui la nostra musica deve abitare”, spiega il bassista “ma quello che la rende particolarmente attraente per me è la possibilità che le sue composizioni offrono di muoversi con molta fluidità in diverse direzioni, lasciando sempre la sensazione che il risultato funzioni. A differenza di molti altri compositori che conosco, Jamie mette la sua musica sul tavolo e poi se ne va. Non va in crisi se gli fai a pezzi i brani, li smonti e li riassembli in modo diverso, diventa persino complice di questo processo”. E' questa la modalità con cui sono nati un paio d traccei dell'album: la valanga di suono intitolata “The Cloak” e “Stable Manifold”, classico pezzo di soul jazz per Hammond B3. In “You Don't Know The Life” troviamo anche tre escursioni nell'improvvisazione più libera, che rivela il talento del trio nel modellare strutture musicali sul momento: la meditabonda “Dark Squares”, il soul cinematico di “Water From Breath” e la ariosa “The Break of the Flat Land”. 

A differenza che in passato, lo scenario in cui le “conversazioni” tra i membri del trio si sono svolte non è stato lo studio casalingo di Saft. La scelta è invece caduta sul Sear Sound, uno degli ultimi grandi studi di registrazione di Manhattan: fondato dal rivoluzionario ingegnere del suono Walter Sear, le sue stanze hanno ospitato vere leggende della musica come David Bowie, John Lennon, Stevie Wonder, Björk, Lou Reed, Wayne Shorter, Steely Dan, John Zorn e molti altri.

01. Re: Person I Know
02. Dark Squares
03. Water From Breath
04. You Don’t Know The Life
05. Ode To A Green Frisbee
06. The Cloak
07. Stable Manifold
08. The Break Of The Flat Land
09. Moonlight In Vermont
10. Alfie