SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
Talking about B-sides (and more)
Talking about B-sides...
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09/07/2017
Talking about B-sides...
Talking about B-sides (and more)
Dopo aver deciso che il titolo suona più esatto, non meglio, in lingua inglese, mi accorgo della valenza Who del medesimo: “talkin’ ‘bout my generation” ed in effetti è esatto, si tratta di un ascolto generazionale.
di Stefano Galli

Noi ribelli1 del ’77 siamo cresciuti anche grazie alla capacità di “girare” il quarantacinque giri.

Il concetto è curioso sotto molti aspetti:

innanzitutto, il formato microsolco sette pollici ebbe un’evoluzione tale per cui non essendo più limitato il materiale2, l’extended play perse di rilevanza alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso e poi, col passare del tempo, addirittura un lato del vinile era divenuto poco meno che ridondante: andava riempito in qualche modo,

il punk portò a un recupero non consumista del formato singolo3 rendendolo innanzitutto fondamentale come medium per velocità di realizzazione,

ma ancora il punk portava a rivalutarlo: ecco il riempimento del b-side in forma non superficiale. Tanto che ci furono dei tentativi di “double A-side4.

Nulla di nuovo: di “retri” che ebbero più successo delle facciate A ce ne erano stati, ma trattati come rarità.

Poi, ovviamente, chi ama la musica ha girato da bambino i dischi di famiglia: io per esempio ascoltavo con divertimento “The Madison Time”: lato B della versione italiana di “Speedy Gonzales” cantata da Peppino di Capri.

Dunque cresciuti con il 100% del vinile inciso nelle orecchie5 e accumulandosi i b-side (chè i “singoli” erano di solito compresi negli album) si pose per noi il problema di come fare per ascoltarli senza stare al fianco del giradischi.

Molte volte si riempivano MC7 proprio per sopperire a questa esigenza.

Il formato CD anche per questo motivo è stato salutato con entusiasmo: potendo contenere più musica, era possibile offrire anche quello che non ci stava sull’album in vinile, sebbene occorre ricordare come tentativi di raccogliere registrazioni sparse ci fossero già stati: ad esempio Black Market de The Clash6.

Credo che la grandezza di un artista possa dunque misurarsi anche sulla qualità di questi album che all’ascoltatore occasionale dicono ben poco: le gerarchie di ascolto ci sono, innegabili e spesso inversamente proporzionali alle vendite.

Concludo confessandovi che questo post è stato occasionato da una bella e lunga recensione7 di Barbed Wire Kisses de The Jesus and Mary Chain.

Io, evidentemente, non posso mai dimenticare8 il cofanetto Downside Up di Siouxsie and the Banshees.

1 Approfitto dell’occasione per far presente come la parola ribelle per me abbia anche una valenza filosofica e pertanto la utilizzo anche come “flag word: mi riferisco al Trattato del ribelle di Ernst Jünger (in Tedesco Der Waldgang, che significa passaggio nel bosco).

2 L’informatica ha condotto a non considerare che i fogli di carta hanno due lati. Salvo poi forme masochiste di risparmio per cui, per risparmiare, capita(va) che a qualcuno finisse fra le mani un testo riservato perché si era usato il retro cartaceo di una sua bozza. 

3 Che tecnicamente non è singolo ma doppio, appunto.

4 Purtroppo, impossibili formalmente: il secondo lato A era indicato come AA, in ogni caso i numeri di matrice tradivano una prevalenza. Per di più stiamo parlando non di artisti di sicuro successo commerciale. Il “double A-side” in gergo radiofonico suggerisce di trasmettere entrambi i “lati”  del singolo.

5 Per onestà occorre ricordare che l’avvento del formato 12” come aggiuntivo rispetto al 7” (e talvolta rendendo obbligatorio l’acquisto di entrambi i formati da parte del fan) non condusse spesso a risultati eccelsi.

6 Ma in CD divenne Super Black Market.

7 Sul sito www.thequietus.com

8 Stante anche una sua tormentata, tanto per cambiare, gestazione.