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REVIEWSLE RECENSIONI
06/01/2018
Tin Woodman
Metal Sexual Toy Boy
Due esseri umani, un robot e un concept vincente: i Tin Woodman pubblicano un ottimo EP di esordio con cinque pezzi in cui la componente psichedelica è solo un pretesto per esplorare territori originali di rock ed elettronica
di Roberto Briozzo

Se la favola del Mago di Oz fosse stata scritta nella modernità, il personaggio dell’uomo di latta probabilmente sarebbe stato pensato come una specie di Frankenstein ricavato dall’assemblaggio di varie diavolerie elettroniche. Nulla incarna di più la mancanza di sentimento di un androide, la letteratura e la cinematografia sono zeppe di esempi.

I Tin Woodman, che dell’uomo di latta hanno preso il nome, sono invece partiti dal cuore, l’organo di cui il loro ispiratore era sprovvisto e che giustificava la sua iniziale anaffettività, trapiantando in sua vece un registratore multitraccia a bobine e costruendogli intorno un robot dalla duplice funzione: è la macchina che genera tutto quello che non può essere fisicamente suonato dai due membri in carne e ossa della band (o, meglio, è l’elemento che umanizza tutta la componente strumentale pre-registrata) ed è una riuscita metafora del fattore decisivo per il successo del gruppo (nel video del loro primo singolo è proprio lui che tira su lo stipendio per il resto della band, anche se con mezzi poco ortodossi).

We are the “robOZ”, quindi? No. Dietro alle meccaniche armoniche dei Tin Woodman ci sono le due intelligenze naturali, umane e italianissime di Simone Ferrari, leader dei Jules Not Jude di Brescia e il mantovano Davide Chiari, già in forza agli Alley. Ma l’idea di ricorrere a una creatura vagamente antropomorfa per rivestire la fonte delle basi delle canzoni di sicuro funziona. I Tin Woodman pubblicano così il loro primo EP per Bello Records dal titolo “Metal Sexual Toy Boy”, un lavoro contenente cinque pezzi piuttosto diversi tra di loro e, proprio per questo, ricchi di spunti che lasciano presupporre un background musicale vasto e prolifico e, di conseguenza, un futuro roseo.

Il trait d’union che collega la tracklist è una matrice psichedelica che, volta per volta, i Tin Woodman completano differentemente. “Wautah” è un’apertura perfetta in stile shoegaze che mescola una sequenza ritmica elettronica a basso distorto, chitarre, tappeti e cori su una melodia avvincente. Nella seconda traccia, la titletrack “Metal Sexual Toy Boy” (pubblicata anche con un video dagli intenti espliciti e pieno di citazioni dalla fantascienza anni 80), hanno il sopravvento le atmosfere glam rock.

L’attitudine synth-pop è invece più evidente nel brano successivo, “Big Brian feelings”, forse la canzone più efficace del disco, almeno per chi ha il cuore di silicio. Con “Like a Dumb” si torna nella psichedelia spinta, mentre la semi-acustica “Tim Woodman glooms” è il definitivo capovolgimento di atmosfera: chitarra e voci armonizzate sapientemente con un cambio del tutto imprevedibile.

In definitiva, un progetto molto interessante e originale per il quale non ci resta che aspettare una prova sulla lunga durata, con la certezza che la macchina Tin Woodman sia già ben oliata per produrre nuovi pezzi in linea con questo ottimo esordio.