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RE-LOUDDSTORIE DI ROCK
27/02/2018
Dexter Wansel
Time Is Slipping Away
Un classico minore, si è detto. Vorrei però averne ancora di dischi così e vorrei rimarcare lo status di innovatore che ebbe Dexter Wansel per il genere, cosa che non viene ricordata troppo spesso.
di Leo Giovannini

Dexter Wansel non si può certo dire che sia stato, nella sua carriera di musicista, una persona a cui mancasse la fantasia; i suoi album solisti incisi per la Philadelphia International dal 1975 al 1979 ne sono un esempio calzante; ognuno di essi è al tempo stesso vicino ai dettami del philly sound ma senza esagerare e mantiene una propria impronta personale subito riconoscibile.

Tastierista nonché produttore, compositore e vocalist, Wansel pubblicò l’ultimo suo album per l’etichetta di Philadelphia nel 1979 e “Time Is Slipping Away” è un esempio calzante di quanto scritto sopra. Il disco è diventato nel tempo una sorta di “classico minore” della musica soul, non è passato alla storia come un capolavoro ma all’interno di esso ci sono alcuni brani che a riascoltarli oggi farebbero bella figura su tanti dei lavori più conclamati del genere.

Il brano che apre l’album “We’ll Never Forget (My Favorite Disco)” paga il tributo di Wansel alla disco e al sound degli Chic: discomusic con elementi jazz-funk ed è il pezzo che  ha avuto maggior fortuna, molto suonato e ballato nelle discoteche dell’epoca. Il brano successivo “The Sweetest Pain” con alla voce Brandi Wells (nel disco accreditata come Terri Wells) è il brano che preferisco e anticipa di ben dieci anni le suggestioni smooth dei Soul II Soul; ascoltate ad esempio “Keep On Movin'” per fare un paragone; a tal proposito ricordo anche una cover realizzata dagli inglesi Loose Ends negli anni ottanta. Si prosegue poi con “Funk Attack” a riprova della poliedricità di Wansel; se non fosse che è ascritto al musicista di Philadelphia lo potremmo scambiare per un brano dei Parliament. La title track e “New Beginning” sono invece due soul ballad, la prima è un classico esempio di romanticismo applicato alla forma canzone, cantata dallo stesso Wansel, senza però scadere in melensaggini, l’altra è un brano in forma  mid-tempo scritto e cantato dal chitarrista della M.F.S.B. Herb Smith. Con “It’s Been Cool” si ritorna al funk, mentre la disco in forma elegante riappare in “I Want To Rock You”, che è la canzone più vicina allo stile del Philly sound per come lo conosciamo. Si conclude con un pezzo fusion, “One For The Road”, la cosa più vicina agli altri dischi di Wansel, in particolare a quel capolavoro che fu “Life On Mars”.

Il disco, che vede tra l’altro l’accompagnamento delle Jones Girls alle parti vocali nonché degli inconfondibili fiati ed archi di Don Renaldo, fu registrato ai Sigma Studio di Philadelphia, non raggiunse il successo sperato e nel tempo è diventato una sorta di documento di addio al Philly Sound da parte dei musicisti coinvolti nella registrazione.

Un classico minore, si è detto. Vorrei però averne ancora di dischi così e vorrei rimarcare lo status di innovatore che ebbe Dexter Wansel per il genere, cosa che non viene ricordata troppo spesso.