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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
01/05/2018
Massimiliano Cusumano
Un viaggio siciliano, di terra e di polvere
In anteprima su LOUDD eccovi il bellissimo video scritto e diretto da Walter Chiello, prodotto da Manfredi Simonetti. Il lancio ufficiale del primo singolo estratto che il musicista e compositore siciliano intitola “Ballarò”
di Paolo Tocco

“La Sicilia, con le sue contraddizioni e i suoi chiaroscuri, è una terra unica con una cultura ricchissima.”

Ecco come inizia l’intervista a Massimiliano Cusumano che proprio oggi consegnerà alla memoria del tempo questo nuovo lavoro di composizioni inedite dal titolo “Island Tales”. Quando la musica diviene narrazione, intricata tessitura forte di quel visionario andamento che ha il tempo. L’ascolto di questi brani strumentali diviene la composizione di un film che sulle prime io identificherei con una pellicola celebre come “Baarìa” di Tornatore. In anteprima su LOUDD eccovi il bellissimo video scritto e diretto da Walter Chiello, prodotto da Manfredi Simonetti. Il lancio ufficiale del primo singolo estratto che il musicista e compositore siciliano intitola “Ballarò”: ed è vita di mercato, un mercato vero, quello di Palermo, ed è storia di sogni ragazzini, irrealizzabili quando è la vita stessa a chiamarti alla realtà, cruda e calcolatrice. Nel suono di questo disco si alza la polvere del rione, ci si scontra contro le barriere dei confini isolani che allo stesso tempo divengono porte infinite per il nuovo mondo. Saranno 10 scritture inedite in cui ritroveremo l’Africa e l’Europa, il mondo islamico nelle sue scale melodiche e quel certo piglio futuristico nei condimenti e nelle soluzioni. “Island Tales” è uno scenario da guardare prima ancora che ascoltare. Su LOUDD incontriamo Massimiliano Cusumano per una chiacchierata di “confine”.

 

Esce oggi questo nuovo disco dal titolo “Island Tales”. Un manifesto in musica dei colori e delle culture della tua terra?

La Sicilia, con le sue contraddizioni e i suoi chiaroscuri, è una terra unica con una cultura ricchissima.

È stata terra di conquista di Bizantini, Arabi, Normanni e Borboni. È evidente come queste dominazioni ci abbiano lasciato un patrimonio ricco, specialmente per quanto riguarda l’arte, la musica, la letteratura, la cucina e l’architettura.

Island Tales trae le sue origini proprio da queste tematiche presenti nella cultura siciliana che, elaborate e miscelate a sonorità moderne, hanno danno vita ad una vera e propria corrente musicale alternativa. Le melodie presenti in questo lavoro tentano di evocare queste culture che hanno arricchito la storia della mia terra. Riconoscere il diverso lo intendo come un reciproco arricchimento, come la soluzione per un'integrazione attraverso la quale il sistema acquista e conserva un'unità strutturale e funzionale, pur mantenendo la differenziazione degli elementi.

 

Sicilia come isola… il mare la circonda e sembra quasi una fortezza, una cinta muraria, un limite invalicabile. Bisogna affrontarlo il mare se si vuole andar via dalla Sicilia. La tua musica invece con semplicità fa il giro del mondo, dai balcani alle terre arabe passando per i mercati del popolo. Qual è il filo che ricongiunge questi due aspetti all’apparenza diametralmente opposti?

È vero, il mare dà un senso di protezione, ci difende, ma allo stesso tempo ci lascia liberi di navigare e di andare in altri luoghi. Mi piace pensare alla mia terra come un porto, quindi come un luogo da dove poter partire o dove poter arrivare. Un’idea di libertà che vivo anche grazie alla musica e alla storia della terra in cui sono nato. Viaggiare, conoscere le diverse culture è quello che più mi affascina, l’improvvisa meraviglia nello scoprire qualcosa che non mi apparteneva e che diventa mio patrimonio.

Tutto questo lo vivo nei mercati popolari di Palermo dove hai la possibilità di immergerti tra la gente di ogni etnia o ceto sociale, tra i profumi, gli aromi tipici, le bancarelle con cesti colmi di verdura e frutta locale, "pressati" in modo benevolo e mai fastidioso dai venditori, dove il “diverso” non esiste, dove farsi capire e instaurare dialoghi piacevoli non è per nulla difficile.

 

Il primo video che presentiamo è “Ballarò”. Raccontacelo… questo è il vero mercato di Palermo o sbaglio?

Ballarò è il più antico tra i mercati della  città. Tutto parte da lì. Il luogo dove è possibile ascoltare l’abbanniata, il tipico richiamo dei venditori per attirare a sè, e ai propri affari, la clientela. Trovo nel tipico richiamo del venditore una melodia e una musicalità straordinaria che mi incuriosisce e che mi porta da qualche altra parte, un viaggio che nel disco mi porta a visitare i balcani, le terre arabe e quindi l’Africa. In questo viaggio non scopro le mie origini ma comprendo da cosa sono stato “contaminato”  e quindi “arricchito.”  La mia condizione quindi non vuole rappresentare  un’evoluzione culturale ma un’integrazione tra le culture.

 

Bellissime le voci in “Afrika”. Come mai hai scelto solo questo brano per contaminarlo di voci? Ce le racconti?

Durante la composizione di questo brano avvertivo l’esigenza di suoni che non riuscivo a decodificare, qualunque cosa mi portava a melodie e suoni che avevo già sentito ma che non riuscivo ad elaborare. Avevo la sensazione di aver vissuto qualcosa ma che non riuscivo a rivivere e riconoscere. Mi tornava in mente il mercato con le sue abbanniate e la sua gente. Fortunatamente un giorno mi viene in mente il mio amico Doudou, cantante e musicista senegalese con cui avevo già avuto modo di parlare non solo di musica. Entrambi avevamo avvertito l’esigenza e la responsabilità di testimoniare quanto le nostre culture fossero vicine, e quanto fosse importante in questo momento storico contrassegnato da una straordinaria, e spesso strumentalizzata, attenzione verso i migranti provenienti dall’Africa. In quel momento ho compreso cosa mancava nel brano Afrika. Erano quelle voci che avevo sentito nel mercato ma che non provenivano da Ballarò ma dall’Africa.    

 

Per chiudere: “Island Tales” sarà un disco di sogni o di denunce? La Sicilia come dovrebbe essere o la Sicilia come realmente è ma che stiamo puntualmente dimenticando?

La Sicilia è una terra complicata e contraddittoria nella quale le ombre e le mezze frasi diventano spesso mezzo di comunicazione.

In “Ballarò” si avverte l’amarezza derivata dalla consapevolezza dell’impossibilità di un cambiamento positivo.

Il giovane venditore non si concede nemmeno nel suo sogno un finale diverso, positivo.

La Sicilia con i suoi pregi e difetti è, e rimane,  un racconto straordinario che merita quell’impegno morale e civile che riconosce il potenziale di una terra straordinaria.

Per farlo, però, la dimensione del sogno (e della speranza) deve rimanere vitale, permetterci di vedere e conoscere la bellezza.