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REVIEWSLE RECENSIONI
07/05/2018
Laish
Time Elastic
Una scaletta immediata, che acchiappa fin da subito, ma la cui struttura, apparentemente semplice, viene colta però nei successivi ascolti, quando ci si accorge di quanto raffinati e suggestivi siano gli orditi di questo intreccio musicale serico e cangiante
di Nicola Chinellato

Tre dischi e tutti belli, ma nessuno dei quali all’altezza di questo ultimo, seducente, Time Elastic. E’ in crescendo la carriera di Laish, moniker sotto il quale si cela il progetto di Daniel Green, songwriter e chitarrista inglese giunto al decimo anno di attività: dalle registrazioni casalinghe del self-titled debut album (2010) a questa quarta prova destinata, con molta probabilità, a entrare in tutte le classifiche specializzate di fine anno.

Ciò che stupisce fin da subito, infatti, è come si sia raffinato e perfezionato un suono levigato, album dopo album, e oggi diventato un vero e proprio marchio di fabbrica. E’ proprio l’equilibrio il dato immediatamente riconoscibile di Time Elastic, un disco intimo e introspettivo, eppure mai cupo o pesante, in grado, invece, di librarsi nell’aria, leggero, a tratti quasi volatile, disegnando snelle melodie chamber pop che citano Beatles, Prefab Sprout, Divine Comedy, Leonard Cohen, ma che mantengono però integra l’originalità della scrittura di un’artista, chiaramente al suo picco di maturità.

Una scaletta immediata, che acchiappa fin da subito, ma la cui struttura, apparentemente semplice, viene colta però nei successivi ascolti, quando ci si accorge di quanto raffinati e suggestivi siano gli orditi di questo intreccio musicale serico e cangiante.

Tra melodie languidamente malinconiche (l’uno-due iniziale di Sand Is Shifting e Love Is Growing, due brani che lasciano senza fiato per la cristallina bellezza), divertissement pop dance (l’originalità di Dance To The Rhythm), decadentismo dandy e nostalgico (la suntuosa title track), intriganti acrobazie melodiche (Devil’s Advocate), e dimessi soliloqui acustici su cui aleggia il fantasma di Leonard Cohen (I Would Prefer Not To e la conclusiva The Fox), si giunge alla fine di Time Elastic con il desiderio di cominciare da capo e la consapevolezza di aver ascoltato un gran disco.

Un disco che si insinua nel profondo, arrivando dritto al cuore, ma capace al contempo di sfiorare la pelle come un fresco refolo di vento primaverile. In una sola parola: emozionante.

Laish suonerà in Italia il prossimo novembre. È possibile richiedere maggiori informazioni scrivendo a hangthedjbooking@gmail.com