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Breaking The Silence
The Opposition
1981  (Double Vision Records)
POST-PUNK/NEW WAVE
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14/07/2017
The Opposition
Breaking The Silence
Che suono fa il silenzio quando si rompe? Ascoltatelo…
di Massimiliano Manocchia

Il sottobosco post-punk dei primissimi anni 80 è pieno di germogli mai completamente fioriti; ci sono fiori
– incantevoli e fiabeschi – che hanno avuto l’insolente energia e l’umile sfrontatezza di sbocciare sotto terra, fregandosene della luce del sole, come organismi autonomi, indipendenti che bastano a se stessi.
“Breaking The Silence” (1981), album d’esordio degli Opposition, è uno dei tesori segreti di quella decade: un delicatissimo fiore dai petali dolenti. Nella sua pura e vulnerabile fragilità è ancora oggi insopportabilmente bello; ed è sufficiente sfiorarlo per sentirne il dolore sulla punta delle dita, l’innocenza deturpata, l’umiltà sedotta dall’oscura bellezza che si rifugia negli angoli più remoti del cuore. Lunatici i tamburi, eppure secchi, precisi, inequivocabili: dominano il moto di questi petali che, per un demoniaco incantesimo, restano miracolosamente saldi a quell’esilissimo stelo; paiono da un momento all’altro doversi staccare e fluttuare verso quel terriccio da cui provengono profondissimi suoni che riempiono lo spazio di cupa placidità. Questo è il palpito dell’ineluttabilità, l’eufonia della desolazione.
La mente s’adagia, pigra, e s’adegua stanca. Cerca cliché, trova déjà-vu. Sussurra tra sé e sé di aver già vissuto questo momento e il momento è già finito. La cupa placidità si riappropria dello spazio. I petali continuano a ondeggiare pericolosamente ma non cadono. Tutt’attorno, gli occhi e le orecchie del mondo sono tesi verso Cure, Bauhaus, Siouxsie And The Banshees, Killing Joke. Tutt’attorno, gli occhi e le orecchie del mondo non vedono e non odono lo schianto dell’ombra dietro di loro. L’esistenzialismo è so fucking cool: ai “paddy fields” si preferiscono Camus e Kafka.

Che suono fa il silenzio quando si rompe? Ascoltatelo…