MAKING MOVIESAL CINEMA
14/07/2017
Zal Batmanglij
The OA
Ci si lascia prendere e trasportare, avanti e indietro nel tempo, dalla Russia borghese all'America di provincia, dalla New York infida a uno scantinato, a una grotta, dove tutto sembra finire
di Lisa Costa

The OA inizia, una donna ricompare, dopo 7 anni dalla sua scomparsa, ricompare, tenta il suicidio, e scopriamo che era cieca, e che ora è tornata a vedere.
Torna a casa da quei genitori che non ha mai visto, torna e cerca di mettersi in contatto come può, con ogni mezzo, con un fantomatico Homer: il suo rapitore? Il suo amante?
Piccoli misteri, che si sommano pian piano, e finisce che i primi 4 episodi li si macina, per cercare di risolverli questi misteri, avvinti dal racconto stesso della protagonista neanche fossimo pure noi lì con lei, in una casa mai finita, seduti in cerchio, ad ascoltarla.
Ci si lascia prendere e trasportare, avanti e indietro nel tempo, dalla Russia borghese all'America di provincia, dalla New York infida a uno scantinato, a una grotta, dove tutto sembra finire.
E lì, proprio lì, cerchiamo di capirci qualcosa.
Di più, meglio non dire, per non rovinare la visione, per non rovinare sorprese e percorsi.
La situazione frena però, non tutto combacia, alcune domande sorgono e, da miscredente, a quelle parole si fatica a credere, c'è qualcosa sotto? A cosa servono, quindi, quelle riunioni segrete, quelle porte lasciate aperte, quei movimenti che dal nulla compaiono?
Le domande, che erano il motore primario di The OA, finiscono per essere anche il suo limite, soprattutto quando queste domande non trovano risposta, quando sottolineano buchi enormi nella sceneggiatura.
È una questione di fede, probabilmente, è questione di credere.
Per fortuna, quelli che sono i limiti, quelli che potrebbero essere scivoloni, non diminuiscono il fascino di una serie fatta di parole, fatta di movimenti poetici e di un aldilà pieno di stelle.
Brit Marling (stella splendente del cinema indie qui alla sua prima esperienza seriale prodotta da Netflix)  nella sua freddezza ci ipnotizza aiutata dall’amico regista Zat Batmanglij che firma tutti gli episodi di questa stagione, e alla fine ci lascia confusi e felici, con domande che chissà se troveranno mai risposta, o se davvero hanno bisogno di una risposta.
Questione di fede, si diceva, questione di fascinazione.