REVIEWSLE RECENSIONI
Lindsey Buckingham & Christine McVie
Lindsey Buckingham & Christine McVie
2016  (Atlantic- East West)
POP
6,5/10
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15/07/2017
Lindsey Buckingham & Christine McVie
Lindsey Buckingham & Christine McVie
In scaletta dieci canzoni pop perfette, di quelle che rimangono in testa fin dal primo ascolto
di Nicola Chinellato

Chi attendeva un nuovo disco dei Fleetwood Mac (l’ultima prova in studio, Say You Will, risale al 2003), non resterà comunque deluso. Lindsey Buckingham e Christine Mcvie suona a tutti gli effetti come un disco della band anglo - americana.  In studio, infatti, oltre al chitarrista e alla cantante, sono entrati anche Mike Fleetwood e John Mcvie, che hanno offerto i propri offici per la registrazione dei brani. Assente ingiustificata è solo Stevie Nicks, che aveva precedentemente dato il proprio assenso a partecipare alla stesura del disco, salvo poi rimangiarsi la parola e dedicarsi ad altro. L’album, inoltre, è stato partorito nel mitico Studio D al Village Recorder di Los Angeles, il luogo dove, nel lontano 1979, era stato registrato lo splendido Tusk. L’intento, a detta dei due, è stato quello di ricreare la magia e la chimica che aveva reso quel disco una rilucente gemma di pop-rock a stelle e strisce. Gli anni passano, però, e l’antica creatività si è un po’ offuscata, soprattutto se come pietra di paragone si prende il disco più bello e più creativo dell’avventura americana dei Fleetwood. Tuttavia, Lindsey Buckingham & Christine McVie non è affatto un disco da buttare, anzi. In scaletta dieci canzoni pop perfette, di quelle che rimangono in testa fin dal primo ascolto. Una spruzzata di California e una di elettronica, creano un mix equilibrato fra suoni vecchi e nuovi. Lo zucchero c’è, e questo era immaginabile, ma ci sono anche melodie irresistibili ed è quello che tutti, dopo Rumours, si aspettano ormai esca dagli uffici della premiata ditta. Qualche canzone è di gran livello (l’inziale Sleeping Around The Corner, a firma Buckingham, e la conclusiva Carnival Begin, a firma McVie), qualche altra ricorre a soluzioni di grana grossa (la cafonissima Too Far Gone), e sulle restanti prevale l’indiscutibile mestiere della coppia, facilitato da un ottimo lavoro di produzione (Buckingham, Mitchell Froom, anche alle tastiere, e Mark Needham) che trasmette un senso di coesione all’intera scaletta. Non certo un capolavoro, ma chi ama il pop di classe troverà in questo duet album pane per i suoi denti.