REVIEWSLE RECENSIONI
Street Rituals
Stone Foundation
2017  (100% Records)
POP
7/10
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02/07/2017
Stone Foundation
Street Rituals
Il settimo album in studio degli Ston Foundation trova in cabina di regia del mod-father Paul Weller
di Nicola Chinellato

Quando arriverà il momento di stilare le consuete classifiche di fine anno, sono certo che nelle prime piazze troveremo Paul Weller. E non solo per il brillante ritorno sulle scene con l’acclamato A Kind Revolution, ma anche per il settimo album in studio degli Stone Foundation, combo britannico che, nell’occasione, Weller produce, comparendo anche in prima persona nei crediti di ben tre canzoni in scaletta. L’impronta di Capuccino Kid è, anzi, talmente evidente che, ascoltando Street Rituals a scatola chiusa, verrebbe da dire che questo è un nuovo disco dell’ex modfather. Certo, la materia a cui si è trovato a metter mano è di per sé ottima, e il suono degli Stone Foundation, levigato da più di un decennio di attività, è perfettamente in linea con la visione musicale di Weller. Il quale, si è messo in cabina di regia, ha contribuito alla scrittura di un paio di brani (The Limit Of Man, The Colour Of…), ha cantato e suonato, e soprattutto ha plasmato l’insieme a sua immagine e somiglianza. Il risultato è un disco di soul, funky e r’n’b’, che discende per consanguineità dal suono Stax e Motown, riletto però attraverso prurigini pop di derivazione (prevalentemente) eighties. Ecco, allora, che in Street Rituals troverete un fortissimo legame con gli Style Council, vi ritorneranno in mente band come i Danny Wilson (ricordate Mary’s Prayer?) e i Dexys Midnight Runners, e quando il suono ammicca al jazz, perché no, troverete appropriata qualche similitudine con gli Steely Dan. Gli arrangiamenti sono rotondi e raffinati, con fiati e archi (questi spesso utilizzati in chiave ritmica) perfettamente calibrati, e le citazioni latin (bossanova, soprattutto), che affioravano in molte canzoni degli Styles, sono riprese anche qui con gusto e misura. In scaletta, solo ottime canzoni, ma la sensualità trattenuta di The Colour Of…, funky-soul con un arrangiamento di fiati (tromba e flauto) da urlo, l’irresistibile disco dal retrogusto seventies di Open Your Heart to the World e il caffè nero dolcificato al miele di Your Baloon Is Rising manderebbero al tappeto anche l’ascoltatore più distratto. Nel lotto, poi, ci sono pure due camei di prestigio: William Bell che canta magnificamente nella ballad pop soul di Strange People e una grintosissima Bettye Lavette che benedice il groove funky di Season Of Change. Dieci canzoni di livello qualitativo eccellente, dunque, che certificano ulteriormente lo stato di grazia in cui vive l’ultimo Paul Weller e danno visibilità a una band troppo a lungo, ingiustamente, ignorata.