MAKING MOVIESAL CINEMA
Il Padre d’Italia
Fabio Mollo
2017  (Bianca e Rai Cinema)
IN SALA
all MAKING MOVIES
17/07/2017
Fabio Mollo
Il Padre d’Italia
Si può, fare tutto questo, in un film italiano. Si può senza usare sempre gli stessi nomi, senza strizzare l’occhio alla commedia, agli equivoci del caso o alla pesantezza di un certo tipo di cinema radical chic.
di Lisa Costa

Si può fare una storia d’amore diversa dal solito, anche se il meccanismo è sempre quello: lui e lei si incontrano, si scontrano per caso, lui e lei sono diversi, ma stanno bene insieme, e si mettono in viaggio, senza conoscersi, senza meta, senza un futuro scritto.

Si può parlare di politica, anche se si parla in realtà di vita, senza manifesti e senza schieramenti, senza farne il vero fulcro del film, con semplici parole che, sì, hanno lo stesso significato: contro natura e miracolo.

Si può parlare di omosessualità senza cadere nei soliti cliché, senza la parte dell’effeminato di turno, ma mostrare contraddizioni e dubbi, speranze e traumi passati toccando corde umane, vere.

Si può, fare tutto questo, in un film italiano. Si può senza usare sempre gli stessi nomi, senza strizzare l’occhio alla commedia, agli equivoci del caso o alla pesantezza di un certo tipo di cinema radical chic.

Si può anche se sei un esordiente, se ti chiami Fabio Mollo e dietro la macchina da presa ci sai fare, costruendo una sceneggiatura solida, scene bellissime, fotografate con grazia, anche quando si tratta di nudi mai scandalosi, mai fini a se stessi, ma pieni di bellezza.

Si può, perché si hanno due interpreti splendidi, tra i più bravi in circolazione e che non a caso scelgono di non apparire in quelle commedie di cui sopra, ma con cura certosina, inanellano uno dopo l’altro ruoli importanti. Si può se hai un Luca Marinelli in stato di grazia, che è Paolo, lasciato dal fidanzato dopo 8 anni perché un figlio non può e non lo vuole avere, depresso e solo, orfano com’è stato, com’è. Si può se hai Isabella Ragonese, spavalda e coraggiosa, difficile da gestire e inizialmente pure d’amare, una Mia che è anche Mimma, perennemente controcorrente e un filino egoista, donna incinta e sola, che un padre per quel figlio non ce l’ha e una famiglia ad aiutarla neppure. Ha Paolo, però, che l’ha portata all’ospedale, che l’ha aiutata, che l’ha portata fino a Roma, fino a Napoli, fino in Calabria. Per amore, forse, per senso di appartenenza, per rimediare a un passato e a una decisione che chissà se era quella giusta. Smussano entrambi i loro angoli, stanno bene, insieme, in una sfumatura d’amore e d’amicizia che non ha bisogno di etichette.

Il loro viaggio, è un film pieno di emozioni e di momenti da incorniciare, cantano, entrambi, e capisci che sì, gli Smiths possono convivere con Antonella Ruggero, sì, la famiglia allargata può accogliere un orfano,  che lui e lei possono stare bene così, anche se non si completano, capisci che sì, un figlio è di chi lo sa amare, proprio come Padre d’Italia, controcorrente, contro natura, un piccolo grande miracolo.