RE-LOUDDSTORIE DI ROCK
Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band
The Beatles
1967  (Parlophone, Capitol Records, EMI)
MASTERPIECES
all RE-LOUDD
19/07/2017
The Beatles
Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band
Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band è un perfetto meccanismo dove ogni singolo tassello che compone la produzione di un album va ad incastrarsi con gli altri senza una sola sbavatura
di Alessandro Menabue

Quando il 1 giugno 1967 i Beatles pubblicarono "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band", ben pochi osservatori, nonostante l'accoglienza perlopiù positiva riservata all'album, furono in grado di comprendere il peso artistico e sociologico che l'ottavo album del gruppo avrebbe assunto con il trascorrere del tempo. Eppure, anno dopo anno, il prestigio del disco è andato aumentando; a dieci anni dalla sua uscita, mentre la rivoluzione punk/new wave stravolgeva le coordinate del rock mandando in prepensionamento buona parte delle magniloquenti - e non di rado polverose - band progressive, Sgt. Pepper era considerato tra gli album più influenti della musica pop. I decenni si sono succeduti rapidamente, così come i generi e le mode musicali e "Sgt. Pepper", anziché vedere ridimensionato il suo valore, è giunto ad essere considerato pressoché unanimemente il disco più importante nella storia della musica moderna. I motivi di tanta considerazione sono molteplici e vanno ben al di là della qualità, indiscutibilmente altissima, delle canzoni che compongono il disco. Certo, anche un solo brano come With A Little Help from My Friends, Lucy In The Sky With Diamonds, She's Leaving Home, Fixing A Hole, la stralunata Within You Without You (unica traccia firmata da George Harrison), la title-track e A Day In The Life, basterebbe a dare un senso alla carriera di un qualunque artista; ma "Sgt. Pepper" - e qui risiede il suo inalterato splendore - non è una semplice raccolta di canzoni, per quanto belle.

 

 

E' un perfetto meccanismo dove ogni singolo tassello che compone la produzione di un album va ad incastrarsi con gli altri senza una sola sbavatura: lo studio di registrazione che da semplice sala d'incisione si trasforma in elemento fondamentale nello sviluppo del processo creativo, l'utilizzo di una strumentazione inconsueta in ambito pop, i numerosi riferimenti alle avanguardie musicali dell'epoca (nati dall'interesse di Paul McCartney per compositori come Berio e Stockhausen); l'illuminata produzione di George Martin, la cura maniacale per ogni singola nota, l'idea di legare le canzoni ad un unico tema, creando così uno dei primi concept album della storia del rock. E naturalmente la ingegnosa, bizzarra copertina, costata la bellezza di tremila sterline (una cifra spaventosa per l'epoca). Le poche voci fuori dal coro, che vedono come capofila il critico musicale Piero Scaruffi, sostengono che in realtà i Beatles non avrebbero fatto altro che mutuare furbescamente soluzioni già sperimentate da altri artisti. Tali contestazioni non tengono in considerazione il fatto che la band e Martin si erano certamente ispirati al lavoro di altri musicisti, pratica consueta in qualunque ambito artistico; mai nessuno prima di loro era però riuscito a condensare materiali tanto eterogenei all'interno di un solo Lp. Un album che è poi divenuto a sua volta riferimento per altre centinaia di artisti e gruppi. Con buona pace di Scaruffi, i Beatles si sono rivelati un filo più influenti dei Red Crayola, non solo da un punto di vista strettamente musicale: "Sgt. Pepper" è diventato il simbolo della cultura e delle utopie degli anni 60. "Quando fu pubblicato "Sgt. Pepper" - scriveva nel 1968 Langdon Winner - "stavo viaggiando attraverso gli States sull'interstatale 80 e in ogni città in cui mi fermai per fare rifornimento o  per mangiare, qualche radio o stereo portatile in lontananza diffondeva le canzoni di quel disco. Era la cosa più straordinaria che avessi mai sentito. Per un breve istante la coscienza irrimediabilmente frammentata dell'Occidente divenne una cosa sola, almeno agli occhi dei giovani". Se queste parole possono risultare fin troppo enfatiche, forse il giudizio più calzante - senza dubbio il più sintetico - lo espresse Bob Dylan direttamente a McCartney, dopo che quest'ultimo gli fece ascoltare alcune tracce dell'album poco prima della sua pubblicazione: "Ah, capisco, non volete più essere carini". Le cose andarono proprio così: con "Sgt. Pepper" i Beatles diventarono definitivamente adulti. E il rock con loro.