REVIEWSLE RECENSIONI
Every Valley
Public Service Broadcasting
2017  (PIAS Recordings)
ALTERNATIVE
4,5/10
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19/07/2017
Public Service Broadcasting
Every Valley
Every Valley è pericoloso come un bambino di sei anni che il 15 di agosto ti punta addosso una pistola ad acqua sulla spiaggia di Riccione e i Public Service Broadcasting sono uno di quei gruppi che pensi debbano piacerti
di Massimiliano Manocchia

Io voglio bene alla redazione di Loudd, davvero. Soprattutto quando mi assegna da recensire un disco come Every Valley, terza prova del trio londinese, chiedendomi di non essere troppo cattivo (mi conoscono bene, qui); ed io, tanto per mettere i puntini sulle “i”, decido di partire subito lancia in resta infrangendo una delle regole auree del giornalismo (l’uso della prima persona singolare – ah! che bestemmia!) e cominciando col dirvi che per non stroncare Every Valley, dovrei parlarvi di tutt’altro, chessò, delle miniere dismesse del Galles, della conseguente crisi economica, dello storico sciopero di metà anni Ottanta dei lavoratori dell’industria mineraria, del progresso che non ha pietà per i più deboli e per chi rimane indietro, o magari buttarvi lì un bel pistolotto sulla malapolitica, ecc.

Sono tutte cose che potete leggere sul web; oppure le potete ascoltare su questo disco dei Public Service Broadcasting, una roba talmente scialba e mediocre da far venire a noia anche la citazione bowiana (o tale voglio sperare che sia, altrimenti sarebbe un plagio) dell’arcinoto drumming di “Five Years” sulla stucchevole ballad “You + Me”.

Sulla sua pagina TUMBLR, J. Willgoose Esq. spiega di non avere “legami personali con le miniere, né collegamenti familiari in questa zona [del Galles, N.d.A], ma qualcosa di questa storia ha attirato la mia attenzione”. Dunque, Willgoose e i suoi sodali si configurano come modernissimi rampolli della caviar left ovvero rampanti “champagne socialists” che piacciono tanto a una (troppo) grossa fetta di pubblico e critica (al punto che nel 2015 vinsero il “Progressive Music Awards” indetto ogni anno dalla rivista “PROG”, il che conferma i miei peggiori sospetti). Come se non bastasse, sono pure andati là a registrarlo: “We recorded Every Valley in Ebbw Vale, historically a steelworkers’ town but one surrounded by coal mines, in the former lecture hall of their former workers’ institute. It seemed important to record in the valleys, as I wanted this album to feel connected to the area it was written about in ways our previous albums hadn’t been.” (Sempre dal Tumblr di Willgoose).

Every Valley è pericoloso come un bambino di sei anni che il 15 di agosto ti punta addosso una pistola ad acqua sulla spiaggia di Riccione e i Public Service Broadcasting sono uno di quei gruppi che pensi debbano piacerti, l’equivalente musicale di uno di quei documentari di nicchia che guardi con un occhio aperto e uno chiuso solo per poter dire, alla prossima uscita in società, di averlo visto. La verità è che hai dormicchiato sul divano, con questa piatta e banalissima musica di sottofondo che ti entrava da un orecchio e ti usciva dall’altro, senza lasciar tracce o colpo ferire.

Però poi, quand’è il momento: “Oh cazzo, ma hai sentito l’ultimo dei PSB??? Pazzesco! Una roba come non si sentiva dai tempi di… dai tempi di… oh da tantissimo tempo, cazzo, e poi ‘sta storia dei minatori del Galles e delle miniere abbandonate è veramente interessante…” e via di seguito, facendo emoticon reali (cioè con la faccia che sembra una emoticon) ad ogni passaggio importante.

Esattamente come fanno i Public Service Broadcasting su Every Valley: piazzano emoticon qua e là per suggerirvi quello che dovete provare in mezzo a questo guazzabuglio fatto di cut-up di dialoghi presi da tiggì dell’epoca, film e chissà cos’altro, ritmiche appena più articolate di quelle predefinite sui tastoni grigi degli organi Bontempi anni Ottanta e chitarre tutte belle pulitine, rifinite e suonate in punta di plettro col mignolo alzato (l’unica volta che provano a pungere, cadono - di nuovo? - nel plagio o nell’omaggio: il riff di “All Out” è il riff di “Tunic” dei Sonic Youth).

Io voglio bene alla redazione di Loudd, davvero. Ma probabilmente non mi faranno più scrivere recensioni.

 

P.S. Se avete in mente di organizzare una cena a casa vostra per raccogliere fondi da destinare a un’associazione di beneficienza, procuratevi questo disco e mettetelo su durante la cena: nessuno metterà un euro in più ma voi farete un figurone. [Emoticon che strizza l’occhiolino]