REVIEWSLE RECENSIONI
20/07/2017
Haley & Alexis
All In
Le undici canzoni in scaletta, pur mettendo in evidenza una buona grinta e utilizzando arrangiamenti che pongono le chitarre in primo piano, hanno un appeal decisamente radiofonico
di Nicola Chinellato

La suggestione è di quelle che non può lasciare indifferenti: due sorelle, gemelle, bionde e bellissime, che imbracciano la chitarra elettrica e si dedicano anima e corpo al sacro verbo del southern rock. Roba da perderci il sonno. Le due ragazze in questione arrivano da Atlanta, Georgia, e, pur essendo del tutto simili da un punto di vista fisico, hanno avuto un approccio del tutto diverso al mondo della musica. Haley, che delle due è la cantante, fin da ragazzina è stata travolta dalla grande passione per il rock, che la spinta a prendere lezioni di canto, a partecipare alle selezioni per American Idol e a esibirsi ovunque ve ne fosse la possibilità. Alexis, che invece suona la chitarra, ha iniziato a suonare più tardi, dopo essersi dedicata allo sport agonistico (pallavolo e basket). Alla fine, ha deciso di mollare tutto, seguendo le orme della sorella e fondando la loro attuale band che vede nella line up Chris Love alla batteria, Tom Waite alla chitarra e Dennis Stevenson al basso. All In, prodotto da Lee Davis e Mama “Jan” Smith, è l’esordio sulla lunga distanza (nel 2014 era uscito un Ep con cinque brani) con cui le due sorelle si sono già fatte notare dalla stampa locale (Jezebel Magazine, quest’anno, le ha indicate come il meglio in circolazione in città). Il disco, a essere sinceri, è molto meno rock di quanto ci si aspettasse: le undici canzoni in scaletta, infatti, pur mettendo in evidenza una buona grinta e utilizzando arrangiamenti che pongono le chitarre in primo piano, hanno un appeal decisamente radiofonico e virano spesso e volentieri verso melodie di facilissima presa. Il risultato è buono solo a metà: il materiale è ovvio e un po’ consunto e talvolta il songwriting è al minimo sindacale di creatività (I’ll Find You e It Hurts, ad esempio, sono risapute e fin troppo stucchevoli nello scontato impianto melodico). Le cose, invece, funzionano molto bene nella tripletta iniziale (Heartbeat, Kisses Never Lie e Firestorm) e nella conclusiva Rain (You Won’t Get To Me) nelle quali un mix equilibrato fra rock e pop, fra chitarre elettriche e melodia, mette in luce le buone potenzialità delle due sorelle che, pur muovendosi a una certa distanza dalle proprie radici sudiste, dimostrano di saper maneggiare egregiamente sonorità più mainstream.