REVIEWSLE RECENSIONI
The Deep Set
THE BATS
2017  (Flying Nun)
ALTERNATIVE
7,5/10
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03/07/2017
THE BATS
The Deep Set
Il ritorno sulle scene della band neozelandese di Robert Scott a cinque anni da Free All The Monsters.
di Giorgio Cocco

I dischi dei Bats producono lo stesso effetto di quando si rincontra occasionalmente un vecchio amico, dopo qualche convenevole si riprende esattamente da dove ci si era lasciati. Con la band neozelandese non può che essere così: una discografia divisa in due fasi con un intermezzo durato ben dieci anni, cinque album dall’87 al ’95, altrettanti dal 2005 ad oggi. Cinque come gli anni che sono serviti a Robert Scott e ai suoi compagni di sempre - Kaye Woodward (vc, ch), Paul Kean (bs) e Malcom Grant (bt) - per mettere insieme le nuove canzoni di questo The Deep Set appena uscito per la storica etichetta di Auckland Flying Nun (Chills, Tall Dwarfs, D4). Questi i numeri che raccontano brevemente la trentennale e frastagliata carriera dei Bats e del loro leader, il cantante/chitarrista Robert Scott, figura essenziale della scena di Dunedin e di tutto il Post/Punk del continente australiano. Musicista prolifico e poliedrico, nel suo curriculum, oltre ai Bats, altre 4/5 band e, soprattutto, il ruolo di bassista nei leggendari Clean fino allo scioglimento avvenuto nel 2009. Di rilievo anche l’attività di artista visuale, tante copertine del catalogo Flying Nun portano infatti la sua firma.

Ora, finiti i convenevoli, è il caso di riprendere il filo del discorso che s’era interrotto, come abbiamo già accennato, nel 2011 quando uscì Free All The Monsters, disco bellissimo per il quale si spesero commenti poco meno che entusiastici. The Deep Set prosegue sulla stessa falsariga restituendoci una band in gran forma capace di inanellare, in una scaletta pressoché immacolata, alcuni brani tra i migliori che abbiano mai prodotto. Impossibile non farsi subito incantare dal Jangle/Pop dell’opening track Rooftops, con le chitarre di Scott e della Woodward in continuo ed armonioso dialogo, tra delicatezze assortite e piccole frenesie ritmiche. Come i migliori Teenage Fanclub e prima di loro i mai troppo citati Go-Betweens e Feelies (a proposito, di questi ultimi è in uscita un nuovo album). The Deep Set è un disco, anche se ancorato saldamente alle proprie radici, assolutamente contemporaneo che conquista crescendo ad ogni nuovo ascolto. La gioia pura che suscitano i brani più accattivanti, No Trace e il singolo Antlers, va di pari passo alle raffinatezze contenute in canzoni dai toni più raccolti come l’ umbratile Diamonds e su tutte, Steeley Gaze, la perla del disco: atmosfere vagamente psichedeliche e feedback trattenuto, quasi a voler sottolineare il basso sinuoso di Paul Kean e il drumming gentile di Malcom Grant. L’affiatamento dei quattro è perfetto, impeccabile la tecnica, mai un affanno o una nota di troppo. Così in tutte le dodici canzoni. Band in grande spolvero e disco tra i più interessanti in questo scorcio di nuovo anno. Non rimane che congedarci dai Bats, vecchi amici che vorremmo incontrare più spesso, l’impressione è che dipenda solo da loro.