logo
MAKING MOVIESAL CINEMA
11/01/2019
Susanne Bier
Bird Box
Succede tutto per caso, in un giorno qualunque, come un virus che arriva da lontano e da chissà dove e che crea il caos, il panico...
di Lisa Costa

Il paragone l'hanno fatto tutti, e viene spontaneo: nell'anno in cui al cinema è arrivata la piccola rivoluzione di A quiet place, un horror in cui non si urlava mai, anzi, si era costretti al silenzio per rimanere vivi, su Netflix arriva Bird Box, horror che propriamente horror non è -siamo più dalle parti del survival- in cui per sopravvivere ci si deve bendare, non si deve vedere.
Coprirsi gli occhi, non guardare quello strano essere che mai verrà visto, capace di spingere immediatamente al suicidio.
Succede tutto per caso, in un giorno qualunque, come un virus che arriva da lontano e da chissà dove e che crea il caos, il panico.
Nasce spontaneo allora un altro paragone, quello con The Walking Dead, con persone dall'origine, dalla morale, dall'etica diverse che si ritrovano a convivere e combattere assieme. A sopravvivere, ancora una volta. Cercando provviste, evitando di far entrare estranei nel loro cerchio ristretto e protetto, per quanto possibile. Come in The Walking Dead nascono alleanze e amori, c'è lo stronzo, l'intelligente, l'ingenua e i cazzuti. Come in The Walking Dead, lentamente il gruppo verrà decimato.
Non è uno spoiler, lo si sa già da inizio film, da quando la lotta Malorie dovrà affrontarla in solitaria su di un fiume, con due bambini, lei che in mezzo al caos si è ritrovata incinta. Lei che madre non voleva esserlo, non si sentiva.
Costruito quindi come un rivelarsi a ritroso attraverso flashback che ci fanno capire e scoprire come Malorie è finita su quella barca, su quel fiume, Bird Box sa come prendere e come non mollare più.
Paura non ne fa, ma ansia ne sa mettere. Sa far urlare però, contro la stupidità di certi personaggi, contro scelte infelici e ingiustificabili. E come già in Cecità, anche se in modo meno profondo, meno filosofico, mostra come il non vedere faccia emergere il male, il buono in chi resiste.
Insomma, sembrerebbe un prodotto Netflix che sa difendersi bene, che pur contando su cliché, stereotipi e un'originalità risicata, sa come far presa.
Ma a pensare che dietro la macchina da presa c'è una signora come Susanne Bier e davanti attori del calibro di Sandra Bullock, John Malkovich e -brevemente- anche Sarah Paulson, qualcosa cambia.
Cambia ovviamente l'interesse dietro il titolo, cambia il modo in cui trattarlo, questo titolo.
Perché non te lo aspetti da una che esce dal Dogma95 un film del genere, anche se già con The night manager ci ha abituato a cambiare genere, come non ti aspetti -sì, i pregiudizi sono duri a morire- una prova simile dalla Bullock, che regge la scena, la catalizza, alle prese con due pargoli che fan venire i nervi, ma sanno anche far sciogliere.
Non fosse per questi nomi, forse, l'attenzione per Bird Box e le visualizzazioni che su Netflix sta macinando, sarebbero diverse.
O forse no.
Forse il tanto clamore per un film che brutto non è, ma nemmeno memorabile, sono frutto dei nomi ma soprattutto del tempismo, che sazi di pranzi e cene natalizie, cosa c'è di meglio che stare sul divano, far partire play, e aprire gli occhi davanti una schermata?