REVIEWSLE RECENSIONI
A Kind Revolution
Paul Weller
2017  (Parlophone)
ROCK POP
7/10
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Paul Weller
A Kind Revolution
La rivoluzione gentile di Paul weller è probabilmente la miglior prova della sua più recente carriera
di Nicola Chinellato

La grandezza di Paul Weller è un dato di fatto incontrovertibile, e non bastano un pugno di dischi non proprio riusciti (l’ultimo, il confuso Saturns Pattern di due anni fa) a offuscarne la gloria. Tuttavia, per mettere a tacere le male lingue che descrivevano il modfather in netto calo di ispirazione, era necessaria una piccola rivoluzione, un colpo da fuoriclasse che dimostrasse come certi campioni, anche se hanno qualche anno in più sul groppone (per Paul, a maggio 2018, saranno sessanta), possono sempre decidere le partite che contano. A Kind Revolution è in tal senso un gioco di prestigio, un numero d’alta scuola con cui Weller sciorina tutto il repertorio di una straordinaria carriera, chiamando la standing ovation di tutto lo stadio, avversari compresi. Non manca, dunque, la consueta miscela di rock, soul e funky, né la complessità di certi arrangiamenti che mai come oggi, però, suonano snelli e ficcanti. E poi, ci sono, soprattutto, le canzoni, tutte notevoli, e alcune talmente belle che il primo termine di paragone che viene in mente è quello di un certo Stanley Road. In tal senso, due straordinarie ballads, Long Long Road e The Impossibile Idea, riproducono il meglio di quel songwriting in equilibrio tra echi beatlesiani e influenze soul che da sempre rappresentano il marchio di fabbrica di Weller. Il disco, pur imboccando percorsi già noti, suona vario ed efficace per tutta la sua durata, sia quando il modfather imbraccia la chitarra elettrica con la grinta dei bei tempi (il r’n’b in acido della spettacolare Woo Se Mama, lo scatenato wah wah di Satellite Kid), sia quando ricama dissonanze elettroniche in chiave psichedelica (Nova), sia quando chiama a fianco a sé la tromba di un redivivo Robert Wyatt nel funky soul di She Moves With The Fayre o tenta un riuscito azzardo dance con la complicità di Boy George (la sciccosissima One Tear). A Kind Revolution , dunque, non solo è uno dei dischi più belli ascoltati quest’anno, ma è probabilmente la miglior prova della carriera più recente di Weller. Il quale, con questa rivoluzione gentile, dimostra per l’ennesima volta di essere uno degli artisti più seminali e influenti del panorama britannico e, soprattutto, di aver davanti a sé un luminoso futuro. A dispetto dell’età che avanza.