REVIEWSLE RECENSIONI
Felony Blues
Jaime Wyatt
2017  (Forty Below Records)
AMERICANA
7/10
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07/07/2017
Jaime Wyatt
Felony Blues
Jaime Wyatt possiede tutti i numeri per inserirsi nella scia di quelle iconiche voci femminili del country pop/rock che portano il nome di Linda Ronstadt o Sheryl Crow
di Nicola Chinellato

Un talento cristallino, un disco pubblicato a soli diciassette anni, la possibilità di entrare, giovanissima, nel circuito della musica che conta. Jaime Wyatt aveva il proprio futuro in mano e ha rischiato di sperperarlo per colpa di un’indole ribelle. La droga, la dipendenza, un crimine, otto mesi passati in galera, stavano per sprofondarla in un baratro senza fine. Poi, la resurrezione, il ritorno alla normalità, la forza di aggrapparsi alla musica per uscire dal dramma e sopravvivere. Questa, in sintesi, la storia della trentunenne songwriter losangelina, che col suo secondo disco, Felony Blues, ha attirato l‘attenzione della stampa americana e che, è proprio il caso di dirlo, sta recuperando tutto il tempo perduto. Una seconda chance, dunque, che Jaime ha sfruttato al meglio, facendo le cose con calma, mettendo insieme un pugno di canzoni vincenti e pubblicando un disco breve (sono solo sette i brani in scaletta), ma capace di suggestionare positivamente la critica specializzata. Basta Wishing Well, il brano posto in apertura del disco, per rendersi conto che siamo di fronte a un talento puro e che la Wyatt possiede tutti i numeri per inserirsi nella scia di quelle iconiche voci femminili del country pop/rock che portano il nome di Linda Ronstadt o Sheryl Crow, solo per citarne un paio. Una grande canzone, una grande voce e una melodia irresistibile: con un adeguato battage radiofonico, questo opener potrebbe scalare la classifiche statunitensi, posizionandosi molto in alto. Non è, però, solo Wishing Weel a fare la differenza, perché, in realtà, tutte le canzoni del lotto evidenziano un songwriting maturo e ricco di sfumature: numerosi richiami al country rock degli anni ’70, il profumo del sud della California, screziature soul, la capacità di gestire sonorità roots (il continuo utilizzo della lap steel e della pedal steel) armonizzandole con un istinto decisamente pop. Tutto suona credibile e autentico, sia nella ballata dolce amara di From Other Space, sia nel country cadenzato di Wasco, ispirato al periodo trascorso in prigione, sia nei languori acustici della morbida Giving Back The Best Of Me. Chiude il breve full lenght un’intensa cover di Misery & Gin, brano estratto dal repertorio di Merle Haggard, in cui Jaime ci spappola il cuore cantando “memories and drinks don’t mix too well … looking at the world through the bottom of a glass”, e dimostrando così di essere anche interprete sensibile di brani altrui. Una volta messo nel lettore, Felony Blues vi terrà compagnia per molto tempo: difficile, infatti, resistere al fascino di questa ragazza, che ha saputo raccontarci con il cuore in mano una storia di riscatto e redenzione. Potere salvifico della musica.