SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
Fu vera gloria?
Marc Bolan
all SPEAKER'S CORNER
07/07/2017
Marc Bolan
Fu vera gloria?
Credo sia impossibile parlare di Marc Bolan e celebrarne i meriti in termini assoluti. Purtroppo, infatti, non sono ancora riuscito a percepirne le doti uniche, cioè al di fuori di riferimenti che sono di altri. Anche dopo oltre 30 anni di miei ascolti non casuali. Forse lui fu più calce che mattoni?
di Stefano Galli

Credo sia impossibile parlare di Marc Bolan e celebrarne i meriti in termini assoluti.

Purtroppo, infatti, non sono ancora riuscito a percepirne le doti uniche, cioè al di fuori di riferimenti che sono di altri. Anche dopo oltre 30 anni di miei ascolti non casuali.

Forse lui fu più calce che mattoni?

Egli fu il più giovane dei mod?

Può darsi, però senza (riuscire?) capitalizzare questo suo primato.

Una carriera più che dignitosa, ma non eclatante con il suo supremo sauro preistorico nella seconda metà degli ultimi anni sessanta.

Un incrocio di carriere ancora (perché anche lui bazzicava Facce e Numeri) con David Bowie: splendidi loro due imbianchini nel racconto del secondo.

Tony Visconti, lui e solo lui1, nella decade successiva firma a quattro mani l’ascesa di Marc Bolan con i T. Rex, definitivamente scolpiti nella storia ma, ma, da “All The Young Dudes” scritta da David Bowie e per di più – con un magistrale colpo doppio – interpretata dai Mott The Hoople2 altrimenti relegati al ruolo di “grandi dimenticati” (un club già troppo affollato).

Quando arriva la mania, “come ai tempi di The Beatles”, evidentemente la scena non si ferma e verso il 1974 Bolan non è già più l’idolo assoluto con cui misurarsi.

Può non piacere la considerazione – non piace nemmeno a me – però chi scrisse che le simpatie di Marc Bolan per la scena punk lo avrebbero aiutato a tornare in auge non suona del tutto fuori posto.

Dunque, a parte la conosciuta (a quattro persone in Italia) fotografia con Siouxsie alla Music Machine londoniana, ecco The Damned che aprono per lui nel suo tour del 1977.Poi tutto si ferma: in quanto Mark Feld forse sta ancora seminando per il suo secondo avvento prima di poterne raccoglierne i frutti.

I cavalli motore lo immolano, come molti altri, ma all’ombra di un cadavere “fresco” troppo ingombrante come Elvis Presley qualche settimana prima: il Cigno Bianco muore il 16 settembre 1977.

Ultima sua apparizione televisiva? In duetto dal vivo con David Bowie, che presenzierà al funerale.

Se volumi in eccesso della dozzina non hanno saputo spiegare Marc Bolan, come posso farlo io?

È uno dei casi in cui la musica parla molto meglio – e forse altro non abbisogna – delle parole di commento3, anche qualche sua cover4 e il minutaggio da formato singolo spiegano molto dell’attitudine positiva nei suoi confronti dei futuri Fiori dei bidoni della spazzatura che ancora si celebrano.

Ah, quasi dimenticavo: in termini di stile, dopo George Brummel e Charles Baudelaire, per me vengono le bebè color verde, quasi “racing”, di Marc Bolan: un millimetro prima del baratro del ridicolo.

È quel millimetro che fa il “Dandy in the Underworld”: buon mod non mente.

 

1 Forse la spiegazione intuitiva del perché l’Italia non è all’altezza del Regno Unito quanto a musica pop e rock sta nel fatto che, parlando di talenti riconosciuti che hanno influenzato il costume, la prima ha avuto Mogol e il secondo un immigrato dagli USA (frutto di immigrati italiani).

2 Non nascondiamo ci dietro un dito!: “di” Ian Hunter.

3 A parte il percorso inverso a quello che sto per suggerirvi: sorta di ossimoro, cioè fidandovi delle versioni di sue canzoni interpretate da altri artisti, non potete sbagliarvi, vi affido un solo titolo: “The Children Of The Revolution”.

4 In particolare una di Eddie Cochran: se non vi incuriosisce Bolan e se non lo fanno The Who (con la stessa canzone), se nemmeno El Sid Vicious vi smuove, forse dovete riflettere seriamente sulla vostra conoscenza del rock ‘n’ roll.