REVIEWSLE RECENSIONI
in.ter a.li.a
At The Drive-In
2017  (Rise)
ALTERNATIVE
7/10
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At The Drive-In
in.ter a.li.a
Il consueto armamentario di canzoni tirate usque ad finem è rimasto intatto, ma la band sembra aver anche acquisito altre frecce al proprio arco
di Nicola Chinellato

I grandi amori non si scordano mai, su questo non ci sono dubbi, e a volte, per i più fortunati, tornano pure. E’ questo che devono aver pensato tutti i fans, compreso chi scrive, degli At The Drive-In, mitica band di post hardcore originaria di El Paso, scioltasi nel 2000, proprio quando l’uscita di Relationship Of Command stava dando loro una visibilità mediatica mai avuta prima. Per rivederli all’opera sulla lunga distanza di un full lenght, ci sono voluti ben diciassette anni di attesa e due reunion (2012 e 2016), l’ultima delle quali ha dato il via al presente progetto e ha sancito in modo definitivo la chiusura di ogni rapporto con Jim Ward, storico chitarrista in perenne rotta di collisione con il resto della band. Archiviata l’esperienza Mars Volta e acquisito alla causa un nuovo chitarrista (Keeley Davis, proveniente dagli Sparta), Cedric Bixler Zavala e Omar Rodriguez-Lopez hanno rispolverato il vecchio marchio di fabbrica, assemblando nuovo materiale per un disco che metterà d’accordo sia gli adepti della prima ora che i nuovi fans. In.ter a.li.a, infatti, non è solo l’atteso ritorno sulle scene di una delle band più eccitanti del movimento post hardcore, ma soprattutto è un disco di qualità, composto da dieci canzoni arrembanti e una ballata psichedelica (Ghost Tape No.9), la cui elettricità sgranata rappresenta uno degli highlight di un songwriting che sembra non aver perso un grammo dell’antico smalto. Il consueto armamentario di canzoni tirate usque ad finem è rimasto intatto, ma la band sembra aver anche acquisito altre frecce al proprio arco: l’esuberanza vocale di Zavala è più trattenuta e modulata, la sezione ritmica (Paul Hinojos al basso e Tony Hajjar alla batteria) è più feroce che mai, e se un tempo l’ingombrante presenza di Ward era solita tiranneggiare la scena, oggi le due chitarre (Rodriguez-Lopez e Davis) sono assolutamente perfette nell’intrecciare rasoiate hardcore, rapidi ricami melodici e schizofreniche pennate. La lucida produzione di Rich Costey è il valore aggiunto di un disco coeso e potentissimo, che forse non raggiungerà i vertici dello straordinario Relationship Of Command, ma che esprime tutta la maturità di una band pronta ad affrontare una seconda, altrettanto gagliarda, giovinezza. Sempre con il coltello fra i denti.