“La funzione dell’arte in generale, e la ragione per cui questi dischi sono come sono e dicono le cose in modo specifico, è che dovresti fornire alle persone modelli trascendentali, così che si ritrovino a raggiungere regni dell’immaginazione che non avrebbero mai sognato, e forse qualcosa di ciò può infiltrarsi nella condotta delle loro vite”.
(Sandy Pearlman)
Samuel C. Pearlman, detto Sandy, è stato un produttore discografico statunitense, nonché manager, scrittore e compositore. È meglio noto per il suo lavoro con il gruppo Blue Öyster Cult, benché abbia prodotto molti altri gruppi come The Dictators, The Clash, Pavlov's Dog, e The Dream Syndicate. Poeta visionario che si disse essere inventore della definizione “Heavy Metal” diede l’omonimo nome Blue Öyster Cult alla band americana, attinto da una serie di poemi chiamati “Imaginos”. Storie di alieni misteriosi che torneranno spesso nella storia del culto dell’ostrica blu e che sono tra i tanti spunti che possiamo prendere da un gruppo che non è mai stato convenzionale, né banale.
La loro carriera labirintica, frastagliata e tormentata, ma che li vede attivi ancora oggi dal 1967, ha prodotto un successo di vendite per oltre trenta milioni di dischi, ma soprattutto ha contribuito a dare al genere heavy metal, una connotazione intelligente, intrigante e profonda, tanto che il loro sound è stato etichettato come “metal for the thinking man”.
I Blue Öyster Cult sono stati i primi a usare i laser in concerto e l’abbigliamento denim & leather, hanno sempre avuto un lato misterioso, horror, ambiguo e criptico, difficile da decifrare fino in fondo, e che si sublima nel concept già citato di “Imaginos”, in cui seguiamo le vicende di un alieno che cambia le sorti del mondo attraverso due secoli di storia.
Ripercorrere la carriera dei Blue Öyster Cult attraverso le loro canzoni e i loro testi vuol dire addentrarsi in una delle avventure più affascinanti del mondo del rock, che appunto non è forse per tutti ma vale la pena di essere riscoperta e di avere una pubblicazione unica e importante, dato che i libri dedicati alla band e soprattutto ai suoi testi, sono veramente molto rari e quasi introvabili.
Tocca quindi a Tsunami Edizioni e alla penna esperta e appassionata di Stefano Cerati prendersi questo onere e onere. Stefano Cerati è un giornalista e scrittore milanese, attivo nel campo del rock da quasi trent’anni. Ha collaborato per numerosi periodici rock e metal e dal 2009 è editore della rivista Rock Hard. Per Tsunami Edizioni ha scritto per la serie I 100 Migliori Dischi i volumi sulla NWOBHM, sul thrash, sul death e sul doom. È inoltre autore degli acclamati saggi Heavy Metal – 50 anni di musica dura, Black Mass – La Storia dell’Occult Rock e di Black Sabbath – Masters Of Reality, il volume dedicato ai testi del periodo classico della band di Birmingham.
Il legame con i Sabbath è certamente rilevante, dato che furono i discografici a provare a spingere la band americana come una semplice risposta ai miti inglesi, ma l’unica reale affinità è sempre stata nella ricerca di suoni e tematiche libere e “nuove”, mentre le storie dei due gruppi si sono allontanate del tutto, a parte per una certa “confusione” tra membri che vanno, vengono e tornano, come se alla fine l’unica risposta corretta può essere la parola “eternità”.
E infatti, i primi concerti dell’embrione della band sono datati 1967 e oggi il gruppo è ancora attivo, anche se alcuni dei suoi tasselli cardini ci hanno lasciato, come il cantante e polistrumentista Allen Lanier nel 2013 e la mitica guida spirituale e concettuale Sandy Pearlman, nel 2016.
Il merito di Cerati è quello di farci addentrare nella storia dei Blue Öyster Cult, attraverso i loro dischi e soprattutto entrando nei significati più profondi dei loro testi, a partire dai loro grandi e riconosciuti capolavori, fino ad arrivare ai brani più dimenticati e solo in apparenza marginali. Una serie di storie infinite che parte di certo dall’ispirazione poetica e “superiore” di Sandy Pearlman, ma senza sottovalutare anche il resto di una produzione che è sempre stata ben sopra la media banalità e non ha cercato mai l’effetto facile, pur rimanendo squisitamente rock’n roll nello spirito.
(Don’t Fear) The Reaper è in sostanza un romanzo dove mille aneddoti e altrettanti spunti narrativi si rincorrono e creano un immaginario unico e totalmente da scoprire e riscoprire, per una band che non è mai stata celebrata come avrebbe meritato. Emozioni infuocate ma intelligenti e quanto mai rare.

