Se c'è un disco che incarna fisicamente e spiritualmente l'ottimismo, la spavalderia e l'energia del Regno Unito a metà degli anni '90, è questo. (What's the Story) Morning Glory? non è solo il capolavoro degli Oasis; è un monolite culturale che ha venduto oltre 22 milioni di copie in tutto il mondo. Mentre il disco di debutto (Definitely Maybe) era pura aggressività punk e sogni di gloria, Morning Glory è il momento in cui quei sogni si realizzano. Gli arrangiamenti si fanno maestosi, le chitarre si stratificano e si aggiungono mellotron, archi e tastiere. Noel Gallagher scrive una sequenza di inni generazionali che non hanno eguali nella musica rock moderna, mescolando arroganza rock 'n' roll a una vulnerabilità inaspettata.
La genesi di Morning Glory è figlia di una fretta febbrile e di un’ascesa meteorica. Se il debutto era l’urgenza di una band che cercava di fuggire dalla working class di Manchester, questo disco è il racconto di chi, quella fuga, l’ha appena completata e si ritrova a fissare il sole da una posizione di dominio. Registrato in soli 12 giorni tra maggio e giugno 1995 ai Rockfield Studios in Galles, il disco è nato in un clima di tensione creativa e turbolenza personale, con i fratelli Gallagher al centro di un ciclone mediatico. Owen Morris, il produttore, lavorò per catturare un suono che fosse più grande della vita, massimizzando il volume e la compressione per trasmettere quella sensazione di ineluttabilità che permea ogni traccia.
Dal punto di vista della produzione, il disco rappresenta l'apice del Wall of Sound anni '90, caratterizzato da una stratificazione estrema, dove le chitarre acustiche ed elettriche non sono semplici accompagnamenti, ma vengono sovrapposte in innumerevoli tracce per creare un muro di frequenze medie che satura lo spettro udibile. A differenza dell'approccio più grezzo del debutto, qui troviamo l'introduzione consapevole di strumentazione orchestrale che conferisce al disco una profondità barocca. Il timbro di Liam Gallagher è lo strumento principale, una performance fenomenologica intrisa di sfacciataggine e di quell'inflessione manchesteriana che diventa il centro gravitazionale attorno a cui ruotano le armonie di Noel.
Fenomenologicamente, Morning Glory non è un oggetto di consumo, ma un'esperienza di immedesimazione dove l'ascoltatore accede a uno stato mentale che celebra il trionfo dello status quo. Brani come “Roll With It” o la title track trasudano una fiducia incrollabile che non deriva da ingenuità, ma dalla consapevolezza del proprio potere, mentre il genio di Noel risiede nell'aver inserito in un telaio di arroganza rock'n'roll dei testi di una desolazione quasi infantile. “Wonderwall” non è una canzone d'amore convenzionale, ma un'invocazione disperata, e “Don't Look Back in Anger” trasforma il dolore in un inno di resilienza collettiva, trasformando il vissuto privato dell'autore in una catarsi pubblica. Il disco possiede una qualità atemporale con melodie costruite su strutture armoniche universali, progettate per essere singole icone che entrano nella memoria collettiva al primo ascolto.
In definitiva, (What's the Story) Morning Glory? è il punto di non ritorno della musica britannica, segnando la fine del nichilismo grunge e sostituendolo con una celebrazione edonistica del qui e ora, trasformando definitivamente degli operai di Manchester in icone mitologiche la cui luce non sembra voler tramontare mai.
Segnaliamo in coda i brani che, a parere di chi scrive, sono imprescindibili:
“Don't Look Back in Anger”, cantata da Noel, è diventata qualcosa di più di una canzone: è un vero e proprio inno nazionale alternativo (divenuto persino il simbolo della resilienza di Manchester dopo gli attentati del 2017). È un brano epico sull'accettazione e sul non avere rimpianti, guidato da un intro al pianoforte ispirato a "Imagine" di John Lennon.
"And so Sally can wait, she knows it's too late as we're walking on by / Her soul slides away, but don't look back in anger, I heard you say"
"E così Sally può aspettare, sa che è troppo tardi mentre passiamo oltre / La sua anima scivola via, ma non guardare indietro con rabbia, ti ho sentito dire"
“Wonderwall”, la canzone che tutti conoscono. Una chitarra acustica, un violoncello malinconico e la voce di Liam nella sua forma più espressiva e meno ruvida. Il termine "Wonderwall" è stato inventato per descrivere una persona che rappresenta la tua salvezza emotiva.
"Because maybe, you're gonna be the one that saves me / And after all, you're my wonderwall"
"Perché forse, sarai tu quella che mi salverà / E dopotutto, sei il mio muro delle meraviglie (la mia ancora di salvezza)"
“Champagne Supernova”: sette minuti di pura psichedelia epica che chiudono l'album in un'esplosione cosmica (con Paul Weller come ospite alla chitarra solista). Il testo è volutamente astratto e allucinogeno, ma riesce a trasmettere un senso di epicità e nostalgia travolgente.
"Someday you will find me caught beneath the landslide / In a champagne supernova in the sky"
"Un giorno mi troverai intrappolato sotto la frana / In una supernova di champagne nel cielo"
“Some Might Say”, iI primo singolo estratto dal disco e il primo numero uno in classifica della band. È il ponte perfetto tra le chitarre distorte del primo album e le melodie aperte del secondo.
"Some might say that sunshine follows thunder / Go and tell it to the man who cannot shine"
"Alcuni potrebbero dire che il sole segue il tuono / Vallo a dire all'uomo che non riesce a brillare"
