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RE-LOUDDSTORIE DI ROCK
12/10/2017
Missing Foundation
1933
I Missing Foundation individuarono, nell’ambito metropolitano, la decadenza del sentire comunitario indotta dalle nuove dinamiche economiche; disinteressati all’analisi e all’elegia, materializzarono in questo album lo sconforto e la rabbia per l’avanzata dei nuovi conquistatori del capitale, consustanziali alle forze politiche tradizionali.
di Vlad Tepes

I Missing Foundation fioriscono nel 1984 ad Amburgo su impulso dell’americano Peter Colangelo[1]; registrate alcune tracce, poi disperse, Colangelo (meglio noto come Peter Missing) ritorna verso l’odiata madrepatria e, a New York, con nuovi membri, rifonda il gruppo come collettivo antagonista multimediale (egli, peraltro, è pittore e designer).

Il raggio d’azione delle loro lotte sociali è il Lower East Side che essi marchiano con il famigerato stemma The party’s over! (un calice di Martini rovesciato sormonta tre linee verticali tagliate da un’obliqua); i Foundation combattono la speculazione edilizia, l’invadenza della nuova borghesia reaganiana, la brutalità delle forze dell’ordine a favore di una prassi conflittuale che, oggi, si potrebbe ricondurre alla glocalizzazione. Tale movimentismo si concretò negli avvenimenti di Tompkins Square Park per cui Missing fu anche indagato dalla polizia federale. La zona, di secondaria importanza sino ai primi anni Ottanta, ma focolaio di aggregazioni giovanili e controculturali, fu investita da una crescente speculazione commerciale tesa a riqualificarne l’assetto per renderla appetibile al vincente yuppismo finanziario. Questo fenomeno, noto come gentrificazione, portò alla repressione di tutti i fenomeni alieni a tale nuova composizione sociale ed urbana, tanto da indurre il sindaco Ed Koch a dichiarare il coprifuoco del parco di Tompkins Square (chiusura alle 24.00), usuale ritrovo di anarchici, punk o semplice rifugio per i senza tetto. La misura amministrativa innescò una serie di proteste che, nella notte del 7 Agosto 1988, sfociarono in aperti scontri con la polizia che, intervenuta in massa, trasformò i tafferugli in un pestaggio indiscriminato.

In tale contesto, di assoluta negazione della realtà sociale maggioritaria, si sviluppano le tracce sonore dei Missing Foundation, virate verso un primitivo noise industriale.

“Kingsland 61” è puro sfogo composto da urla e tonfi; in “Journey From The Ashes”, “At The Gates”, “Invasion Of Your Privacy” le cieche invettive da prete spretato di Peter Missing vengono doppiate da un tambureggiare pervasivo ed assillante; “Death Of A Wolf” è un rapido sferragliamento, “CIA World’s Fair”, sostenuta dai borborigmi del basso, è l’ennesima disperata enciclica alla Throbbing Gristle; anche le canzoni meglio costruite (“Martyr Of The City”, “Jameel’s Turmoil” e, sopra tutte, “Burn Trees”), in cui è possibile rintracciare la struttura dell’hardcore, sono però sovrastate ancora una volta dalle percussioni tribali di Chris Egan e dalle liturgie post-industriali del cantante.

I Missing Foundation individuarono, nell’ambito metropolitano, la decadenza del sentire comunitario indotta dalle nuove dinamiche economiche; disinteressati all’analisi e all’elegia, materializzarono in questo album lo sconforto e la rabbia per l’avanzata dei nuovi conquistatori del capitale, consustanziali alle forze politiche tradizionali. Circa un decennio più tardi, a Seattle, e, nel 2001, a Genova, le loro istanze sarebbero divenute tema di dibattito universale.

 

[1] Vi militava Mark  Chung, poi bassista negli Einstürzende Neubauten.