Ottava traccia da Chicago II, uno dei capolavori indiscussi della combo americana, "25 or 6 To 4" fu scritta da Robert Lamm, tastierista e cantante dei Chicago. Il brano parla del tentativo di scrivere una canzone a notte fonda, e il titolo si riferisce all'ora del giorno: le 3:35 del mattino (25 minuti alle 4:00) o le 3:34 del mattino (26 minuti alle 4:00).
Lamm ha spiegato che ai tempi viveva con un gruppo di hippie sopra Sunset Strip. Uno dei vantaggi di quella casa era che si trovava sulle Hollywood Hills e godeva di un bel panorama sulla città, che diventava addirittura splendido a tarda notte. L’intento di Lamm era quello di descrivere il processo di scrittura della canzone che stava componendo.
"Aspettando l'alba
Cercando qualcosa da dire
Luci intermittenti contro il cielo
Arrendendomi, chiudo gli occhi
Seduto a gambe incrociate sul pavimento"
Non certo un processo semplice, come si deduce dalle liriche, ma una ricerca febbrile di note e parole che sembrano non andare mai a posto. E mentre il musicista ci prova e ci riprova, un orologio al neon dall’altra parte della città, indica il tempo che passa, che poi finì cristallizzato nel titolo.
Nel 2019, in un’intervista alla rivista Mix, Lamm precisò: “Non riuscivo a capire bene dove puntassero le lancette dell'orologio. Erano le 4 meno 25 o 26 minuti. Non mi aspettavo di tenere quelle parole. Pensavo di sostituirle con un testo vero e proprio. Ma alla fine è andata bene”.
Ci sono molte voci infondate sul significato del testo di questa canzone. Una diceria popolare sostiene che "6 to 4" fosse un soprannome per l'LSD, perché se si assumeva la sostanza alle 18:00, gli effetti svanivano alle 4:00 del mattino, esattamente 10 ore dopo, mentre altri sostenevano, sempre a torto, che il titolo indicasse il nome di una persona famosa attraverso un codice numerico.
Il brano divenne rapidamente un pezzo forte del repertorio del gruppo, grazie anche alla loro sezione fiati (il trombettista Lee Loughnane, il sassofonista Walter Parazaider e il trombonista James Pankow), che fu protagonista di molti dei loro successi degli anni '60 e '70, ed è una delle canzoni più suonate dalle bande universitarie statunitensi, grazie proprio all’utilizzo degli ottoni ed al ritmo incalzante che lo rendono perfetto per gli eventi sportivi studenteschi.
La voce solista del brano è quella del cantante e bassista Peter Cetera che al momento della registrazione, però, aveva l’articolazione della mascella bloccata. Qualche mese prima della sessione di registrazione, infatti, la band andò a una partita di baseball al Dodger Stadium, dove la loro squadra del cuore, i Chicago Cubs, sconfisse i Dodgers, scatenando l'ira di quattro marines tifosi, pronti a sfogare la loro rabbia su qualcuno. Quel qualcuno fu Cetera, che venne individuato tanto per i suoi lunghi capelli quanto per il tifo sfegatato. La rissa che ne seguì lo mandò in terapia intensiva con la mascella rotta in tre punti, e quindi, quando arrivò il momento di registrare la canzone, aveva ancora la mascella bloccata. Cetera dovette imparare a cantare in modo diverso, tenendo i denti stretti, una tecnica assai complessa che, però, divenne ben presto il suo marchio di fabbrica.
Questo è solitamente l'ultimo brano che i Chicago suonano ai loro concerti. Negli anni successivi, i Chicago si sono spesso esibiti in tour con altri artisti di alto profilo che si univano a loro sul palco durante l'esecuzione del pezzo. Nei tour con gli Earth, Wind & Fire, questo brano ha offerto un'ottima vetrina per le sezioni di fiati di entrambe le band, e si adattava perfettamente anche alla voce di Philip Bailey. Tra gli altri artisti che, nel corso degli anni, si sono uniti a loro per questo gran finale si annoverano i Doobie Brothers e gli REO Speedwagon.
Uno dei pregi della canzone è senz’altro il lavoro alla chitarra di Terry Kaith: il caratteristico riff della canzone è stato suonato attraverso un amplificatore Fender da concerto modificato, mentre lo splendido assolo è stato votato da Guitar World, nel 2015, uno dei migliori assoli di wah wah di tutti i tempi.
Una curiosità. Peter Cetera suonava il basso con le dita, ma il produttore James William Guercio pretese che suonasse la linea per la canzone utilizzando il plettro. Cetera non si diede per vinto, e dopo una lunga serie di alterchi, giunse al compromesso di suonare il basso con la parte posteriore dell’unghia.
