Freeman definisce All Set The Bone un «riflesso di molti cambiamenti e di molta tensione». È una raccolta di racconti politici e personali distribuiti su quattro facciate, «eventi disumani» e dolore trascinati in uno «tsunami perfetto». Durante la composizione e la registrazione dell’album, Freeman ha lasciato la sua casa di lunga data a Burlington, si è rintanato in una zona sperduta del sud-ovest e si è dedicato alla musica a tempo pieno, lasciandosi alle spalle lavori occasionali come giardiniere in un cimitero e aiuto cuoco in un ristorante.
L’album che segue è popolato da un gruppo di persone altrettanto inquiete: un elettore sommerso dai debiti della carta di credito, una coppia di cuori cristiani che tintinnano come aragoste intrappolate, una città di colli piegati, un amante con gli arti ricurvi come meli selvatici.
Si avvertono ancora tracce dei Modest Mouse pre-Good News e dei primi Pavement, ma ad All Set The Bone sfuggono a facili classificazioni grazie a una frattura deliberata, contorta ma al tempo stesso familiare. Le ossessioni di lunga data di Freeman per i Fugazi e gli Unwound caratterizzano i brani più cupi e pesanti dell’album, mentre i suoi spunti più scintillanti nascono da un’influenza di Big Star, The Drones e Mission of Burma. Dal punto di vista dei testi, la penna di Freeman è troppo potente per le analogie, mentre improvvisa su corpi ridotti in carne macinata o sull’inseguimento di un sogno per poi accontentarsi di una nicchia.
Freeman aveva appena terminato di realizzare il suo album di successo, Burning Over (accolto con grande plauso dalla critica, inserito nella lista dei migliori album del 2025 del New York Times e insignito dell’ambita menzione di “Miglior nuovo album” da Pitchfork) quando ha iniziato a scrivere il suo successore. Ha perseguito la rottura con sicurezza, creando d’impulso piuttosto che attingendo a ciò che gli era familiare. «Ho avuto un momento di illuminazione in cui ho capito come avrebbe dovuto essere il prossimo disco», racconta, «il che mi ha sorpreso, perché pensavo che ci sarebbe voluto molto più tempo per avere le influenze o l’ispirazione necessarie per intraprendere la scrittura di un nuovo album». Ciò che ne è scaturito, invece, sono state canzoni esplosive che non sono mai sembrate forzate o moralistiche.
Dopo la fissazione nauseante di Burning Over per le storie di fantasmi e i vari luoghi e storie di New York, Freeman torna nuovamente all’immediatezza e all’ansia del tempo e della storia, costruendo un coro di domande a partire da costellazioni in cui «la luce si riversa come la sabbia di una clessidra».

Il brano di apertura “Cahokia” prende il nome dagli antichi tumuli indigeni che si trovano sulla sponda dell’Illinois del fiume Mississippi, i cui costruttori sono scomparsi. Freeman utilizza la tassidermia e insetti intrappolati nell’ambra per contestualizzare canzoni che parlano di amore e dolore. Verso la fine del lato A, arriva persino a fare questa dichiarazione sorprendente: “Niente cultura, e niente più rock and roll”. Ma “Decade” è forse il brano che riassume meglio All Set The Bone: «La storia fa lo sguardo curioso su ciascuno dei tuoi pensieri che si fanno cupi». Freeman afferma che c’è un «senso di tempo che sta per scadere, di noi che rimaniamo bloccati nella traiettoria della nostra stessa storia». È un tema che ha approfondito fin da I Looked Out, ma non l’ha mai fatto meglio che proprio qui, in questi settanta minuti.
In All Set The Bone, invece di rifiutare l’attrito, lo abbraccia, sfruttando i tempi di prova ridotti e le scadenze urgenti che si è autoimposto per riempire il suo terzo album di capricci ambiziosi: brani chitarristici travolgenti da strappare un sorriso, ondate percussive cosmiche, riff di pianoforte quasi barocchi, improvvisazioni psichedeliche, inserti di ottoni e abbastanza cambi di tonalità da costruire un labirinto musicale irrisolvibile.
All Set The Bone è stato completato in fretta, in un vero studio hollywoodiano con uno dei migliori architetti del rock moderno, e con una distanza minima tra idea e risultato. Per Freeman, l’incertezza è diventata la sua valuta più preziosa. «Non dovrebbe mai sembrare una cosa comoda», afferma. «Ogni album dovrebbe spaventarti».
All Set The Bone vede la partecipazione dei collaboratori di lunga data di Freeman, Garrett Linck e Sam Atallah, e di nuovi artisti tra cui Joey Sullivan dei Florry, Carney Hemler dei The Rockin Worms, Anna McClellan e Trinity Ace.

Tracklist
1. Cahokia
2. Totaled
3. Culture
4. Withdrawn
5. Indu
6. Loser’s Prize
7. Hail Mary
8. Decade
9. Marooned
10. Untitled 10
11. Next To Nothing
12. Costs
13. Bury Me The Shovel
