“Sono rimasto agli anni '80! Non ho mai avuto un computer in vita mia; vivo ancora felicemente nel mondo analogico. Scrivo usando carta e penna e registriamo come una band dal vivo, in presa diretta.
(Dag Finn, 2026)
Il rock melodico e la Svezia sono felicemente sposati da tanti anni e, tra i tanti gioielli partoriti negli anni ottanta, c’erano gli Sha-Boom, che riuscirono a sfiorare il grande successo con il singolo “R.O.C.K.", pubblicarono una manciata di album e sparirono all’orizzonte come gli eroi dei vecchi film western in bianco e nero.
Dopo qualche lieve segnale agli inizi degli anni Duemila, oggi Dag Finn (la voce di quel gruppo) torna con quel magico e buffo nome, accompagnato da nuovi compagni fieri e decisamente validi: dagli Eclipse arriva Erik Mårtensson, che si occupa di produzione, chitarra e basso oltre che delle backing vocals, insieme all’espertissimo Thomas Vikström (Therion, Candlemass) e alla figlia Linnéa (Thundermother), presente nel duetto “One More Drink for the Road”. Completano la band il batterista Thomas Broman e il tastierista Jonas Öijvall.
E’ lo stesso Dag a cercare in tutti i modi la carta della nostalgia, dichiarandosi fieramente boomer e totalmente avverso a computer, tecnologia e quindi, nemico acerrimo del 2026. Ma, chiariamoci, Another Nail In The Coffin è un ritorno totalmente immerso nella modernità, perché Mårtensson è un maestro nel costruire una cattedrale di suoni incredibilmente attuali ma anche veracemente analogici, freschi e vibranti.
Finn fa il furbone e fa bene, perché ha in mano un disco che è un piccolo gioiellino, certamente vicino allo stile di certi Eclipse, ma che mette insieme almeno quarant’anni di ottima musica melodica ma anche spavaldamente “ROCK”. Partiamo da una voce di un ragazzo del 1967, che sinceramente sembra nata almeno nel 1987 e brilla per dinamicità e versatilità, come nelle undici tracce presenti, che ci portano in un viaggio meraviglioso, tra Def Leppard, sleazy rock, ballatone struggenti e persino qualche riff folkeggiante che completa il tutto con grande suggestione. Ah si, tanti ritornelli che ti si stampano in testa e non ne vanno più, per fortuna. Non ci si annoia mai e “rimetti su quel disco” è la frase del giorno.
Ma sapete, soprattutto, questo è un album che nella sua fluidità creativa sia furba che schietta e sincera, ti mette il buonumore, e alla grande! E oggi, nel nostro cupo 2026, cosà abbiamo realmente da ridere? Anche la musica odierna ci consola ma possiamo definirla allegra? La risposta la lascio a voi.
Another Nail In The Coffin prende la nostalgia degli anni Ottanta e quella leggerezza che ora manca, e la porta in musica nei nostri giorni, chiedendoci di condividerla insieme alle altre persone chiuse nelle loro grigie case a guardare gattini sui social. Gli Sha-Boom ci portano in questa festa ideale, in cui il tramonto è sia freddo che caloroso e soprattutto, va visto insieme a chi si ama, per creare nuovi ricordi indimenticabili.
E se questo (come dice il titolo) deve essere un ennesimo chiodo piantato nella bara che è il nostro tempo, almeno finiremo questa storia in buona compagnia.
