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SPEAKER'S CORNERA RUOTA LIBERA
13/02/2026
Live Report
Bab L’Bluz, 12/02/2026, Circolo Magnolia, Milano
Uscire di testa per una canzone ascoltata per puro caso alla KEXP e scoprire che, pochi giorni dopo, la band che la esegue suonerà a mezz’ora da casa tua è una cosa che capita una volta nella vita. Leggi la storia che ha commosso il web.

Mi sento un po’ in colpa per aver occupato il posto d’onore, l’equivalente della poltronissima che, in un concerto dei Bab L'Bluz, coincide con la porzione di spazio sotto il palco simmetrica alla straordinaria cantante Yousra Mansour e al suo suggestivo strumento artigianale a doppio manico che è lei stessa a descrivere, approfittando di una pausa tecnica del concerto al Magnolia di ieri sera. Un corpo unico composto da un gwembri e un mandolino a 10 corde, entrambi elettrici e assemblati da un liutaio che, nei momenti più caldi del concerto, con i fari dietro alla scena rivolti verso gli spettatori a creare un suggestivo effetto controluce uniti ai movimenti tipicamente chitarristici della testa ad accompagnare uno dei suoi più ispirati soli - e i folti riccioli che saltano in aria a tempo - hanno conferito all’esperienza live una curiosa sensazione Led Zeppelin ma in versione Gnawa.

Dicevo che mi sento un po’ in colpa perché avrei dovuto lasciare quel golden ring monoposto a qualcuno che se lo meritava di più di me, a partire dal terzetto di giovani donne di origine marocchina con cui Yousra ha duettato in arabo e in francese lungo tutto il concerto. Approfittando di un momento di inevitabile distrazione della prima fila durante la lunga coda del bis conclusivo, la claque si è intrufolata proprio sotto alla band per abbandonarsi a una danza viscerale, guidata da quel tipico movimento del capo eseguito per valorizzare il fascino e la portata dei capelli lunghi. 

Un momento che non dimenticherò mai: i quattro Bab L'Bluz che salutano il caloroso pubblico e si allontanano dietro le quinte improvvisando un finale con i loro suggestivi strumenti a percussione, le fan che tributano il meritato riconoscimento dovuto alla sintonia etnografica e si scatenano liberando la chioma e io che - alla prima rotazione della testa - mi becco un’esemplare frustata di capelli in pieno volto. Un esplicito e metaforico monito a fare un paio di passi indietro dal mio eurocentrismo per lasciare giustamente spazio a persone più accreditate di me a immolarsi protagoniste di quel rito conclusivo di uno spettacolo mozzafiato. Non nego che una maggiore interazione tra quel tipo di pubblico e la band favorita da una più intima vicinanza sarebbe stata più appagante per entrambi, anziché la presenza statica di un anziano melomane in abiti da ufficio a pochi centimetri dal microfono che, comunque, ce l’ha messa tutta per trasmettere appieno l’entusiasmo che la musica dei Bab L'Bluz merita a pieno titolo.

Il punto è che se è già complicato accompagnare dal pubblico i propri brani preferiti in inglese, figuratevi in arabo. E non mi riferisco solo ai testi - il level pro - ma mi accontenterei di riuscire a seguire con il corpo le pulsazioni principali dei ritmi di cui, nell’impero occidentale della cassa dritta e degli accenti standard di rullante, lo stile dei Bab L'Bluz si rende ambasciatore. Il livello principiante, una frequentazione turistica della musica di matrice nordafricana. Ma vi posso assicurare, e ho le prove, che non ero il solo. Ho persino provato a riprodurre qualche suono per imitarne il linguaggio, nei frequenti botta e risposta tra artisti in scena e ascoltatori sotto, e spero davvero che chi ha partecipato insieme a me alla prima tappa del mini tour italiano della band franco-marocchina non ci abbia fatto caso.

Un concerto che non ho nessun problema a ritenere tra i più avvincenti mai visti nella mia lunga esperienza di frequentatore di live. La scaletta dei Bab L'Bluz si è concentrata principalmente sulle tracce comprese nel loro ultimo album Swaken, risalente al 2024, un disco che, rispetto alle canzoni contenute in Nayda!, il lavoro con cui hanno esordito per l’etichetta Real World fondata da Peter Gabriel, suona decisamente più maturo e completo, com'è giusto che un’opera sophomore risulti. Un’esibizione per pochi intimi, purtroppo, ma più che sul pezzo e che non ha risentito per nulla della dimensione da club. 

La resa live della band anche in situazioni meno raffinate - solo da un punto di vista della resa acustica, il Magnolia è un ambiente davvero speciale - rispetto al set registrato per la KEXP, risalente allo scorso anno e resuscitato qualche settimana fa sul canale YouTube della preziosa emittente di Seattle, si conferma ineccepibile. Le doti canore di Yousra Mansour non smentiscono le aspettative, e la capacità di vocalizzare riproducendo al contempo la principale componente strumentale dei brani lascia davvero a bocca aperta. Il tutto accompagnato da una tenuta del palco e una forza carismatica e trascinatrice di assoluto prestigio. 

Al suo fianco, il fidato fondatore del progetto Brice Bottin al basso (un secondo gwembri elettrico), un decisivo polistrumentista (perdonatemi, mi è sfuggito il nome) chiamato ad aggiungere valore ai brani con percussioni e flauto, e il solidissimo batterista Ibrahim Terkemani, una vera macchina da guerra. Grazie a lui, e senza nulla togliere all’eccellenza armonica dello stile della band, i Bab L'Bluz sfoggiano una sezione ritmica a dir poco mostruosa, ai limiti del soprannaturale. I suoi pattern ritmici, inusuali per gli standard rock a cui siamo esposti, in alcuni sviluppi dei brani hanno mandato in tilt anche i più esperti mantenitori di beat.

Una serata densa anche di significati oltre alla tecnica musicale in sé. L’impegno della band nella sensibilizzazione, attraverso il proprio messaggio unificante, circa i valori di giustizia, di equità, di fratellanza e di temi urgenti - a partire dalla condizione del popolo palestinese - ha condotto al massimo le vibrazioni degli ascoltatori. La corretta accezione anticolonialista della world music, un invito ad un ascolto e una riflessione consapevole per superare i meri aspetti folcloristici ed esotici di tutto ciò che si trova sull’altra sponda del Mediterraneo.

Non stupisce che l’insegnamento ci sia impartito dalla vicina Lione, base del quartetto franco-marocchino. Un ambiente decisamente più aperto e maturo del nostro alla contaminazione nel rispetto delle peculiarità altrui. Il concerto dei Bab L'Bluz ha avvalorato l’impressione della band che ho ricavato dai loro dischi, grazie alla quale si proiettano ai vertici delle cose più interessanti ascoltate ultimamente.