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MAKING MOVIESAL CINEMA
09/08/2017
Jennifer Kent
Babadook
I brividi in buona parte ci sono, e sono dati dai classici escamotage del genere: porte che crepitano e si aprono, rumori sinistri, ombre, "possessioni", incubi ad occhi aperti, urla e grida, rifugi in cui nascondersi.

Sam è un bambino speciale, evitato dai compagni, terrorizzato da ogni tipo di mostro che può nascondersi sotto il letto, dentro l'armadio, dietro le tende, non concede alla madre una notte intera di sonno, e nemmeno troppa pace visto che a scuola si mette sempre nei guai e fondamentalmente, richiede tanta pazienza e tanta attenzione.
Nato nello stesso giorno in cui il padre è morto, ucciso in un incidente stradale mentre stava portando la moglie all'ospedale per partorire, questa mancanza si fa sentire, lei non ne parla, tiene tutto dentro (di lei e nella cantina), lui si sfoga come può, girovagando per quella cantina, appassionandosi di magia.
Tutto cambia una sera, in cui il libro scelto da Sam per la buonanotte è un grande libro rosso e pop up, che racconta della curiosa e spaventosa figura del Babadook: non c'è niente di innocente nelle rime che compongono il libro, queste filastrocche, unite ai disegni, sono quanto di più spaventoso possa essere letto, sia per un bambino altamente suggestionabile che subito si dispera, sia per una madre sola, che un libro simile non sa come sia arrivato in casa -lei, a suo tempo autrice di libri per l'infanzia- né come continui a tornarci nonostante i nascondigli e le bruciature.
E' da qui che la tensione accumulata in un rapporto già teso per la privazione del riposo unita allo stress lavorativo, esplode, in notti sempre più lunghe, in visioni e allucinazioni sempre più forti, che culminano in una notte davvero horror in cui la profezia del Babadook sembra compiersi.
I brividi in buona parte ci sono, e sono dati dai classici escamotage del genere: porte che crepitano e si aprono, rumori sinistri, ombre, "possessioni", incubi ad occhi aperti, urla e grida, rifugi in cui nascondersi.
Ma non è tanto questo a far paura, è quel mistero che avvolge tutta la vicenda e che si conclude in modo ancora più misterioso, facendo intendere che, appunto, c'è dell'altro.
C'è tanto su cui scavare e pensare, c'è un rapporto madre-figlio da analizzare, una mente suggestionabile volta però alla tenerezza e alla difesa del suo bene più grande, e una privata da sempre di un compagno e di una spalla su cui appoggiarsi, la cui mancanza, dà colpe.
Da sempre.
Girato in economia, perché il miglior horror se ne frega degli effetti speciali e in modo artigianale confeziona una storia che di mezzi e di attori ne richiede pochi, non risparmia però in un montaggio intelligente, in una colonna sonora che fa il suo dovere alzandosi e abbassandosi, in inquadrature tra il claustrofobico e la bellezza nel terrore.
Il finale, tutto da interpretare, diventa la chiave di lettura di una vicenda che può avere tutto come gran poco dell'horror, di certo, lascia il segno, e mostra come anche il più crudele dei mostri, il più umano seppur all'apparenza inumano, possa essere messo sotto controllo, tenuto a chiave, per poter vivere in pace e nella tranquillità, facendo così finalmente i conti con il passato.