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REVIEWSLE RECENSIONI
01/10/2026
Grandmas House
Baby You're A Winner
Tra armonie abrasive, attitudine punk e un caos sorprendentemente organizzato, il debutto delle Grandmas House trasforma un’incontenibile energia live in una delle più interessanti promesse dell'indie-rock britannico.

Conciate da agenti immobiliari come le Boygenius, ma con incastri e timbri vocali che rimandano alle pericolose e ruvide armonizzazioni in auge tra Layne Staley e Jerry Cantrell, le Grandmas House sono la nuova confortante realtà in arrivo da Bristol. Yasmin Berndt (voce, chitarra), Poppy Dodgson (voce, batteria), Zoë Zinsmeister (basso, voce) e Polly Jessett (chitarra), dopo una fase iniziale di prove tecniche di composizione, pubblicano Baby You're A Winner, il loro album di debutto, ritagliandosi uno spazio di tutto rispetto nel mondo delle band in quota indie-rock due punto zero.

Ad ascoltarle con attenzione, però, si scopre quanto una categorizzazione sommaria possa risultare superficiale. Le quattro musiciste si presentano infatti piacevolmente imprecise come certe formazioni hardcore nei momenti più incisivi, a tratti melodiche secondo i canoni in voga del pop alternativo, altrove graffianti, grazie a un’indole segnata dalla stessa carica depotenziante con cui il grunge ha smantellato i cliché dell’hard rock. 

Non a caso, i nomi che, a detta loro, hanno influito più di ogni altro sulla decisione di mettersi a fare sul serio (Goat Girl, Big Thief e The Big Moon) non appartengono certo al mainstream che ci si aspetterebbe da una band che muove i primi passi partendo da coordinate geografiche che oggi imporrebbero deferenze di ben altra portata. Insomma, tante idee chiare e una fatale attrazione per il caos. Molti spunti in erba che lasciano comunque intravedere una personalità originale e presagire un futuro travolgente.

 

Nate grazie all’intuizione di Yasmin Berndt e Poppy Dodgson a ridosso del lockdown, le Grandmas House hanno suscitato l’entusiasmo del pubblico con la pubblicazione dei primi singoli e raccogliendo un crescente consenso nelle esecuzioni live durante i tour. La conseguente opportunità di mettere a frutto i primi riscontri di pubblico ha imposto la necessità (tipica di chi si esprime musicalmente con toni analoghi) di catturare in studio la stessa energia e l’intensità sprigionata sul palco. Il lavoro del produttore Ali Chant, già dietro alla console per artisti del calibro di PJ Harvey, Yard Act e Perfume Genius, è stato così decisivo per la genesi di un disco che convince all’ascolto per spontaneità, senza compromessi in termini di ricercatezza.

Il primo fattore di Baby You're A Winner che lascia il segno è il timbro smerigliante di Yasmin Berndt, una vocalità decisamente familiare ai fan di Guns N' Roses e Alice In Chains ma che, scevra delle note blues e accompagnata da trame strumentali tutt’altro che metal e semplificate al massimo secondo l’approccio punk, spiazza per il curioso contrasto ottenuto. 

Il paradosso, infatti, va individuato nella straordinaria potenza e nella resa dei brani dell’album, una forza che non intacca affatto la sensibilità dei versi con cui la band parla di temi come l’amore e l’attrazione e dei loro opposti, il dolore e la solitudine. Che sapore avrebbe un’esistenza al netto dei momenti di crisi? Ci sarebbe lo stesso il rock a supportarci e a commuoverci nei frangenti più a rischio? Tra post-traumi sentimentali, emotivi e fisici, infatuazioni queer, discriminazioni di genere e un vasto assortimento di turbamenti esistenziali, fanno capolino qua e là barlumi di speranza e impeti di rivalsa proposti con ironia.

 

Un’ampia gamma emotiva che si traduce in altrettanta varietà stilistica. Tra le tracce di Baby You're A Winner si passa dal garage della title-track introduttiva al country hardcore di “DOG”, dalla new wave corredata da innesti grunge di “Blue Oblivion” all’alternative rock di “The Table”, dal punk blues di “Hurricane” alla moderna psichedelia di “Dance”, forse l’episodio più originale del disco, complice la parte di sax eseguita da Morgan Wallace dei Fat Dog, per continuare con il noise di “Next Big Hit (Choo Choo)”, il post-punk di “Taxidermy”, le sonorità da ballad di “Soaked” e quelle indie di “I Miss That House” e “How It Is”, fino ai registri acustici e più intimi e struggenti della conclusiva “Spring”.

Se la sfida era quella di rendere in studio una tracimante e complicata multipersonalità live, l’impressione è che l’obiettivo sia stato centrato in pieno. Sarebbe bastata qualche leziosità o perizia esecutiva in più a smarrire l’immediatezza con cui le Grandmas House riescono a esprimere le loro intuizioni artistiche. Baby You're A Winner è un ottimo punto di partenza, un biglietto da visita promettente per una voce originale nel panorama della musica fuori dagli schemi.